L'evocazione - The Conjuring

The Conjuring

USA - 2013
3/5
L'evocazione - The Conjuring
Ed e Lorrain Warren sono due celebri investigatori del paranormale chiamati a far luce sul più terrificante caso che abbiano mai affrontato: in un'isolata fattoria, infatti, una presenza demoniaca sta terrorizzando una famiglia...
  • Durata: 112'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA, ARRIRAW (2.8K)/(2K), 35 MM/D-CINEMA (1:2.35)
  • Produzione: SAFRAN COMPANY, EVERGREEN MEDIA GROUP, NEW LINE CINEMA
  • Distribuzione: WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA
  • Vietato 14
  • Data uscita 21 Agosto 2013

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Se a un horror si chiedono soprattutto tremori e spaventi, The Conjuring - L'evocazione può ritenersi senz'altro un film riuscito.
James Wan, noto per aver dato vita alla saga di Saw e nuova linfa al genere, evita stavolta la bassa macelleria puntando non sull'insostenibilità della visione ma sulla sua ambivalenza. Tra vedere e non vedere, c'è un cinema che insegue il paranormale come la sua ombra (d'altra parte, scriveva Deleuze, non è forse il cinema “Un'immagine demoniaca”?).
Da Poltergeist a L'esorcista, da Gli Uccelli alla Bambola assassina, Wan insegue di tutto senza mai perdere la bussola narrativa della tensione.
Caratterizzato da una confezione vecchio stile, ipo-emorragica e congeniale agli studios, il film bilancia con metodo il plausibile e l'irrazionale, svelando uno dei casi più difficili risolti da una coppia di famosi demonologi, i Warren, gli stessi dell'affaire Amityville.
Anche qui c'è una casa infestata, porte che cigolano, finestre che sbattono e orologi che si fermano sempre alla stessa ora. La storia è vera oppure no, autentica è di certo la nostalgia che segna tutta l'operazione: la storia è ambientata negli anni '70, per l'horror hollywoodiano (e non solo) l'età dell'oro. I fedelissimi potranno cimentarsi tra i diversi omaggi contenuti nel film, ma lungi dall'essere un semplice divertissement citazionista, The Conjuring è una ghost-story che si prende maledettamente sul serio e che opta per un dècor d'epoca non solo a fini nostalgici.
La grana stessa dell'immagine sembra svilirsi, perdere definizione, avvolta nella bruma di un tempo che resta ibi et olim, presente eppur perduto, evocato come al tavolo del medium. Uno spettro malinconico come un Pierrot e inquietante come solo può essere non chi è morto, ma chi da morto ritorna.

CRITICA

"Horror d'estate che passione. Specie quando l'ispirazione arriva da una storia vera avvenuta nel cuore degli Stati Uniti agli inizi dei 70. Al centro una famiglia proletaria composta dai genitori e cinque figliolette che - come nella miglior tradizione cine-orrorifica - ci è presentata nell'atto di traslocare in una nuova casa. Che tanto nuova non è dal momento che si tratta di un'antica villa avvolta nel bosco. (...) Cinema di possessioni ed eventuali esorcismi finali seppur irregimentato nella prevedibile macchina hollywoodiana, quello messo in scena dallo 'specialista' James Wan (già regista di alcuni film della saga horror 'Saw') riesce nell'intento di spaventare anche i meno sensibili, coinvolgendoli in una spirale di para-visioni e sonorità." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 22 agosto 2013)

"Piacerà a un numero di spettatori superiori alla media dell'horror (in Usa ha avuto un bel successo di critica e di pubblico). Confesso che avevo cupe previsioni. Una storia alla 'Amityville' e alla 'Poltergeist' (sai che novità). Il fatto che la trama fosse ispirata a una storia vera non tranquillizzava. Dal tempo di 'Witch Blair Project' il genere viene affrontato col sistema del mockumentary (falso documentario) che ha spesso dato origine a emerite puttanate. E poi regista, James Wan che a suo tempo aveva inventato la saga di 'Saw'. Quindi un facitore di orripilanze, uno splatter director più che un rispettabile artigiano dell'incubo. Inoltre Wan (origine malese) dopo il grosso successo del primo 'Saw' non aveva precisamente fatto miracoli (i suoi 'Dead Silence' e 'Death Sentence' erano finiti dritti nel mercato homevideo). 'L'evocazione' non sarà un miracolo, ma è comunque da registrare trai migliori horror dell'annata. Sta parecchio sopra il livello del genere «case possedute» per almeno un paio di ragioni. L'approccio alla storia e l'approccio al terrore. Solitamente i film sulle case sono raccontate dalla parte degli sventurati inquilini. Qui i personaggi centrali sono i Warren , due eroi «cattolici» (come li hanno spesso definiti). Finalmente una battaglia di bene contro male, come quelle di una volta. E come una volta (come nei classici come 'Il bacio della pantera') il male, il mostro non si vede mai. La mostruosità è solo nel terrore sui volti dei protagonisti. Quindi più spaventosa, quindi più coinvolgente." (Giorgio Carbone, 'Libero', 22 agosto 2013)

"(...) dal regista di 'Saw' e 'Insidious', James Wan, arriva nelle sale un bel film di paura. Proprio Wan consacrò il sadico sottogenere del torture porn, l'horror infarcito di scene splatter, tra mutilazioni e nudità che hanno raggiunto il top in 'Hostel'. Dopo aver realizzato pellicole da brivido (da 'Death sentence' all'ultimo 'Insidious', campione di incassi nel 2011), Wan ci riprova ancora con 'L'Evocazione' (The Conjuring) (...). Tra esorcismi, fantasmi e terrificanti pupazzi emerge l'omaggio al cinema di genere (con una suggestiva fotografia che lo ricorda) e agli horror doc da paura, senza l'aiuto di sangue o di esagerati effetti visivi e sonori." (Dina D'Isa, 'Il Tempo', 22 agosto 2013)

"Nonostante una didascalia iniziale informi lo spettatore che quella che sta per vedere è una storia basata su fatti reali, bisogna ricordare che un film è comunque, sempre, un'opera di finzione. Sarà bene tenerlo a mente perché proprio il rapporto tra realtà e finzione ci è sembrato uno dei temi del bel film del regista cino-australiano James Wan, già autore dei primi film della serie di 'Saw - L'enigmista'. Ma se in quella serie, che rinvigoriva uno dei generi più longevi come l'horror, puntava quasi tutto sulla carta dello splatter, in questo caso, al contrario, lavora più su un horror riportato ad una sorta di classicità ottimamente servita da un'impeccabile ricostruzione degli anni Settanta (abiti, décor, ambienti, atmosfere) in cui è ambientata. Una classicità che stempera la materia incandescente della vicenda (la classica storia della casa infestata da presenze demoniache), sia con accenti più da thriller che da horror vero e proprio e dall'altro, in quello studio d'ambiente cui abbiamo accennato. Certo non possono mancare tutti gli elementi tipici di questo tipo di storie, dai corpi sbatacchiati di qua e di là dalla malefica presenza, alle porte che sbattono, armadi che scricchiolano, una misteriosa cantina, orologi che si fermano sempre sulla stessa ora, e tanti altri. Ma sono tutti elementi che concorrono, soprattutto nella prima parte, a creare quella particolare atmosfera di cui dicevamo e preparano alla lotta finale con il terribile esorcismo cui verrà sottoposta la protagonista Un'atmosfera che fa di questo 'The Conjuring' uno dei film veramente più spaventosi degli ultimi anni, malgrado utilizzi i trucchi tipici e i colpi di scena consueti (magari sottolineati da un'impennata improvvisa della colonna sonora) al minimo sindacale, mentre la paura, quella vera, quella che ti inchioda alla sedia e non quella che ti fa semplicemente sobbalzare e che dura un attimo, è creata appunto con un sapiente dosaggio di sequenze, di piccoli tocchi, dettagli inquietanti. I due esperti di fenomeni paranormali, Ed Warren e sua moglie Lorraine (nel film i bravi Patrick Wilson e Vera Farmiga) sono veramente esistiti e uno dei casi di possessione demoniaca di cui si occuparono è diventato nel 1979 il film 'Amityville Horror' di Stuart Rosenberg che diede origine ad una serie di seguiti. Vero o falso, insomma, quello che si vede? Come dicevamo, un film è sempre il regno della finzione, all'epoca i coniugi vennero ritenuti da molti osservatori come degli impostori, perfino lo scrittore Stephen King, cultore del genere, li accusò pubblicamente. Poi però si ricredette. Come dice un celebre motto: «non è vero ma ci credo». Almeno al cinema." (Andrea Frambosi, 'L'Eco di Bergamo', 23 agosto 2013)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy