L'estate addosso

ITALIA - 2016
2,5/5
L'estate addosso
Marco ha 18 anni, sta per diplomarsi al liceo ma di fronte alle fatali scelte della vita, è terribilmente angosciato dall'incertezza assoluta sul proprio futuro. L'estate "della maturità" subisce un improvviso colpo di scena quando, in seguito ad un incidente con lo scooter, Marco riceve dall'assicurazione un risarcimento che gli consentirà di partire per San Francisco. Con suo grande disappunto però, anche Maria, una compagna di scuola soprannominata da tutti "la Suora", partirà alla volta della sua stessa meta, ospite della stessa coppia di amici contattati dal compagno di classe Vulcano. All'aeroporto di San Francisco ci sono ad attenderli due ragazzi, Matt e Paul. Quel che Vulcano non ha detto è che Matt e Paul convivono e sono una coppia gay. Irritazione e pregiudizio si manifestano immediatamente e Marco prende ancor di più le distanze da Maria "la Bigotta". Nonostante le premesse, nei giorni seguenti i quattro amici inizieranno a conoscersi, gettando le basi per costruire un'amicizia imprevista e sorprendente e i giorni inizieranno a trascorrere veloci e nuovi per tutti loro. Questa diventerà presto la loro Estate. Per sempre.
  • Altri titoli:
    Summertime - L'estate addosso
  • Durata: 103'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: MARCO COHEN, BENEDETTO HABIB, FABRIZIO DONVITO PER INDIANA PRODUCTION, CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 14 Settembre 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Romano, riccetto, bleso, estrazione Prati e tendenza giovani dem (sic), Marco (Brando Pacitto), 18 anni, s’è appena diplomato, e ora che fare? Nulla, perché cadendo in scooter – aveva il giubbotto in pieno luglio, per capire il tipo… - s’è rotto a chiasmo, come da canone ellenico, braccio e gamba. Gli amici se ne vanno, lui resta nell’Urbe, finché l’amico Vulcano, detto all’interno delle mura aureliane Vulca’, non gli prospetta di raggiungerlo a Palo Alto o, meglio, San Francisco, dove due amici, la coppia gay Matt (Taylor Frey) e Paul (Joseph Haro), potrebbero ospitarlo. Non se lo fa ripetere due volte, ma non è il solo a imbarcarsi per l’America: con lui Maria (Matilda Lutz), compagna di scuola che Marco disprezza perché pedante e conservatrice. Eppure, il triangolo no, ma il quadrilatero...

E’ L’estate addosso, decimo film di Gabriele Muccino, ospitato nella neonata sezione Cienma nel Giardino della 73. Mostra di Venezia. Muccino torna a girare in Italia dopo quattro film americani – La ricerca della felicità (2006), Sette anime (2008), Quello che so sull’amore (2012), Padri e figlie (2015), intervallati dal nostrano Baciami ancora (2010) – e ritorna alle atmosfere adolescenziali e al post Maturità dei suoi due primi lungometraggi, Ecco fatto (1998) e Come te nessuno mai (1999).

Ma qualcosa è cambiato: Gabriele oggi ha quasi 50 anni, e sovrappone all’età dei suoi personaggi la propria, barattando la sperabile rabbia giovane con il suo adulto cinismo, convergendo sul rito di passaggio. Già, anche per il regista L’estate addosso - il titolo viene dal pezzo di Jovanotti, che cura l’intera colonna sonora, sui titoli di coda – segnala la volontà di ripartenza, di ripresa, di un nuovo inizio.

Intenzione pregevole, ma il teen movie ben si attaglia? Muccino, condizionato ovvero poeticamente ristretto dall’appartenenza e conseguente ottica (alto)borghese, non solo confina nel fuoricampo problemini quali precarietà (il rifugio in calcio d’angolo dei 3mila euro di rimborso per l’incidente è francamente ridicolo) e altre esigenze esistenzial-alimentari, ma soffre e ci fa soffrire la discrasia generazionale: ok, questi non sono i bambocci pariolo-fantascientifici dei Vanzina correnti, ma hanno reale residenza nel qui e ora italiano? Meglio, e non è un caso, i gai - il convinto Paul e l’ambivalente Matt – d’Oltreoceano, di cui abbiamo all’ombra del Golden Gate un ritratto credibile, sincero, meritevole di ulteriori sviluppi: sono loro due, e non Marco e Maria, il punto focale della storia, del film.

Un film che non si può dire pienamente riuscito, anzi, ma che segnala quel che sono oggi, e forse da sempre, vizi e virtù di Gabriele Muccino: facilità e felicità (tecnica) di regia; buona direzione d’attori; necessità di aiuto, e qualcosa di più, in scrittura; aderenza intermittente allo stato dell’arte; filtro generazionale talvolta appannato. Ad maiora?

NOTE

- REALIZZATO IN ASSOCIAZIONE CON (AI SENSI DELLE NORME SUL TAX CREDIT): IFITALIA GRUPPO BNP PARIBAS, BANOR, VIRIS SPA; CON IL SOSTEGNO DELLA REGIONE LAZIO FONDO REGIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO.

- PRESENTATO ALLA 73. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2016) NELLA SEZIONE 'CINEMA NEL GIARDINO', HA OTTENUTO IL PREMIO SOUNDTRACK STARS.

- CANDIDATO AI DAVID DI DONATELLO 2017 PER: MIGLIOR CANZONE ORIGINALE ("L'ESTATE ADDOSSO") E DAVID GIOVANI.

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2017 PER LA MIGLIOR CANZONE ORIGINALE ("L'ESTATE ADDOSSO"). IL FILM E' RIENTRATO INOLTRE NELLA CINQUINA SPECIALE 2017 PER IL "NASTRO DEDICATO AL CINEMA SUI GIOVANI". BRANDO PACITTO HA RICEVUTO IL PREMIO 'GUGLIELMO BIRAGHI'.

CRITICA

"Le ambizioni sono encomiabili ma ogni tanto il film perde la bussola, abbandonando Marco e Maria per raccontare il passato di Matt e Paul e poi tornare «all'improvviso» sui tormenti esistenziali dei ragazzi di Muccino sui tormenti sentimental-adolescenziali del protagonista (qualcuno ha riconosciuto elementi autobiografici del regista)." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 1 settembre 2016)

"Gabriele Muccino, andata e ritorno. E poi di nuovo andata. Il regista romano proprio non ce la fa più a stare lontano dagli Stati Uniti, e se torna in Italia è solo per riattraversare l'Oceano al più presto. (...) un film che vorrebbe tornare al cinema 'leggero' del primo Muccino (leggero in senso produttivo) ma si porta ancora addosso troppe incrostazioni degli anni americani per convincere fino in fondo come ritratto di giovani contemporanei. A meno di accettare senza problemi una serie di convenzioni che zavorrano ambienti e psicologie. Peccato perché lo spunto era interessante e gli attori funzionano bene, in particolare i due italiani, Brando Pacitto e Matilda Lutz, anche se lei è un po' troppo graziosa e forse non abbastanza ragazzina per fare la secchiona imbranata che si appiccica al protagonista nel suo viaggio in America. (...) strane contorsioni della sceneggiatura, che dedica una lunga digressione al passato della coppia americana (sul tema molto mucciniano delle famiglie numerose ma divise), forse per dare pari rilievo a tutti i personaggi. Ma intrecciando toni da commedia a momenti sentimentali e addirittura mélo, non fuga mai del tutto una persistente sensazione di artificiosità. Leggero è bello. Ma a quell'età i sentimenti sono assoluti e spesso dolorosi. Troppa 'leggerezza' sa di evasione." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 1 settembre 2016)

"Diciassette anni fa, proprio (...) a Venezia, Gabriele Muccino si era rivelato al pubblico con 'Come te nessuno mai'. E adesso torna a raccontare dei ragazzi, stavolta nell'estate dopo gli esami di maturità. Nel frattempo, alle soglie dei cinquant'anni, il regista ha l'età di un padre più che di un fratello maggiore, e il suo sguardo si è fato più quieto. D'altro canto, la controversa trasferta americana ha forse calmato il suo stile registico così concitato. Rispetto ai lontani film sui trentenni e quarantenni in crisi ('L'ultimo bacio', 'Ricordati di me'), 'L'estate addosso' è anche meno bacchettone e misogino: questi ragazzi sono seguiti in fondo senza troppi giudizi da parte del narratore. (...) Le coppie si attraggono e respingono, secondo gli equilibri di un'estate di passaggio, che cambierà tutti. Ogni tanto tornano certi tic del regista (la voce fuori campo soprattutto), ma più in sordina del solito; la lunga serie di gite, giochi, chiacchierate accompagnati dalla musica può risultare ripetitiva, e all'inizio i flashback che raccontano l'incontro tra Matt e Paul non sembrano davvero necessari. Ma il film comunque scorre fino alla fine, prevedibile ma non irritante." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 1 settembre 2016)

"(...) Muccino confeziona 'L'estate addosso' (...) come un long drink che evita i sapori troppo forti, tiene basso il livello alcolico, ma si lascia bere comunque con piacere. Gli ingredienti sono San Francisco e Cuba (pur con viaggio aereo improbabile), le musiche originali di Jovanotti, la simpatia istintiva degli interpreti e la sceneggiatura (...) che scivola leggera anche nei momenti più drammatici come un outing obbligato. L'affacciarsi dei giovani mucciniani non parte dal mondo delle periferie, i suoi studenti hanno fatto il liceo internazionale, parlano perfettamente inglese, sono giovani che ancora non hanno un posto nel mondo ma che probabilmente avranno qualche vantaggio in più rispetto ai coetanei meno fortunati. Quel che traspare però dal racconto è una sorta di risentimento nei confronti del genere femminile. (...) forse è questa spolverata di misoginia, cui invece si contrappone una felice consapevolezza dell'essere gay o maschi etero, a sembrare la nota meno riuscita dell'intero spartito del regista che, prossimo ai cinquanta, sembra voler ricollegare i fili di una carriera comunque intensa sposando storie e luoghi del suo percorso personale." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 1 settembre 2016)

