L'estate sta finendo

ITALIA - 2011
3/5
L'estate sta finendo
Un gruppo di giovani amici universitari decide di passare uno spensierato finesettimana in una villa al mare, ma uno di loro subirà un incidente che trasformerà la vacanza in un incubo. Per tutti loro niente sarà come prima...
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: FRANCESCO PAMPHILI PER FILM KAIRÒS, IN ASSOCIAZIONE CON WSW SERVICE
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE CINECITTÀ (2014)
  • Data uscita 10 Luglio 2014

TRAILER

RECENSIONE

di Massimo Giraldi
L'estate volge al  termine quando otto ragazzi alle soglie della laurea partono da Roma per passare il fine settimana nella villa sul mare di proprietà del padre di uno di loro. Domenico e Fabrizio sono entrambi attratti da Flavia, sorella di Giulia. Ci sono poi Manuel, Davide, Katia. E, non previsto, arriva Guido, cugino di Domenico.  Si comincia in un afoso clima estivo di mare, come succedeva in Un altro pianeta, titolo d'esordio di Tummolini nel 2008. Ma dopo l'allegria iniziale l'atmosfera cambia registro. Guido perde la vita in un incidente, e niente sarà più come prima.
“La scelta del titolo – dice Tummolini - è venuta per caso. Ricordavo la canzone dei Righeira, un hit del 1985, e mi sembrava perfetta per inquadrare una storia che ha a che fare con il passaggio da una stagione all'altra, dalla spensieratezza alla malinconia. L'estate che sta finendo non è solo quella del calendario ma anche quella anagrafica, per tutti loro”. Così il copione scivola a poco a poco verso altri territori, si circonda di luci/ombre, si tinge di dramma, sfocia nell' apologo. Il taglio si fa preoccupato e malinconico, carico di rimpianti, come sulla soglia di un'aspra resa dei conti rispetto alla quale il gruppo si rivela impreparato.  
Il regista rinuncia alla cronaca e al ‘vero' delle immagini a favore di un plot di finzione e di metafora. I giovani sono superficiali, lontani dall'idea di responsabilità, chiusi nelle fughe nel sesso e nella droga, ma la vita chiede il conto indietro. Con uno sguardo severo e determinato, Tummolini contamina bene i generi, intinge passi del racconto in Hitchcock, evita finali consolatori senza condannare né assolvere. Stavolta l'opera seconda è migliore della prima.

NOTE

- FILM DI INTERESSE CULTURALE NAZIONALE REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DEL MIBAC. REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO.

CRITICA

"(...) noir balneare «L'estate sta finendo», opera seconda scritta (con Michele Alberico e Mattia Beai) e diretta da Stefano Tummolini, dopo il suo apprezzato esordio con «Un altro pianeta» del 2008. A tre anni dalla realizzazione (e dopo essere stato selezionato alla Mostra del Nuovo Cinema di Pesaro), il film trova (...) la via della sale distribuito dall'Istituto Luce. (...) Senza temere un improponibile confronto, Tummolini cita come ispirazione il maestro del thriller Alfred Hitchcock «L'opera non nasce dalla cronaca, ma dal cinema, è l'elaborazione di un soggetto che avevo nel cassetto, ispirato a 'Nodo alla gola' e che faceva parte di una serie di film tv dedicati a Hitchcock e supervisionati da Dario Argento, che però non ha mai visto la luce»." (Oscar Cosulich, 'Il Mattino', 4 luglio 2014)

"La prima parte, di gran lunga la migliore, è come 'La voglia matta', manca solo il matusa (...) il secondo tempo è un thriller il cui finale aperto si chiude nel libro che il regista Stefano Tummolini ha scritto per Fazi, 'Un'estate fa'. II racconto ha i tempi mossi di un autore che conosce la neo indifferenza di oggi." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 10 luglio 2014)

"'L'estate sta finendo' parte come commedia giovanilista e finisce come dramma nichilista. Tummolini sa filmare i gruppi in spiaggia vittime dei loro classismi (ci ricordiamo bene l'interessantissimo 'Un altro pianeta' sulle dune di Capocotta). C'è una violenza latente condita da battute sferzanti atipiche per un cinema italiano di solito più buonista. Sgargiante utilizzo di un cast fresco e sexy dove spiccano Risi Jr. (figlio del regista Marco e cresciuto molto da 'Lezioni di volo'), il perfido Fabrizio di Marco Rossetti e l'Ilaria Giachi (la borgatara) proveniente dalla serie web 'Freaks'! Se c'è un film italiano che può ricordare l'ottimo noir francese 'Lo sconosciuto del lago' (2013), è questo qui." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 10 luglio 2014)

