L'incredibile Hulk

The Incredible Hulk

USA - 2008
L'incredibile Hulk
Dopo essere stato esposto ai raggi Gamma, lo scienziato Bruce Banner ha subìto una mutazione genetica che, quando è sottoposto a stress emozionali, lo fa trasformare in un gigantesco essere verde dalla forza esagerata: l'Incredibile Hulk. Dal momento dell'incidente, Bruce non ha più avuto pace perché si è trovato costretto a vivere in clandestinità per evitare la cattura da parte dei militari ed è alla continua ricerca di un antidoto che possa riportarlo ad una condizione di normalità. Quando la salvezza sembra ormai ad un passo, Bruce/Hulk si trova costretto a fare i conti con alcuni oscuri personaggi che vorrebbero avvalersi dei suoi poteri per scopi malvagi e soprattutto con un altro essere potente e misterioso. Come se non bastasse, deve anche riuscire a sventare un tentativo di distruzione della città di New York.
  • Altri titoli:
    Hulk 2
  • Durata: 114'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, FANTASCIENZA, FANTASY
  • Tratto da: personaggio dei fumetti creato da Jack Kirby e Stan Lee
  • Produzione: MARVEL ENTERPRISES, MARVEL STUDIOS, UNIVERSAL PICTURES, VALHALLA MOTION PICTURES
  • Distribuzione: UNIVERSAL
  • Data uscita 18 Giugno 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Luca Pellegrini

Verde di rabbia. Letteralmente. I piedi si gonfiano, i bicipiti esplodono e lo sguardo diventa per nulla rassicurante. Il professor Banner si trasforma nell’invincibile Hulk: pallido e introverso il primo, technicolor e molto, molto irascibile il secondo. E’ una gran bella stagione per i super-eroi: nel secondo e assai più smagliante capitolo delle avventure del mostro verde firmato questa volta da Louis Leterrier, addirittura un recente e fortunatissimo beniamino preannuncia faville con la creazione di una futura super-compagnia. Piccola sorpresa finale in un film che, seppur sorprese non ha, è un rocambolesco susseguirsi di combattimenti super, nei quali compare il militare arrogante (William Hurt), vero responsabile di tutti questi guai materiali e spirituali, una versione incattivita e maligna, un contro-eroe, affidata a Tim Roth e la bella tutta amore e umanità, Liv Tyler. Si intrecciano le esplosioni travolgenti di rabbia ai momenti di sofferenza e faticoso autocontrollo che prendono il volto di Edward Norton, seccato dai tagli copiosi di scene a suo dire ingiustificati perché capaci di spiegare questi tormenti dell’anima. Comunque sia, godibile equilibrio, con piccolo, centrale cammeo tutto da scoprire.

NOTE

- STAN LEE FIGURA ANCHE TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI.

CRITICA

"Un regista adrenalinico come il francese Louis Leterrier, un budget sui 125 milioni di dollari, uno stile che sottolinea l'origine fumettistica dell'avventura, effetti speciali sofisticati e un cast sorprendente. (...) Prima di arrivare al duello d'obbligo in un deliro di auto distrutte, balzi acrobatici e folle in preda al panico, il film si svolge con un inseguimento all'ultimo respiro, con rare pause fra le braccia dell'amata, la dolce Liv Tyler." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 20 giugno 2008)

"I 'fantastici quattro' del cinema americano non ce la fanno a bilanciare tutte le infinite parti di animazione digitale in cui il pupazzone di Hulk sbraita e mena, seppur tristemente. A vederlo sembra un Big Jim pieno di anabolizzanti caduto per sbaglio in una vaschetta di gelato al pistacchio. L'unico momento vibrante di questa gelateria animata è quando Hulk si prende Liv Tyler e se la porta in una grotta, un po' 'La bella e la bestia', un po' 'King Kong'." (Dario Zonta, 'L'Unità', 20 giugno 2008)

"Non è un sequel il film di Leterrier, ma la versione revisionista e corretta del film di cinque anni fa. Si sa che i fumettari assumono spesso i contorni di una setta religiosa, sempre in difesa delle sacre scritture delle nuvole parlanti: il regista taiwanese aveva osato mettere in campo conflitti edipici e bipolari, difficoltà intime e dolori epici, non solo e semplicemente la formula del "superproblema". Il risultato però è un papocchio fracassone e un po' sdolcinato, in cui si perde lo spirito dell'antieroe controverso per renderlo semplicemente un (futuro) supereroe finalmente "buono" e inquadrato. Dietro un tentativo di blandire i fan(atici) del gigante pistacchione, c'è chiaramente la volontà di lanciare una lunga volata all'arrivo sul grande schermo dei Vendicatori e del rafforzarsi definitivo della joint-venture Universal- Marvel (ecco il perché dell'incontro finale tra il generale cattivo e Iron Man-Tony Stark) ed è debitore soprattutto della serie tv con Lou Ferrigno e dell'ossessione del protagonista di voler "guarire" dalla sua diversità che considera una malattia. Hulk- Bruce Banner è fuggito in una favela brasiliana dopo essere stato la cavia imprudente di se stesso, non vuole più spendere un patrimonio in vestiti e ricerca, ritorno e catarsi sono gli ovvi binari in cui si svolge la narrazione, senza colpi di scena. Edward Norton gioca di rimessa, Liv Tyler ha una fissità di sguardo imbarazzante, il mercenario con i reumatismi Tim Roth usa tutto il suo mestiere per sembrare credibile e ce la fa a stento. Persino gli effetti speciali non sono indimenticabili e le scene clou sono così elementari da richiamare apertamente classici del cinema-monstre. Insomma, qui di verde sembrano esserci solo i dollari (50 milioni nel primo fine settimana) che la furbastra svolta commerciale ha portato." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 20 giugno 2008)

"I 'cammei' del creatore di 'Hulk', Stan Lee, e di Lou Ferrigno (l'interprete della vecchia serie tv) non sono una novità. Più curioso quello di Robert Downey jr. che, alla fine, compare come Tony Stark, alias Iron Man, per annunciare una non troppo precisata sinergia cinematografica a venire tra più personaggi della Marvel." (Roberto Nepoti, la Repubblica', 20 giugno 2008)

"Nulla da eccepire sui tanti spassosi momenti di violenza incandescente, che ispirandosi ai famosi disegni inscenano disastri a gò gò, ma nonostante il film si rifaccia a 'King Kong' nel delineare il rapporto tra la Bella e la Bestia, tutto ciò che non è catastrofale finisce per ristagnare. I personaggi non hanno spessore anche perché, come è parso di capire da certe dichiarazioni di Norton, sceneggiatore oltre che protagonista, sono state tagliate scene in cui si approfondivano gli aspetti psicologici e la morale della favola. Meno male, direi, perché in questo modo 'L'incredibile Hulk' non avanza pretese e resta nell'ambito di una fastosa baracconata dalla quale si esce frastornati ma felici." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 20 giugno 2008)

"I supereroi sono evidentemente imprescindibili per una Hollywood che vuole maggiori incassi e minori rischi. Salvando così l'immeritevole personaggio e immolando il prestigioso ma inadatto regista, tocca alle mani svelte ma rozze di Louis Le terrier cavare sangue dalle rape. E i ragazzini avranno un'altra sagra di effetti speciali, sempre più visti, sempre meno stupefacenti. (...) Cercate di evitare ai vostri figli di buttare il loro tempo." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 20 giugno 2008)
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