L'innocenza del peccato

La fille coupée en deux

FRANCIA - 2007
L'innocenza del peccato
Una ragazza di provincia, che in tv presenta un programma sulle previsioni del tempo, si innamora di uno scrittore famoso e presuntuoso, ma sceglie poi di sposarsi con lo squilibrato erede di una famiglia di miliardari. Tuttavia per lei non sarà così semplice...
  • Altri titoli:
    A Girl Cut in Two
    Die Zweigeteilte Frau
    The Girl Cut in Two
  • Durata: 115'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: (1:1.85)
  • Produzione: ALICÉLÉO, RHÔNE-ALPES CINÉMA, FRANCE 2 CINÉMA, INTEGRAL FILM, CANAL+, CINÉ CINÉMAS
  • Distribuzione: MIKADO (2008), DVD: DOLMEN HOME VIDEO
  • Data uscita 8 Febbraio 2008

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Drammatizziamo, è solo questione di corna... E' un fatto di cronaca, l'assassinio nel 1906 dell'architetto del Madison Square Garden, Stanford White, per fedifraghi motivi, lo spunto del nuovo film di Claude Chabrol, L'innocenza del peccato (La fille coupée en deux), presentato all'ultima Mostra di Venezia fuori concorso. Se il tema è, appunto, turgidamente l'infedeltà, viceversa Chabrol rimane cinematograficamente fedele a se stesso: il coté è alto-borghese, pensieri, sensazioni e relazioni complessi, lo stile depurato. Uno Chabrol in ottima forma, saturo di vita e immagini in movimento, quello che porta sullo schermo un triangolo di amorosi sensi, tra la pura, intraprendente, seducente e "televisiva" Gabrielle (la splendida Ludivine Sagnier), il 60enne scrittore libertino e bon vivant Charles Saint-Denis (il rigoglioso Francois Berleand) e il giovane, problematico milionario Paul Gaudens (l'ottimo Benoit Magimel). Vertici di un discorso amoroso frammentario, slabbrato e concitato, in cui tutto è ciò che appare, attraverso lo sguardo lucido, il sentimento cartesiano - in magistrale equilibrio tra esprit de finesse ed esprit de geometrie - del maestro francese. Innumerevoli, intrecciati, affioranti e "incastrati" i sottotesti del film, che esplora lo stato dell'arte femminile e femminista, relazioni tra i sessi, attitudini, vizi privati e pubbliche turpitudini degli happy few d'Oltralpe (e non), con una camera mobile senza essere frettolosa, "piana" senza inestetismi. E nel finale spunta pure la magia, l'illusione che seziona in due la Sagnier, esorcizzandone i tormenti in nome dell'art pour l'art. Che è catartica, non solo per l'attrice - come lei stessa ha confessato - ma anche per lo spettatore. Grazie, Monsieur Chabrol.

NOTE

- PRESENTATO FUORI CONCORSO ALLA 64. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2007) NELLA SEZIONE 'VECCHI MAESTRI'.

CRITICA

Dalle note di regia: "La perversità è l'arte di trasformare il bene in male."

"Un altro venerato maestro, il francese Claude Chabrol, ha onorato il fuori concorso della Mostra, ma anche in questo caso non si può dire che l'attesa sia stata coronata da un successo senza sbavature. Ne 'La fille coupée en deux' la torbida ragazza di provincia Gabrielle (interpretata da una sempre più allettante Ludivine Sagnier) usa il proprio corpo per sedurre tutti gli uomini che incontra. Fino a quando non s'innamora di un famoso scrittore sporcaccione, ma poi sposa lo svitato playboy erede di un casato miliardario: le conseguenze del folle triangolo, però, travolgono il pericoloso gioco della seduttrice. Tutto molto chabroliano, ben scritto, pungente e attendibile dal punto di vista sociologico, ma per quanto riguarda l'emozione del cuore e della mente bisognerà attendere la prossima puntata." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 3 settembre 2007)

"Un abile studio dei caratteri, un ritratto degli snob di provincia ricostruito con graffi amarissimi, una progressione drammatica che a poco a poco fa vincere il male: nei gesti, nei cuori. Con un linguaggio cinematografico duro e secco ma prodigo di immagini patinate quasi per beffa. Concludono i meriti gli interpreti, Ludivine Seigner, Benoît Magimel, François Berléand, un trio che sa di zolfo, spesso però sfiorato da un sarcasmo d'autore." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 3 settembre 2007)

"Il dispositivo narrativo è lo stesso di sempre, ma con ambientazioni e depravazioni diverse. S'indaga l'orrore della borghesia in tutto il suo spettro, dalla piccola a quella imprenditoriale, passando per la peggiore di tutte, quella intellettuale. Il personaggio che smuove tutto, il più ambiguo, è uno scrittore arricchito dalla fama e sicuro di sé fino a far perdere la testa a una giovane conduttrice televisiva, senza arte né parte. (...) Ora, il livello di misantropia del nostro Chabrol arriva a dei livelli di squisita maniacalità. Non c'è un personaggio, uno solo, che abbia un'ombratura di positività. Tutti sguazzano inconsapevoli nel lerciume della loro quotidianità in una realtà a soggetto che già conosciamo. Talvolta si può essere stanchi della replica, ma sempre si rimane ammaliati dalla maestria del grande Chabrol, che usa la macchina da presa come fosse un coltello, affonda e rilascia, senza chiazze di sangue ma con l'urlo di un dolore muto." (Dario Zonta, 'L'Unità, 3 settembre 2007)

"Il film di Chabrol ha i vantaggi del grande talento narrativo del regista, della sua visione sarcastica delle classi altoborghesi e intellettuali, dell'antipatia dei suoi tre personaggi: la ragazza è una sciocca affettata presentatrice del meteo in tv, lo scrittore che si vuole misantropo è un vanesio viscido, il marito è uno squilibrato che la mèche di capelli sulla fronte e i modi brutali destinano al crimine fin dal primo minuto." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 3 settembre 2007)

"Colpi di scena, abbandoni, pentimenti, Gabrielle resta comunque il cuore 'puro' della storia ma non per questo sconfitto, personaggio che ricorda alcune figure femminili dei vecchi film di Chabrol, anche quelli scritti con Paul Gégauff. Col finale che è un omaggio al cinema e da scommessa su un futuro meno prevedibile, (l'incertezza della meteo?), dove ci sia sempre qualcosa capace di stupire." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 4 settembre 2007)

"'La fille coupée en deux' di Claude Chabrol, cioè 'La ragazza tagliata in due', tradotto un po' didatticamente 'L'innocenza del peccato', è uno di questi film lievi e bizzarri, sconcertanti e profondi, con un fondo enigmatico che resiste ostinatamente alle interpretazioni. Come se il suo segreto fosse proprio nell'ambiguità e nella densità del tratto. Chabrol difatti gioca a carte scoperte. Ogni segno è insistito, ogni personaggio sfiora la caricatura, ogni scena è insieme eccessiva e reticente, ricca e sfuggente. Solo che come Buñuel, altro cineasta dalla maturità prodigiosa, o de Oliveira, il simbolo stesso della libertà concessa solo in età venerabile, stavolta Chabrol gioca con le nostre attese e la nostra immaginazione. (...) Di più non si può dire, ma si esce colpiti e pensierosi. Come se tanta brillantezza celasse qualcosa di doloroso e forse molto personale. Qualcosa che non si esaurisce in due ore di visione, e meritava tutta la nostra attenzione." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 8 febbraio 2008)

"Chabrol mette in scena un alter ego nel maturo scrittore di Lione (François Berléand) che fa innamorare la ventenne annunciatrice tv (Ludivine Sagnier). La sua sceneggiatura non si disperde in dettagli per ribadire la sua antipatia per la borghesia, specie quella di provincia. Stavolta il vero perno del film è un amore ineguale per età, eguale per intensità. (...) Sornione e compassato, Berléand interpreta un amante-gattone, che sarebbe piaciuto a Jean Anouilh, un cultore del desiderio, non idiota dell'amour fou. Dopo tanti ruoli di arrivista, la Sagnier si fa sedurre seriamente. Comprimaria, Valeria Cavalli è la miglior attrice italiana in Francia." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 8 febbraio 2008)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy