L'età d'oro

ITALIA, FRANCIA - 2016
2/5
L'età d'oro
Dopo decenni d'incomprensioni e liti con la madre Arabella, dovuti a un modo di vedere e affrontare la vita che da bambino non poteva accettare, Sid è chiamato a tornare alle sue radici. Dalla Torino savoiarda sarà costretto a spostarsi nell'allegra e naïf comunità pugliese in cui si trova Arabella. Ma il vero viaggio all'interno della vita e dei ricordi della madre e degli amici che hanno colorato le giornate della sua infanzia, faranno capire a Sid che l'amore di una mamma può avere mille sfumature e che la stessa Arabella è stata una, dieci, cento donne differenti. Tutte generose, tutte valorose. È stata la regista, la femme fatale, l'amica, la fondatrice dell'arena cinematografica e dei suoi festival, l'anima del paesino nel quale vive da anni. Sid, però, ha conosciuto e capito la vera natura di quell'ammaliante e brillante figura troppo tardi. Eppure Arabella neppure in questo caso si comporterà in maniera banale. Anzi, sarà proprio lei a stuzzicare, rimbrottare e guidare suo figlio alla scoperta di quella figura tanto combattuta e poliedrica.
  • Durata: 94'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: liberamente tratto dal libro "L'età dell'oro - Il caso Vèronique" di Francesca Romana Massaro e Silvana Silvestri (Emmebi Edizioni)
  • Produzione: KITCHENFILM IN COPRODUZIONE CON TESTUKINE, IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: BOLERO FILM
  • Data uscita 7 Aprile 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Massimo Giraldi
Dopo lunghi anni passati tra liti e incomprensioni con la madre Arabella, il giovane figlio Sid fa un imprevisto ritorno nella sua terra di origine.  In realtà il vero viaggio che Sid comincia è quello nella vita e nei ricordi della madre e dei tanti amici che hanno riempito la sua infanzia. Sid torna nella cittadina pugliese sul mare dove Arabella aveva gestito una arena come punto di riferimento della comunità. Oggi il locale vive una crisi forse irreversibile,  e Arabella parla col figlio dal suo mondo lontano con parole amare e malinconiche…

All’origine c’è il libro L’età ‘oro – Il caso Veronique scritto da Francesca Romana Massaro e Silvana Silvestri. Su questo in fase di sceneggiatura si sono aggiunti Gualtiero Rosella e Emanuela Piovano per comporre una un copione che, nelle intenzioni, doveva rappresentare un omaggio-ricordo di Annabella Miscuglio, esponente di spicco dell’underground romano, morta all’improvviso ed oggi quasi dimenticata. Al sesto LM (Le rose blu; L’Aria in testa; Le  complici; Amorfu; Le stelle inquiete), la Piovano recupera uno scenario di inquieta e ondeggiante sospensione.

Il nome della Miscuglio non è mai fatto, ma la sua presenza dai toni caldi e accattivanti accompagna quella che è stata per tanti anni il senso di una presenza e di una testimonianza. L’ Arena, oggi spazio vuoto ma non rassegnato al deserto, è il vivo ricordo di tante persone che lì hanno lavorato e condiviso sogni e speranze. La Miscuglio è presenza sicura e capace di ricordare il passato. Arabella è la donna che dal passato invita il figlio e gli altri amici a guardare avanti. Sembra sottile, quasi evanescente questo copione che invece, pur tra tanti, forse troppi personaggi collaterali non sempre indispensabili, è in grado di metter in campo più vicende, di mescolarle tra ieri e oggi e di finire con una nota di ottimismo nonostante tutto. Laura Morante interpreta Arabella come se fosse Annabella, non essendosi tra l’altro mai conosciute.

Ma la regia, pur tra momenti di tensione e incertezze, trasmette un senso di nostalgia aspro e propositivo per un mondo, anche del cinema, ormai tramontato. Con ruoli più o meno ampi ma sempre risolti con bravura ci sono Dil Gabriele Dell’Aiera (il figlio), Gigio Alberti, Giulio Scarpati, StefanoFresi, Giselda Volodi, Eugenia Costantiti. Tutti coinvolti nel grande gioco del cinema, un po’ realtà, un po’ finzione, un po’ memoria affidata a fotogrammi ingialliti.

NOTE

- REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DELL'APULIA FILM COMMISSION; IN ASSOCIAZIONE CON BNL GRUPPO BNL PARIBAS; CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO E DELLA FILM COMMISSION TORINO PIEMONTE.

CRITICA

"Sullo schermo si chiama Arabella ma nella vita si chiamava Annabella. Annabella Miscuglio, un nome che è quasi un destino per una vita tumultuosa che riassume tutte le utopie e le gioiose follie degli anni 70. Femminista storica, regista underground, fondatrice del glorioso Filmstudio, premiata autrice tv, protagonista della vitalissima scena off romana dell'epoca, se n'è andata nel 2003 a soli 63 anni lasciandosi dietro una scia di fermenti che hanno continuato a germogliare nel tempo. Fino a produrre 'L'età d'oro' (...), con Laura Morante nei panni di Arabella, metà donna e metà fantasma. Un fantasma pieno di vita e di ironia, nel lungo dialogo col figlio ormai adulto ma ancora in guerra con quella madre troppo libera che incornicia un lavoro a cavallo tra finzione (molta) e rievocazione (poca)." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 9 aprile 2016)

"Arabella è una donna, una persona, di quelle da cui è difficile (vedi impossibile) non rimanere incantati. (...) 'L'età d'oro' si ispira alla figura di Annabella Miscuglio, cineasta, femminista, tra i fondatori dello storico cineclub romano Filmstudio, che spalancò gli occhi di molte generazioni cinefile su quanto avveniva nel mondo e nell'immaginario tra underground, nuove onde, cinema politico, sperimentazione. Ma anche regista Rai (...), studiosa e teorica della donna nel cinema (...)... Tutto questo c'è nel film di Emanuela Piovano (...). Il gioco dei rimandi, pure se tutto «interno» potrebbe continuare - in un cameo appare uno stralunato Adriano Aprà anche lui anima del Filmstudio. (...) Non è (...) soltanto un film sul cinema questo, anche perché di cinefili ce ne sono moltissimi persino troppi pure oggi (...)... Quello che però illumina la regista nella sua storia è l'intreccio tra vita e cinema, i suoi personaggi non sono quei cinefili nerd che snocciolano a memoria cast e credits e quant'altro. Il cinema per loro è un'arma rivoluzionaria, l'invenzione di un modo di vivere, di una resistenza, della lotta contro pregiudizi e sopraffazioni. Di piaceri in quel momento messi sotto accusa sempre (anche dai figli...). Sognare davanti allo schermo era un modo di aprire gli occhi e farli guardare lontano, molto oltre ogni film." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 7 aprile 2016)

"L'età d'oro del titolo non fa riferimento solo al film di Buñuel, ma a un tempo nel quale fare cinema era, soprattutto, passione e militanza. Prova a raccontare il tutto Emanuela Piovano, attraverso la figura di Arabella (...). Film didascalico, con eccessive pretese autoriali che finiscono per appesantirlo. E non lo aiutano i dialoghi. Peccato. (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 7 aprile 2016)
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