L'innocenza di Clara

ITALIA - 2012
2/5
L'innocenza di Clara
L'arrivo di Clara, che ha deciso di andare a vivere in una località tra le cave di marmo di Carrara e i boschi della Lunigiana, metterà in subbuglio la comunità locale...
  • Altri titoli:
    Da stella a stella
    Clara
  • Durata: 82'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, NOIR
  • Specifiche tecniche: RED CAM, DCP
  • Produzione: DONATELLA PALERMO PER 13 DICEMBRE
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE CINECITTÀ
  • Data uscita 13 Dicembre 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Giulia Iselle
Prendete una donna ammaliante e mettetela in una comunità patriarcale di cavatori delle Alpi Apuane, per di più cacciatori. La pietra e la caccia, due simboli arcaici forti del potere dominante: mentre l'uomo spacca le pietre e spara ai fagiani, le donne stanno al focolare.
E' L'innocenza di Clara, seconda prova di Toni D'Angelo, figlio di Nino, ispirato ad un fatto di cronaca: una donna accusata di aver fatto uccidere il marito durante una battuta di caccia dall'amante, poi morto suicida. D'Angelo sceglie di ambientare la sua storia in un piccolo borgo tra i boschi della Lunigiana,. Qui vive Maurizio (Alberto Gimignani), un imprenditore che ha investito tutti i suoi risparmi in una cava e ha sposato l'affascinante Clara (Chiara Conti), che ha portato a vivere nel paesello. Lei diventa una casalinga disperata che alle dieci di mattina, dopo aver fatto le pulizie, non sa più cosa fare e si attacca alla bottiglia. Lui passa troppo tempo coi sassi per accorgersi che la moglie ha un amante e guarda con interesse il suo migliore amico Giovanni (Luca Lionello). Quest'ultimo fa il marmista, scolpisce Santi e Madonne ed è assopito dalla routine familiare - ha una moglie sottomessa e una figlia adolescente -  ma non è indifferente alle sensuali mosse della femme fatale, che porta così scompiglio nella motona esistenza dei due amici e nel tranquillo microcosmo provinciale.
Il triangolo amoroso non si compie mai, nessuna passione impetuosa o gelosia morbosa, nonostante il tragico epilogo, che però è d'obbligo, trattandosi di un noir.
La suspence rimane sospesa, tutto implode nelle emozioni congelate degli attori, mentre i personaggi sono privi di ambiguità, se non per l'accento, in alcuni marcatamente toscano, in altri indefinito, ma tanto hanno ben poco da dirsi. Clara è donna letale sulla carta, ma sullo schermo non ha appeal, è di un'innocenza disarmante e sembra del tutto inconsapevole delle conseguenze delle sue azioni. D'Angelo ritrae una vita di provincia scarna, aspra e alla lunga noiosa, come il film. Non giudica, vuole spiare e stare fuori dalla scena, (anche se tenta qualche inquadratura autoriale, vedi il dialogo tra gli specchi) e il risultato è freddo come il marmo.

NOTE

- IL FILM È STATO REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI (MIBAC).

CRITICA

"Le ambizioni sono autoriali (vedi la scena della visita al padre di Clara, che si ripete identica con i personaggi maschili variati); qui e là affiora l'allegoria (le scene di caccia); gli attori fanno del loro meglio per dare ambiguità ai caratteri che interpretano. Il complesso, però, resta inerte e la (intenzionale?) assenza di emotività che caratterizza la rappresentazione genera, alla lunga, una certa noia." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 13 dicembre 2012)

