L'heure d'été

FRANCIA - 2008
L'heure d'été
La morte di Hélène, una donna di 75 anni che ha dedicato tutta la sua vita all'opera di suo zio, il pittore Paul Berthier, obbliga i tre figli, Adrienne, Frédéric e Jérémie, a confrontarsi con gli ingombranti oggetti del loro passato e con alcuni segreti fino ad allora scrupolosamente custoditi.
  • Altri titoli:
    Summer Hours
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: MK2 PRODUCTIONS, CANAL+

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Interno familiare francese: Adrienne (Juliette Binoche), designer di successo a New York, Frédéric (Charles Berling), economista e professore universitario a Parigi, e Jérémie (Jérémie Renier), uomo d’affari in Cina, si ritrovano per la morte improvvisa della madre: devono decidere che fare della casa di famiglia, e della collezione d’arte dello zio… E’ L’heure d’eté di Olivier Assayas, che dopo un trittico “globalizzato” (Demonlover, Clean e Boarding Gate, torna in patria per regalarci uno dei suoi film migliori, nutrito – come lui stesso confessa nella conversazione con Mario Sesti (L’Altro Cinema) – della lezione bergmaniana, e di una freschezza formale – per altri, non per lui – sorprendente. Ben interpretato, sorretto da una sceneggiatura impeccabile, che non concede nulla al pathos e molto all’emozione secca, L’heure d’eté si fa dramma da camera, anzi da casa, per ricrerae tra le quattro, ampie, mura, le tensioni, le questioni e le esistenze della società francese e – anche – europea contemporanea: peso della tradizione, rischio della museificazione, senso della memoria, evoluzione vs. reificazione, vecchie e nuove generazioni, tutto viene accostato, indagato e analizzato in delicato e potente equilibrio tra volontà di realismo e tensione stilistica, forte ma mai calligrafica. Se per la poetica il riferimento d’obbligo è scandinavo, la forma visiva odora di Wong Kar-wai e Tsai Ming-liang, con esiti felicissimi: i tanti, troppi registi italiani formato famiglia (ci) farebbero bene a vederselo…Nota a margine:  Extra si conferma anche quest’anno, insieme al Focus sul mondo brasiliano, la meglio sezione del Festival, e ci sarebbe da interrogarsi – e interrogare.

NOTE

- PRESENTATO AL FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA (III EDIZIONE, 2008) NELLA SEZIONE 'L'ALTRO CINEMA/EXTRA'.

CRITICA

"E' raro riuscire a dare una forma così intensa, commovente e quasi tangibile al sentimento usando le immagini prima ancora che le parole. Per questo 'L'Heure d'èté' è un film semplice ma straordinario per come riesce a parlare del dolore, di un'assenza e insieme di quel flusso continuo che è il tempo dell'esistere, che ha la flagranza di una lacrima o di un sorriso, è lo sguardo dietro alla macchina da presa nella stanza ormai vuota, cercando la scintilla di un'aura che è l'esperienza di una cultura condivisa e insieme la sua trasformazione." (Cristina Piccino, "Il Manifesto", 28 ottobre 2008)
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