L'esorcista III

The Exorcist III

USA - 1990
L'esorcista III
A Georgetown, il Padre gesuita Karras, nell'esorcizzare una ragazza posseduta, era precipitato giù per le scale di casa della indemoniata, poichè il Maligno si era impadronito di lui. Dopo 15 anni da questo avvenimento il poliziotto Kinderman, che era stato suo grande amico, è assai perplesso perchè in città si susseguono delitti atroci, perpetrati da un'unica mente criminale e, forse, legati da un possibile filo "religioso", a meno che non si riconosca in essi il medesimo stampo tipico di Gemini, un Killer condannato alla sedia elettrica 15 anni prima. Un sacerdote di sua conoscenza viene ucciso in ospedale, un altro assassinato nel confessionale mentre sta ascoltando una strana vecchietta; un ragazzo negro ed una infermiera vengono seviziati. L'ipotesi che grado a grado prende consistenza e quella che il killer, a suo tempo fulminato sulla sedia elettrica, si reincarni di volta in volta negli infelici catatonici di una clinica psichiatrica e ciò grazie ad un folle che colà vive incatenato in una cella. Mescolando trasmissione del pensiero, possessioni e ordini di uccidere, Kinderman porta a conclusione il caso, rischiando lui la pazzia recitando un sacrilego "credo" tutto a credito e a gloria del genio del Male, ma salvandosi all'ultimo minuto sparando alla tempia dell'uomo in catene. Dopo questi avvenimenti lo spirito di Padre Karras trova finalmente pace.
  • Altri titoli:
    The Exorcist III: Legion
    Exorcist 3
    William Peter Blatty's The Exorcist III
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: HORROR
  • Specifiche tecniche: 35 MM, 1: 1,85
  • Tratto da: romanzo "Legion" di William Peter Blatty
  • Produzione: MORGAN CREEK FILM PERTNERS CARTER DE HAVEN
  • Distribuzione: TWENTIETH CENTURY FOX RETEITALIA - 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT
  • Vietato 14

CRITICA

La commistione, a tratti, con atmosfere del poliziesco, mentre non fa cadere la tensione, alleggerisce le cupe atmosfere soprannaturali. (Giovanni Grazzini, Il Messaggero)

Non contento di essere diventato ricchissimo con il romanzo che diede inizio alla serie, William Peter Blatty ha voluto prendersi personalmente cura di lui sottraendolo alle attenzioni di altro regista. Chi troppo fa poco stringe: il film scritto e diretto dallo scrittore è una storia ingarbugliata entro cui si perde il pur paziente spettatore. (Mirella Poggialini, L'Avvenire)

Nel terzo episodio siamo alla farsa involontaria. (Silvio Danese, Il Giorno)

Tra un effetto speciale e l'altro, lo spettatore fa fatica a ritrovare il bandolo dell'intricata matassa. (Giovanna Grassi, Il Corriere della sera)

La confessione dello psicopatico si trasforma in un lungo, noioso monologo del pur bravissimo Brad Dourif, un saggio di virtuosismo teatrale, ma cinematograficamente poco funzionale. (Alberto Castellano, Il Mattino)
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