"Dopo alcuni cortometraggi salutati anche da premi, Toni D'Angelo aveva affrontato in modo convincente, con 'Una notte', il lungometraggio, (...). Oggi eccoci all'opera seconda. Non più, per D'Angelo, a contatto diretto con le proprie radici, ma anzi in cornici poco visitate anche dal nostro cinema: le Alpi Apuane, le cave di marmo di Carrara. Secondo schemi che aspirano apertamente al 'noir'. (...) Toni D'Angelo il testo l'ha scritto anche con Salvatore Sansone, già coautore di 'Una notte'. Entrambi si sono ispirati appunto al 'noir' e hanno pensato di ottenerne certi risultati facendo soprattutto emergere tra le pieghe della vicenda delle sospensioni, delle domande, delle ombre lasciate trapelare attraverso le psicologie dei tre principali personaggi. Fino ai limiti, però, dell'inespresso. Intanto si affollano intorno, senza molte motivazioni, dei personaggi secondari risolti quasi solo di riflesso. Resta l'impegno di Tony D'Angelo come regista. Il clima cupo arriva a farlo intuire, ma, valendosi ancora una volta della fotografia attenta di Rocco Marra, la piega spesso ad effetti visivi (come un dialogo in mezzo a due specchi) che sminuiscono quelle tensioni realistiche che dovrebbero invece annunciare drammi." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 13 dicembre 2012)

"In una Toscana simile alla provincia americana dello scrittore noir James M. Cain, e introdotta dalle parole di Silvano Agosti (le gabbie degli uomini hanno sbarre invalicabili; Agosti è anche consulente al montaggio), arriva Clara: biondissima femme fatale in grado di sconvolgere la vita di vari uomini. Il futuro marito perbene (Alberto Gimignani), il suo turbolento migliore amico (un Luca Lionello dai soliti lampi di incontrollabile genialità), l'amante cantautore (l'autolesionista Bobo Rondelli raccontato in un bel doc da Virzì). Film stranissimo e affascinante. Quanto è realmente femme fatale Clara (Chiara Conti in versione Lana Turner molto brava) e quanto la sua ambiguità è solo frutto di una suggestione? In primis di noi spettatori, sedotti e raggirati dal regista? Il noir ha le sue regole e D'Angelo (bello era il suo esordio 'Una notte') ci gioca con maestria. Niente male." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 13 dicembre 2012)

"Dai 'Poeti' indagati da Toni D'Angelo alle inesplicabili realtà della cronaca: dallo stesso stupore razionale nei confronti della pura irrazionalità nasce 'L'innocenza di Clara', da un fatto di cronaca, dall'incontro con la vera protagonista degli eventi. Tiene conto in maniera del tutto originale della forma consolidata di due generi consolidati: il giallo letterario e cinematografico (Chabrol in particolare, suggerisce l'autore) mentre i canonici programmi televisivi dedicati a delitti passionali fanno da inevitabile riferimento allo spettatore. Ma c'è un altro riferimento, il melodramma ambientato tra le cave di Carrara, terra di uomini decisi e rudi, montagne da cui scavare il possente marmo, l'Amedeo Nazzari di 'I figli di nessuno' di Raffaello Matarazzo del '51, fatidico film del dopoguerra, ambientato in una terra liberata dalle lotte partigiane, più che quella attraversata da Daniel Craig nell'Aston Martin. Tutti questi riferimenti però restano come lontana cassa di risonanza a enfatizzare un tragico triangolo. Il vertice è Clara (Chiara Conti), bionda spumeggiante che, data la sua innocenza da bambina che attrae da sempre gli uomini. Allo stesso modo seduce e può diventare pericolosa tentatrice, figura non solo di fantasia legata al mito della femme noir, ma consolidata protagonista di cronaca nera. Il clima potrebbe suggerire i romanzi di Chandler, una volta tanto senza ambientazioni esotiche (ricercate dallo stesso Chandler che mai si mosse da casa sua), poiché fin dal primo sguardo si intuisce che trascinerà tutti alla catastrofe." (Silvia Collins, 'Il Manifesto', 13 dicembre 2012)

"Un passabile drammagiallo, un po' troppo lento, fornito comunque di una discreta tensione. Anche se la scena iniziale, al balenare delle doppiette, fa già intuire quel che seguirà." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 13 dicembre 2012)
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