L'Intrusa

ITALIA - 2017
3/5
L'Intrusa
Giovanna, settantenne dinamica e combattiva, è fondatrice del centro associativo e ricreativo "la Masseria" a Napoli, che si occupa d'infanzia a rischio, ma che è anche un luogo a riparo e alternativo alle logiche mafiose del quartiere circostante. Una giovane madre Maria, giovanissima moglie di un killer arrestato per l'omicidio di un innocente, occupa con i suoi due bambini, una casupola abbandonata all'interno del centro. La loro presenza provoca malcontenti e ostilità tra i genitori e insegnanti che mettono a rischio l'esistenza stessa del centro. Ma la scelta di Giovanna è più difficile. Chi ha bisogno di più aiuto?
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: TEMPESTA/CARLO CRESTO-DINA IN COPRODUZIONE CON RAI CINEMA, IN COPRODUZIONE CON AMKA FILMS PRODUCTIONS, CAPRICCI, RSI RADIOTELEVISIONE SVIZZERA, ZDF-DAS KLEINE FERNSEHSPIEL/ARTE
  • Distribuzione: CINEMA DI VALERIO DE PAOLIS
  • Data uscita 28 Settembre 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Marina Sanna
Documentarista di grande levatura, Leonardo Di Costanzo, dopo L’intervallo e l’episodio del film collettivo I ponti di Sarajevo, torna alla finzione con L’intrusa.

Nel cinema del regista napoletano però non è mai possibile separare nettamente presa diretta della realtà e costruzione del racconto, e anche in questa occasione emerge un’attitudine che tende a mischiare i due piani.


Se il modo di puntare la macchina da presa svela l’occhio documentario, la sceneggiatura lascia intravedere un lungo lavoro di scrittura per approdare felicemente alla massima naturalità.

La vicenda all’apparenza essenziale si dipana attorno a Giovanna, una donna del Nord a Napoli da molti anni, attiva nel mondo del volontariato in quanto responsabile di un centro di accoglienza per bambini spuntato ai margini di quartieri disagiati e lambiti dalla camorra.

E proprio la malavita irrompe nel microcosmo protetto sotto le sembianze di una ragazza, moglie di un boss, che insieme ai due figli prende possesso di una casupola all’interno della proprietà.

La presenza crea disagio nelle madri degli altri ragazzi, Giovanna invece è dilaniata dal dubbio se allontanarla o tenderle la mano.

L’intrusa si racchiude tutto intorno alla domanda della protagonista, sollevando con semplicità questioni etiche di dirompente attualità.


Giovanna non ha certezze cui aggrapparsi, se non i propri saldi principi morali. A essi fa appello per dipanare un’intricata matassa che intreccia responsabilità individuali e collettive, obblighi dello stato e coscienza dei singoli. Un labirinto in cui lo spettatore si perde al pari della protagonista.

E anche se alla fine Di Costanzo una risposta la suggerisce, in realtà lascia aperti molti e profondi interrogativi legati all’atteggiamento giusto da assumere di fronte al disagio vissuto da tanti esseri umani.

Ogni individuo è chiuso nel proprio mondo, così come il centro di accoglienza. Lasciare una porta aperta è un atto che può portare il caos, ma proprio per questo rivoluzionario.

NOTE

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON CONTRIBUTO ECONOMICO DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA; REALIZZATO CON IL SUPPORTO DI EURIMAGES; CON LA PARTECIPAZIONE DI AIDE AUX CINÉMAS DU MONDE CENTRE NATIONAL DU CINÉMA ET DE L'IMAGE ANIMÉE; CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO.

- I MURALES DI "LA MASSERIA" SONO DI GABRIELLA GIANDELLI.

- SELEZIONATO ALLA 49. QUINZAINE DES RÉALISATEURS (CANNES 2017).

- CANDIDATO AL GLOBO D'ORO 2018 PER: MIGLIOR FILM.

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2018 PER:. SCENEGGIATURA, SONORO in PRESA DIRETTA.

CRITICA

"Questo tentativo di assoluzione sociale d'una colpa non commessa è fulcro del film di Leonardo di Costanzo, che accoglie in corpo documentario gli affluenti di una fiction a trama familiare. Interpretato da Raffaella Giordano, ballerina che assomiglia a Pina Bausch il racconto evita la retorica sentimentale, trovandosi a un certo punto in un imbuto in cui l'autore idealizza il senso esemplare di una dolorosa immigrazione interna e della parola Utopia." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 28 settembre 2017)

"Di Napoli non si vede niente, il film si svolge tutto in uno spazio che suggerisce, evoca e risuona della realtà napoletana di periferia ma è quasi metaforico. Un po' come se fosse il cortile di una commedia di Scarpetta o di Eduardo. Dice giustamente l'autore: 'L'intrusa' è un film con la camorra e non 'sulla' camorra. Ne è protagonista un'umanità costretta a conviverci, subirla, resistere: comuni cittadini, operatori sociali, volontari, che nella vita di tutti i giorni si battono per sottrarre consenso sociale alla camorra. Non istituzioni addette alla repressione della criminalità. Ma quelle persone comuni che alimentano la fiducia che non sia una guerra persa per sempre." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 28 settembre 2017)

