L'intrus

FRANCIA - 2004
L'intrus
Alla vigilia di un trapianto di cuore, Louis Trebor decide di lasciare il nascondiglio dove ha condotto tutta la sua esistenza per andare alla ricerca di una nuova vita, più bella, senza ostacoli né dispiaceri...
Dalle montagne francesi del Giura, al confine svizzero, da Ginevra a Pusan nella Corea del sud e così via fino ai mari del sud
  • Altri titoli:
    The Intruder
    L'intruso
  • Durata: 130'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:2,35), SCOPE
  • Tratto da: omonimo libro autobiografico di Jean-Luc Nancy
  • Produzione: HUMBERT BALSAN PER OGNON PICTURES, ARTE FRANCE

RECENSIONE

di Angela Prudenzi
Non c'è festival che si rispetti che ad un certo punto non squaderni la "bufala", parola che in termini cinematografici indica un film all'interno del quale il fallimento del risultato finale va di pari passo con l'ambizione che lo ha generato. Difficile definire altrimenti L'intrus di Claire Denis, prolifica regista francese che pur cambiando pelle a ogni prova, non rinuncia mai a distillare crudeltà sottili e meditazioni metafisiche sul male di vivere. Autrice dotata, sottile indagatrice del lato oscuro degli uomini, la Denis ha una carriera segnata dall'alternanza di opere di grande ricchezza formale e contenutistica, contrapposte ad altre decisamente mal riuscite. Colpa di una forte componente intellettualistica che a volte riesce a mettere d'accordo contenuto e forma, ma che finisce per bloccarsi in elucubrazioni inutilmente fredde. L'intrus appartiene alla seconda categoria, formalmente ammaliante ma vuoto. Alla base il rapporto con la paternità di un avventuriero sessantenne che vive ai confini tra Svizzera e Francia. L'uomo ha attraversato molti mari e conosce molte lingue, ricco di una ricchezza proveniente da traffici illeciti. Ha un figlio che abita nella stessa regione e che non lo ama, però ne sogna un altro che crede di aver avuto nella lontana Polinesia da una donna incontrata in gioventù. Quando il cuore comincia a mandare cattivi segnali, il faccendiere si rivolge alla mafia russa perché gliene procuri uno nuovo, "e che sia di un ragazzo, perché non voglio parti di donna". Alla riuscita dell'intervento, che inspiegabilmente avviene a Pusan, scatta la resa dei conti: il viaggio in Polinesia è inevitabile. Lo aspettano amare sorprese, compresa un'inutile ultima crudeltà ai danni del vero figlio. Tra boschi misteriosi, mari del Sud, hotel e ristoranti coreani, il film sbanda come il protagonista. Se voleva essere una denuncia drammatica del traffico dei trapianti di organi, il tema è talmente al servizio del percorso esistenziale del protagonista da risultare banalizzato. Se invece l'intenzione era quella di dire la parola definitiva sul rapporto padre-figlio, avremmo almeno voluto sapere qualcosa di più sul perché il giovane che ha sicuramente generato è tenuto ai margini della sua vita. Va bene giocare con le ellissi, ma ha tutto c'è un limite. Da segnalare, infine, il cameo di Béatrice Dalle che, nell'ultima inquadratura, libera e felice guida sulla neve una slitta trainata da cani. Quando è troppo è troppo.

NOTE

- PRESENTATO IN CONCORSO ALLA 61.MA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2004).

CRITICA

"Agnès Godard, direttore della fotografia di 'L'intruso', diretto con inusuale pathos da Claire Denis e montato provocatoriamente da Nelly Quettier, porta sulle spalle la responsabilità maggiore della tenuta del film francese in concorso di ieri. Un'avventura tutta interiore (è un cuore tutto nuovo, e trapiantato, a dare senso al titolo), un thriller noir e obliquo (nel quale avvengono delitti efferati al coltello, ma nell'infraconscio) che porta Louis Trebor, signore di mezza età che vuole continuare a essere robusto e sensuale e non lasciarsi soffocare dalla depressione della vecchiaia incalzante, all'estroversione totale. (...) Le luci, tornando a Agnés Godard, sono sempre il cuore di un film (la regia è il cervello? Il montaggio i nervi?) e l'intrusione più profonda in un test letterario (in questo caso il romanzo semiautobiografico del filosofo Jean-Luc Nancy) avviene sempre proprio sulla superficie dello schermo." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 10 settembre 2004)

"La francese Claire Denis, forte solo del bel volto del suo attore Michel Subor, propone 'L'intruso' dove non si capisce un'acca. (...) Solo perché ne parla la regista riferiamo che sullo sfondo aleggia, in compagnia di certe memorie letterarie (Stevenson e i mari del sud), la suggestione di ritrarre un essere umano rabbiosamente aggrappato alla vita. Altro che Placido, qui siamo nell'allucinazione piena." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 10 settembre 2004)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy