L'inquilino del terzo piano

Le locataire

FRANCIA - 1976
L'inquilino del terzo piano
Trelkovsky, modesto impiegato polacco da poco naturalizzato francese, si reca a visitare un appartamento che vorrebbe affittare. Guidato con diffidenza dalla portiera, trova adatto l'ambiente e contratta l'affitto con il signor Zy che gli fa una serie di raccomandazioni per la tranquillità degli inquilini e l'onorabilità dello stabile. L'affare, tuttavia, non si può ancora concludere poiché l'inquilina precedente, una certa Simone Choule, che si è gettata dalla finestra, è all'ospedale in fin di vita. Recatosi all'ospedale per informarsi, Trelkovsky fa amicizia con Stella, giovane amica della suicida. Quando Simone muore, Trelkovsky prende possesso dell'appartamento e diviene centro di una serie di ingiuste e incomprensibili persecuzioni. Un poco alla volta cade in uno stato di prostrazione sino a che, mascheratosi da Simone, si suicida a sua volta, buttandosi per ben due volte dalla medesima finestra.
  • Altri titoli:
    The Tenant
    L'inquilino del 3 piano
  • Durata: 125'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, PSICOLOGICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM, EASTMANCOLOR
  • Tratto da: romanzo omonimo di Roland Topor
  • Produzione: MARIANNE PRODUCTIONS S.A.
  • Distribuzione: CIC
  • Vietato 14

CRITICA

"Che si tratti di un film di Polanski è dimostrato non tanto dalla triplice presenza quale regista-cosceneggiatore-protagonista, quanto dall'evidenza dei ritmi ricorrenti nelle sue opere più classiche ('Repulsione', 'Cul de sac' 'Rosemary's Baby': solitudine, mania di persecuzione, disagio sociale, inadattamento psichico e sessuale, turbe mentali, incubi e angosce, claustrofobia, eccetera. Efficace interprete, l'autore ha raccolti attorno a sé nomi sin troppo vistosi per le parti di contorno a loro affidate; si è garantito il bergmaniano Nykvist per la raffinata fotografia; ha creato scenografie e climi di indubbia forza emotiva. Ciò nonostante, la pellicola dà l'impressione di fredda esercitazione, o peggio, di spettacolo ambiguamente giostrato per turbare la psiche degli spettatori. Infatti, al di là di una troppo scontata polemica contro la xenofobia francese o di qualsiasi altro gruppo etnico, le fin troppo numerose citazioni letterarie e cinematografiche si legano ai climi kafkiani solo esteriormente e senza chiarire contro quali oppressori si scagli la fobia di Polanski. Anche il ripetuto accenno a elementi esoterici, anziché rinforzare la chiave di lettura psicanalitica, si aggancia al demoniaco, la superstizioso, conferendo al film un senso di protesta irrazionale." (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 81, 1976)
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