L'IMPOSTORE

DECEIVER

USA - 1997
L'IMPOSTORE
James Walter Wayland, giovane, di famiglia ricca, laureato a Princeton ma disoccupato, è accusato di aver ucciso una prostituta, Elisabeth Loftus. Chiusi nel loro ufficio, i poliziotti Ken Kenneson e Philip Braxton, dopo averlo interrogato, lo sottopongono alla macchina della verità. James mantiene un comportamento molto ambiguo. Afferma di soffrire di epilessia, di fare uso di assenzio e pasticche, racconta dell'incontro casuale nel parco con Elisabeth e dei difficili rapporti con il padre. Quando i sospetti su di lui si fanno più circostanziati, James rovescia la situazione e mette a nudo le colpe nascoste dei due accusatori: Philip ha debiti di gioco per 20mila dollari, e Ken, soprattutto, è geloso della moglie e la tradisce con alcune prostitute tra cui proprio Elisabeth. James ha una videocassetta in cui si vede Ken che infierisce su Elisabeth. Così Ken viene a sua volta sottoposto alla macchina della verità: è stato lui a commettere l'omicidio. E allora James racconta una nuova versione dei fatti: Ken ha ucciso Elisabeth ma lui, James, l'ha tagliata in due, portando i pezzi lontano. Ken a questo punto perde il controllo e spara a James. Un anno dopo, Ken vive tranquillo con la moglie, Philip ha avuto i soldi per saldare i debiti, e James, di notte, avvicina una prostituta nel parco.
  • Altri titoli:
    BUGIARDO
    LIAR
  • Durata: 102'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: SCOPE/A COLORI
  • Produzione: PETER GLATZER PER MDP WORLDWIDE
  • Distribuzione: FILMAURO (1999)

NOTE

- SEZIONE MEZZANOTTE VENEZIA 1997

CRITICA

"Con 'L'impostore', al secondo film, Jonas e Josh Pate inscenano un torvo 'kammerspiel', lasciando intravedere al di fuori di pochi interni cupi gli esterni altrettanto inquietanti di Charleston, la città da cui provengono. Al prestigioso operatore Bill Butler gli autori gemelli hanno chiesto angoli e illuminazioni alla Orson Welles, per un 'noir' che ha l'aria di volersi candidare fin da subito come film di culto. Mettere insieme tre belle tempre di nevrotici è una trovata che avvia efficacemente il gioco delle parti. Anche se di Penn ricordiamo la bella prova di 'Fratelli', per cui vinse la coppa Volpi a Venezia; e di Rooker è rimasta negli annali la personificazione dell'assassino seriale in 'Henry, pioggia di sangue', e il Tim Roth di 'La leggenda del pianista sull'oceano' che si prende più spazio spingendosi fino a riprodurre i sintomi di un'epilessia dostevskiana. I Pate sono una coppia di cineasti che non temono di inoltrarsi sul terreno della sgradevolezza; e se sapranno emendarsi da un vago manierismo alla Tarantino, chissà che non riescano a darci prove ancora più convincenti". (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 20 febbraio 1999)

"Scritto e diretto dai gemelli Jonas e Josh Pate, 'L'impostore' è un thriller psicologico basato su un presupposto che fa subito atmosfera: nella stanza degli interrogatori di una stazione di polizia si svolge un gioco al gatto con il topo che cresce d'intensità scena dopo scena; però non si sa chi tocchi il ruolo del gatto, a chi quello del topo. Wayland è capace di confondere l'apparentemente infallibile macchina della Verità; sa ribaltare come vuole le carte e le parti in commedia. Intelligentissimo, ricco sfondato, l'inquisito indaga a sua volta sui inquirenti e potrebbero trasformarli in colpevoli. Il gioco-al-massacro a tre dà luogo a uno strano film, sadico e vagamente onirico, quasi una metafora in giallo dello scontro di classe. Linguisticamente, le regole del gioco sono dettate dalla struttura concentrazionaria, rotta solo da una serie di flashback: si può muovere quanto si vuole la macchina da presa intorno ai personaggi però la dinamica resta artificiale e non basta a evitare la teatralità. Più che il modo di raccontare, comunque, o la storia raccontata, contano gli interpreti; un cast di attori di talento assemblati come è raro che accada in un colpo solo. Vedere il pianista sull'Oceano Tim Roth fronteggiare due partner come Chris Penn ('Fratelli') e Michael Rooker ('Henry pioggia di sangue') è un piacere che vale da sé il disturbo". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 25 febbraio 1999)
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