L'inverno

ITALIA - 2001
L'inverno
TRAMA BREVE
Due coppie si incontrano nella periferia di una metropoli del nord Italia. Leo è uno scrittore in crisi. La sua compagna Marta è una bella donna - che nasconde le proprie insicurezze dietro una buona dose di aggressività - che sta cercando di allestire una galleria d'arte. Gustavo è un industriale cinquantenne che intrattiene con la traduttrice Anna una relazione matrimoniale rozza e perversa. Quando Anna seduce Leo entrambe le coppie sembrano sul punto di scoppiare. Ma mentre Leo e Marta non trovano la parola giusta per tornare insieme, Gustavo e Anna restano tranquillamente uniti.

TRAMA LUNGA
Leo, scrittore di romanzi in crisi, e Marta, allestitrice in una galleria d'arte, vivono assieme ma tra loro non c'è passione né dialogo. Lui è chiuso in una indifferente afasia, mentre lei dà sfogo ai suoi traumi familiari attraverso la logorrea. I due conoscono Gustavo, un ricco cinquantenne, e la sua giovane moglie Anna. Gustavo, fedifrago impenitente, fa subito avance a Marta la quale, però, non le ricambia. Anna, da parte sua, fa in modo di diventare amica di Marta e, nel contempo, sta addosso a Leo. Questi, sconfortato per le risposte negative arrivate dall'editore, permette ad Anna di leggere il suo nuovo libro. Leo e Anna si baciano appassionatamente, ma lui subito dopo si tira indietro. Marta, che nel frattempo ha cominciato a parlare con uno psichiatra, comincia a sospettare una tresca tra Leo e l'amica. Anna trova un nuovo editore per il libro di Leo, a patto però di portare dei cambiamenti. Leo affronta Anna, dichiarandole tutto il suo disprezzo, ma litiga anche con Marta che è convinta del suo tradimento. Marta e Leo non riescono a chiarirsi e lei se ne va via in macchina.
  • Durata: 97'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: GIORGIO MAGLIULO PER DODICI DICEMBRE, RAI CINEMA
  • Distribuzione: MIKADO
  • Data uscita 8 Febbraio 2002

NOTE

PRESENTATO AL FESTIVAL DI BERLINO 2002.

CRITICA

"Nina di Majo, napoletana, 26 anni, già autrice di 'Autunno', racconta in uno stile tendente al lirico e probabilmente ispirato all'esempio di Antonioni il nostro deserto emotivo e culturale in cui i personaggi si muovono soli e spersi, cercando una direzione che non riescono a trovare." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 8 febbraio 2002)

"Passerà per presuntuosa, la confronteranno agli Antonioni e ai Losey-Pinter anni '60, si enfatizzeranno incongruenze e artificiosità. Però con tutti i suoi tic, le esagerazioni, la ricercata sgradevolezza, 'L'inverno' resta un raro esempio di cinema che ricerca, di inconsueta e brutale aderenza psicologica. E la di Majo sa spingere i personaggi su terreni infidi e molto interessanti a volerli guardare da vicino. Sarà mica anche lei un po' vampiro?". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 8 febbraio 2002)

" 'L'inverno' può far pensare all'Antonioni de 'L'eclisse', a certi registi di Formosa. Il gioco al massacro tra pochi personaggi 'a porte chiuse' è servito da un'ottima interpretazione (Bruni Tedeschi, Valeria Golino, Gifuni), da un'ottima fotografia (Cesare Accetta), e se qualche carenza la presenta è nella sceneggiatura ma è positivo che di Majo, come Maderna, faccia da sé, anche rischiando, perché gli sceneggiatori italiani sono l'appendice più diretta dei produttori, sono i mediatori ossessionati dalla comunicazione. Con i suoi personaggi la regista ha qualche complicità, poche, perché ne conosce la condizione, le normali viltà, i claustrofobici dolori. Personaggi che nello stesso tempo, come tanti di noi, sono condannati all'immaturità, e sono però anagraficamente, irresponsabilmente adulti". (Goffredo Fofi, 'Panorama', 14 febbraio 2002)

"La sceneggiatura dice quel che deve e quel che può. Il film segue il 'funerale della coppia'. Eppure, tutto sembra programmatico. Cupo, perché deciso. Gli scrittori in crisi sono ancora dei personaggi o non personaggi accettabili? L'inverno ha uniformato il film con una coltre di neve". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 21 febbraio 2002)
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