L'insolente

Beaumarchais, l'insolent

FRANCIA - 1996
A Parigi, durante il regno di Luigi XV, Beumarchais deve difendersi da un processo intentatogli per falso. In tribunale riesce a ribaltare la situazione, accusa il giudice di corruzione e il popolo lo applaude. Viene condannato, ma il re gli offre la salvezza se accetta di andare a Londra per negoziare il riscatto di un piano segreto per invadere la Francia. A Londra fa amicizia con un americano e viene arrestato per attività anti-inglese. Liberato, torna a Parigi, dove nel frattempo è morto il re. Mette in scena "Il barbiere di Siviglia" ma la prima dello spettacolo è un fallimento ed il successo arriva solo nelle rappresentazioni successive. Incaricato dal nuovo re Luigi XVI di avviare contatti con gli americani, viene ricevuto da Benjamin Franklin. A corte chiede poi i compensi per i dirittti d'autore sulla propria opera. Scrive "Il matrimonio di Figaro" che, dopo aver passato la censura, va in scena con grande successo. Viene però arrestato per ordine del re, che si ritiene offeso da una frase. Luigi XVI gli offre la libertà ma lui pone la condizione che l'opera venga ripresa nella versione integrale. E se il re dice di no? La voce fuori campo commenta: il re non disse di no e quella ripresa fu uno degli atti di nascita della rivoluzione francese.

CAST

CRITICA

"Per alcuni versi influenzato da 'Amadeus' di Milos Forman, il Beaumarchais di Molinaro ha in comune con il grande musicista oltre a 'Le nozze di Figaro', quell'aria istrionica e folle, ma perde completamente quell'aspetto decadente e goticheggiante del Mozart di Forman. Saldo, invece, sulla linea carnevalesca, Molinaro ci offre una piacevole ed elegante commedia, impeccabile dal punto di vista formale, ma che dimentica le giuste proporzioni biografiche e storiche sul piano del contenuto. Il suo Beaumarchais è troppo scopertamente una figura allegorica, portatrice degli ideali della Rivoluzione francese; un Figaro che ha preso vita, ma in cui ancora si scontrano l'uomo e il personaggio. Purtroppo Molinaro viene tratto in inganno da questo binomio e non coglie il ruolo e la funzione reale che il suo personaggio ebbe all'interno delle vicende rivoluzionarie, quello cioè dell'orologiaio che si accorse che le idee in Francia viaggiavano con uno spaventoso ritardo e volle riportare avanti gli orologi. Molinaro non mostra che in parte questo ideale, rendendo, quindi, giustizia solo a metà al grande Beaumarchais". (Domenico Gigante, 'Film')
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