L'inafferrabile 12

ITALIA - 1950
L'inafferrabile 12
Una donna, madre di undici figli, dà alla luce due gemelli. Il padre, per paura del numero infausto, decide di sbarazzarsi del tredicesimo e lo affida ad un orfanotrofio. Passano gli anni e il presunto orfano, che ha superato l'infanzia e l'adolescenza, è impiegato in un botteghino del lotto ed ha una fidanzata. Il padre di questa, giocatore accanito, è fuori di sé perché non riesce mai a indovinare un terno. Per propiziarlo, il nostro giovane, per consiglio di un amico, cambia alcuni numeri nella tabella: così il giocatore crederà d'aver vinto e l'innamorato pagherà volentieri di tasca sua. Ma, purtroppo il futuro suocero questa volta ha giocato una cinquina e due numeri li ha indovinati: l'impegno è troppo forte e al giovanotto non rimane che lasciare frettolosamente il paese e scappare a Roma con l'amico che lo ha consigliato. A Roma viene scambiato per suo fratello che è il portiere della Juventus. Da qui deriva una serie di situazioni comiche: l'impiegato del lotto prende il posto dell'atleta, mentre questi, scambiato per il fratello, viene arrestato. Alla fine gli equivoci si chiariscono, i due gemelli si ritrovano, e gli innamorati potranno coronare il loro sogno.
  • Durata: 91'
  • Colore: B/N
  • Genere: COMICO, COMMEDIA
  • Produzione: NICOLÒ THEODOLI PER I.C.S. (INDUSTRIE CINEMATOGRAFICHE SOCIALI)
  • Distribuzione: TITANUS

NOTE

- TRUCCATORE: ALBERTO DE ROSA.

- SUONO: GINO FIORELLI.

- IL FILM E' STATO GIRATO NEGLI STABILIMENTI DELLA FARNESINA.

- TRA GLI INTERPRETI I GIOCATORI DELLA ROMA E DELLA JUVENTUS

- DIETRO LA SIGLA DELLA PRODUZIONE 'I.C.S. INDUSTRIE CINEMATOGRAFICHE SOCIALI' C'ERA LA FAMIGLIA AGNELLI CHE PER LA PRIMA ED UNICA VOLTA SI E' OCCUPATA DI PRODUZIONE CINEMATOGRAFICA

CRITICA

"Film per tanti versi insipido e che non è che una irrivelante variazione (...) sul plautino equivoco dei due fratelli gemelli ignari l'uno dell'altro (...). Sul vecchio tema Mattoli non sa intessere che un'altra (...) storia di corna, scongiurate e no. (Film) ravvivato (...) da qualche battutella detta da Chiari in quel modo che lui solo sa". (G. Castellano, "Hollywood", 270, 1950).

"La vicenda comica, assai banale, è condotta con un certo brio; ma il lavoro risulta in complesso mediocre". ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 28, 1950)
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