"'L'estate sta finendo' sintetizza sotto forma di commedia il concetto del «son diventato grande, lo sai che non mi va» o, come dice il regista, la difficoltà di assumersi le proprie responsabilità. Dopo il suo esordio "Un altro pianeta", messa in scena originale, scanzonata e imprevedibile di una giornata sulla spiaggia di Ostia, nel suo secondo film affronta più di una sfida: più facile infatti distillare la comicità dall'ambiente proletario e anche un po' coatto del primo film, ben più arduo districarsi con la borghesia, il nemico principale è il cinismo che può diventare insopportabile. Tanto più se la commedia si tinge a un certo punto di noir e tracciare il confine potrebbe essere fatale. Tummolini riesce a tenere il ritmo del racconto e il gioco dei suoi numerosi e bravi attori e riesce anche a fare in modo che quel confine non diventi brutale, ma si mantiene su un tono leggero a dispetto della crudeltà della storia e di qualche battuta di troppo. L'assunzione di responsabilità, quel momento in cui il ragazzino diventa adulto è un cavallo di battaglia dei film dei giovani registi di ogni paese, in particolare una costante dei cineasti del paesi dell'est di una volta, quando la morte di un amico nel corso della fatidica gita diventava in una lunga serie di esordi, monito e discriminante tra giovinezza ed età adulta con successiva presa di coscienza. (...) Nel cinema italiano è come uscire definitivamente anche da un'epoca buia, quella dove le ville al mare erano luogo di ben altra cronaca nera, ed anche da un'altra epoca precedente, giocare con la commedia italiana che sulle villone (quelle stesse dove gli sceneggiatori si chiudevano a Fregene e dintorni a scrivere) e dei suoi abitanti più attempati ha costruito decenni di film, forse fino al limite di 'In viaggio con papa' di Sordi. (...) La barra del timone resta fissata dal regista sul tono di commedia, all'inizio (...) da cui Tummolini sa trarre preziosità, una «comunicazione di frasi non dette, di seduzione, di esercizio del potere che poi si esprime nella seconda parte». Poi vira al nero, ma neanche in questo caso si prende troppo sul serio, anche nelle situazioni più gravi (Tummolini è uno sceneggiatore, da "Il bagno turco" di Ozpetek, alla leggerezza del tocco di una serie tv come "Tutti pazzi per amore"). In più ha per i suoi personaggi uno «sguardo non giudicante» come sono propensi a credere i suoi attori, un bel gruppo, tutti giovani ma con tanta esperienza, Andrea Miglio Risi, star del giovane cinema, chi diplomato al Centro sperimentale (come Ilaria Giachi, Marco Rossetti), chi al Teatro Grassi come Fabio Ghidoni, chi danzatore di professione come Stefano Fardelli (ha lavorato anche con Mike Figgis), Giuseppe Tantillo che è poi stato nel cast di 'Via Castellana Bandiera' di Emma Dante. Nina Torresi, la sua scuola invece è il set, ha cominciato a lavorare fin da piccola (...). Insomma, bastano gli occhi spalancati del cadavere, la pur fuggevole presenza di Antonio Merone, un solo sguardo di Antonello Fassari a dare la giusta direzione al film. (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 10 luglio 2014)

"(...) rigogliosa cornice di una pineta che accresce il passaggio dai toni da commedia alle atmosfere da thriller. Perché a questo, alla fine, volge l'opera seconda del regista capitolino, già apprezzato per il fulminante e molto indie esordio 'Un altro pianeta'. I ragazzi scherzano ma alla fine è la vita a scherzare con loro, segnando un rientro in città (forse) da adulti. Stefano Tummolini cerca ma non trova citazioni auliche (Hitchcock, Lynch, Weir...) troppo alta l'ambizione applicata a un apparato testuale e registico a tratti modesto." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 10 luglio 2014)

"Traballante dramma italiano, che parte come una banale commediola balneare, poi s'infila nel ginepraio di un giallo insensato. (...) I ridicoli laureandi in Giurisprudenza, da bravi romani, dicono perennemente «stare» invece di «essere»." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 17 luglio 2014)
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