"«L'intrusa» conferma il credito di cui gode Leonardo Di Costanzo, uno dei rinnovatori del documentario italiano, anche grazie alla sceneggiatura co-firmata da Bruno Oliviero e Maurizio Braucci. Il metodo scelto dall' autore per ritornare sulle tematiche della criminalità infiltrata nel corpo di Napoli e del suo hinterland (spesso rigettate in base a qualche riflessione sensata e molti scatti patriottico-oscurantistici) è quello del mettersi «accanto» ai fatti invece che «sopra» o «sotto» gli stessi: scindendo così il proprio lavoro dall'ampia e per forza di cose controversa gamma di giudizi che spettano al pubblico, per non parlare delle analisi e le azioni che spettano alle istituzioni deputate. Già nel convulso prologo la linea drammaturgica viene tracciata senza fronzoli (...) bastano un pugno di dialoghi, la schietta credibilità dei tanti e spesso imberbi attori non professionisti e l'accorto uso del montaggio per scandire il tragico impasse di tolleranza, buonsenso, fermezza e paura che difficilmente troverà alla fine dei vincitori. (...) Non stiamo gridando al capolavoro, ovviamente, ma di film come questo (...) ha bisogno l'idea di un cinema civile non ancorato ai vecchi dogmi della denuncia stentorea e dell'ideologismo a prescindere." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 28 settembre 2017)

"Di formazione documentarista, Leonardo Di Costanzo firma un'opera seconda che ne conferma il doppio talento: saper cogliere la realtà con fenomenologica naturalezza; e costruire, senza averne l'aria, una struttura narrativa solida, capace di definire un quadro corale conferendo giusto peso ai singoli; e facendo emergere dalla dialettica stessa dei rapporti in gioco tematiche attinenti all'individuo quanto alla collettività. (...) Di Costanzo non pretende risposte, ma il contrasto fra quelle due ragioni in conflitto - l'appassionata utopia di Giovanna e il legittimo pregiudizio della comunità - ci coinvolge, come non sa fare la cronaca, in tutta la sua lacerante complessità etica." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 28 settembre 2017)

"Il film di Leonardo Di Costanzo interroga cosa resta della possibilità di riprendere a condividere lo spazio del sociale. Il senso, in fondo, è quello di una «ricostruzione» che inizi dal basso. Una riappropriazione del territorio. Definirne non tanto i confini quanto la possibilità di questi di continuare ad accogliere coloro che li varcano e, al tempo stesso, non chiuderli ma ampliarli. Leonardo Di Costanzo, procedendo nel percorso di essenzializzazione del suo cinema, asciugando ulteriormente il suo approccio rispetto a 'L'intervallo', crea un autentico dramma morale, un vero e proprio conflitto etico. 'L'intrusa', un film teso e preciso, duro, che sfida le leggi della gravità del pensiero politico dominante affacciandosi sul precipizio lì dove il buon senso della sinistra salottiera cede il passo, osa mettere in scena un conflitto che non ci pare fuorviante definire rosselliniano con un approccio severo, eppure intimo, che sembra aspirare a una rarefazione assoluta. Di Costanzo non cede alla banalità di realizzare un film con un soggetto «sociale», «politico». No. Di Costanzo mette politicamente in scena quel che è soprattutto un conflitto umano, di classe. (...) Mettendo in scena un'aporia nella quale «tutti hanno ragione» come luogo della narrazione che si incarna in un vero e proprio spazio sociale da condividere, Di Costanzo salta tutte le false problematiche del cosiddetto cinema dell'«impegno». (...) Il regista (coadiuvato in fase di scrittura da Bruno Oliviero e da Maurizio Braucci) si conserva in un magistrale equilibrio: il non incontrarsi provoca una lacerazione vera. E nelle immagini si può letteralmente ascoltare il rumore prodotto da questa lacerazione del tessuto sociale: il mancato incontro della parola e delle idee provoca il vuoto. La forza del film sta tutta nel suo organizzare visivamente questa progressiva erosione dello spazio possibile. (...) Di Costanzo osserva il venire meno di una comunità a partire dalle «migliori intenzioni». E in questo senso si rivela essere l'interprete più acuto e preciso dello smarrimento che affligge oggi il Paese. 'L'intrusa', da questo punto di vista, è davvero un ritratto di una donna in lotta con il suo tempo e con il suo Paese, come forse solo Rossellini ha saputo comporre con altrettanta precisione. A Di Costanzo basta pochissimo per dare corpo a un cinema asciutto e lucidissimo, in grado di osservare il conflitto permettendogli di respirare, senza imporgli soluzioni preconfezionate. 'L'intrusa': cinema del nostro tempo." (Giona A. Nazzaro, 'Il Manifesto', 28 settembre 2017)

"Passabile dramma sull'emarginazione e sull'intolleranza. (...) Una storia di degrado con le interpretazioni sofferte delle due protagoniste. Ma ancora più brava è la piccola, magnifica Martina Abbate." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 28 settembre 2017)

"Venuto dal documentario e attento alle ragioni dei più deboli e indifesi - a cominciare dai bambini -, Leonardo Di Costanzo sembra farsi un punto d'onore nell'usare il suo cinema per illustrare quello che altrimenti rischierebbe di essere dimenticato, raccontando la fatica quotidiana dell'impegno, la volontà di non cedere all'abuso, la pratica del rispetto. Che a volte prendono la forma di una impossibile fiaba (come in 'L'intervallo'), altre quella di un viaggio dentro faticose pratiche quotidiane di resistenza come 'L'intrusa' (...) Giovanna voleva solo aiutare una persona che aveva bisogno, ma dopo l'arresto la donna diventa l'«intrusa» che tutti vogliono allontanare. A questo punto il film abbandona la sua cadenza documentaria (insieme alla gentilezza e alla grazia del suo sguardo empatico) per accompagnare lo spettatore dentro le contraddizioni che l'entusiasmo aveva - prima - aiutato a superare: il moralismo di chi si sente migliore, le logiche di autodifesa del gruppo, la ruvidezza dell'«intrusa»: tutti ostacoli che Giovanna tenta di affrontare ma contro cui si trova sempre più in minoranza. E che Di Costanzo mostra con ammirevole onestà ma forse con qualche eccesso didascalico." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 23 maggio 2017)

"Nel Paese delle fiction su mafia e camorra, della banalizzazione e della retorica, il film di Leonardo Di Costanzo è un'operazione ammirevole. Il regista di 'L'intervallo' continua a raccontare la camorra in maniera mediata, con i toni dell'apologo e i metodi del documentario. (...) La difficoltà del tema e delle scelte estetiche spiega alcune incertezze, ad esempio le scene tra adulti (le visite a una vedova, la scena a scuola) meno felici del resto. Ma 'L'intrusa' è un film bello e importante, di grande lucidità politica." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 23 maggio 2017)

"Come il precedente 'L'intervallo' anche 'L'intrusa' fa accadere la sua narrazione in un unico luogo, il centro ricreativo (che poi è la sede dell'Arci Movie a Ponticelli) a cui rimanda l'interrogativo su cui si fonda il film: permettere a Maria - è il nome della moglie del camorrista - di rimanere insieme ai figli, e assumere l'ambiguità della sua posizione offrendole uno spiraglio verso qualcos'altro - a lei, alla ragazzina rabbiosa che è la maggiore. O cacciarla perché «contamina», porta dentro a un posto quella stessa realtà che vuole contrastare condannandola così alla solitudine. Un dilemma morale che esprime la nostra contemporaneità a partire dalla dimensione dell'accoglienza (...). Di Costanzo però non cerca un giudizio così come non impone una spiegazione. È a quel confronto, e al suo dilemma, che dà corpo, e qui è la sua scommessa. Sono le contraddizioni la sua lente sul mondo e non la linea di un racconto che risponde alle aspettative. (...) La scelta di Di Costanzo, fortemente politica e teorica, è invece affidare il proprio racconto a una messinscena lucida, tesa, che alla «spiegazione» predilige l'interrogativo, e nella fotografia di Hélene Louvart trova una complicità perfetta, capace di illuminare l'improvvisazione del gioco, gli impercettibili passaggi di espressione, il movimento dei corpi nello spazio (orchestrato dal montaggio di Carlotta Cristiani): bimbi, adulti, i sottili e invisibili confini che ne sanciscono la posizione emozionale. L'invenzione di un racconto dentro al nostro tempo." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 23 maggio 2017)

"Meno folgorante del precedente 'L'intervallo', ma ha il merito di concentrarsi con passione e onestà su un tema come quello del volontariato e dell'accoglienza, troppo spesso assenti dal grande schermo." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 23 maggio 2017)

"Dopo 'Gomorra', film e serie, e svariati epigoni, il regista Leonardo Di Costanzo sposta la macchina da presa, cambia occhio e posizione morale: la camorra non è in primo piano, non è sullo sfondo, è con la società civile in campo medio. Non è differenza da poco, è tutto (...) 'L'intrusa' ribadisce la misura di Di Costanzo: personaggi che sono persone, realtà per scrittura, primato della scena sull'effetto. (...) 'L'intrusa' non è statico ma riflessivo, non è elusivo ma comprensivo: potrà non far spellare le mani, ma la sua irresolutezza non è del cinema bensì della realtà che inquadra. Ed è fatto antropologico, occorrenza sociale non differibile." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 23 maggio 2017)

"Leonardo Di Costanzo firma un film di grande verità che si interroga sulla sottile linea che divide integrazione e emarginazione. Protagoniste Raffaella Giordano (storica danzatrice della compagnia Sosta Palmizi) e l'esordiente Valentina Vannino." (Giulia Bianconi, 'Il Tempo', 23 maggio 2017)
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