"(...) Muccino ha girato negli Stati Uniti, ma con i toni, l'andamento, le atmosfere di un piccolo film «italiano», piuttosto che di un grande prodotto hollywoodiano. Muccino racconta una storia di adolescenti, ed è come se in qualche modo fosse ritornato adolescente. Come se fosse tomato ai tempi di 'Come te nessuno mai'. I desideri dell'adolescenza, tutte le prime volte che si vivono a diciott'anni: il primo viaggio oltre Oceano, il primo amore bruciante, la prima volta in cui si vedono gli altri in un modo diverso. Ci sono tante prime volte in questo ultimo film di Muccino, e forse c'è una prima volta anche per lui, da regista. E' la prima volta in cui mette insieme l'America - quell'America che è stata, ed è in parte, la sua terra promessa conquistata come regista - e l'Italia. E ci sono molte cose belle, nel film. (...) Forse 'L'estate addosso' è un film imperfetto, con l'invadenza della voce fuori campo, con il continuo raccontarsi, da parte dei personaggi, specialmente nella prima parte. Ma coglie anche dei bei momenti di verità, nelle facce e nei corpi dei quattro protagonisti." (Luca Vinci, 'Libero', 1 settembre 2016)

"Non rispondono le immagini sostituite da un commento parlato che spesso, durante il racconto, è intervenuto a illustrare quello di cui non erano capaci le immagini. Un mezzo, anzi un mezzuccio, che al cinema sa sempre di pasticcio o, comunque, di rimediato e di superfluo. Così come i tanti episodi sparsi un po' dovunque nel corso dell'azione come l'antefatto con la rivelazione in famiglia delle proprie inclinazioni da parte di uno dei due ospiti omosessuali (quasi un film nel film...). Gli interpreti principali sono due italiani, Brando Pacitto e Matilda Lutz, e due americani, Taylor Frey e Josep Haro. Sembra che vengano tutti dalle rispettive televisioni. Un titolo di merito?" (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 10 settembre 2016)

"In «L'estate addosso» - la canzone leitmotiv di Cherubini-Jovanotti prorompe guarda caso quando tocca all'inevitabile sequenza del ballo liberatorio tra i fornelli - l'italiano smidollato e l'italiana destrorsa (interpretati dal volenteroso Pacitto e la sexy Lutz) vengono rieducati dalla gioiosa coppia gay che sembra uscita da una campagna pubblicità e progresso all'ubriacante libertà e l'onnipotenza dei sogni, in una parola alle emozioni o almeno a come le intende una sceneggiatura retoricamente corretta a forza 10. In un abile contesto narrativo che in fondo non ne avrebbe bisogno, le forzature e gli stereotipi risultano, infatti, pletorici e invadenti, a cominciare dalla ragazza che si trasforma immantinente da suorina laica in una specie di porno-hippie, passando per i dialoghi troppo gridati e appesantiti da battute a effetto che avrebbero imbarazzato persino Jep Gambardella e finendo con il malcelato cinismo con cui l'autore finisce con l'avvolgere la sua comprensibile nostalgia canaglia." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 15 settembre 2016)

"Piacerà come piacciono i Muccino d'annata. Commedie apparentemente svagate ma con fondo d'amarezza. Qui il sottofondo lo dà il magone perla giovinezza irripetibile (quell'estate non tornerà più). Come nella canzone di Jovanotti che ha messo in moto il film." (Giorgio Carbone, 'Libero', 15 settembre 2016)

"Tanto garbo e troppe banalità." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 15 settembre 2016)

"Amori immaturi e passaggio all'età adulta sono i temi ricorrenti del cinema di Gabriele Muccino, quanto meno della sua produzione italiana. Sono però lontani i tempi del fresco e sincero «Come te nessuno mai» che nel 1999 lo fece conoscere al pubblico, prima dell'esplosione con «L'ultimo bacio». Dell'ispirazione di quel ritratto generazionale resta molto poco ne «L'estate addosso» (...). Il film dovrebbe raccontare la scoperta del mondo, dell'amore e della propria strada nella vita, ma è solo stanco e scontato, con tutti i vizi dello stile del regista romano: i frequenti ralenti, le esasperanti carrellate circolari intorno ai personaggi, la musica che entra sempre a volume troppo forte nei momenti ovvi. Neanche le interpretazioni dei due protagonisti, Brando Pacitto (...) e Matilda Lutz, riescono a coinvolgere. Muccino guarda da lontano i due personaggi e gli fa fare ciò che vorrebbe e non ciò che farebbero due diciannovenni credibili. (...) Muccino vorrebbe farsi paladino di qualcosa che non sa neanche bene cosa sia e dimentica come fare cinema, d'intrattenimento o d'autore non importa. I protagonisti trascorrono forse un'estate memorabile, da restare addosso, certo il film non resta addosso allo spettatore." (Nicola Falcinella, 'L'Eco di Bergamo', 15 settembre 2016)
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