L'equilibrio

ITALIA - 2017
3,5/5
L'equilibrio
Giuseppe, un sacerdote campano già missionario in Africa, opera in una piccola diocesi di Roma. Messo in crisi nella sua Fede, chiede al vescovo di essere trasferito in un comune della sua terra e così viene spostato in un piccolo paesino del napoletano. Giuseppe prenderà il posto del parroco del quartiere, Don Antonio, un uomo dal grande carisma e dalla magnifica eloquenza, ascoltato e rispettato da tutti perché combatte una battaglia contro i sotterramenti illegittimi di rifiuti tossici. Don Antonio per meriti acquisiti sta per essere trasferito a Roma. Prima di partire, Don Antonio introduce Giuseppe nella dura realtà del quartiere. Una volta rimasto solo, il sacerdote si impegna, cercando di aiutare in tutti i modi la comunità, fino a quando scopre la scomoda realtà di quel luogo. Giuseppe decide di seguire il suo percorso spirituale senza paura e, malgrado la grande tenacia e il coraggio, si scontra con un ambiente molto duro che lo metterà spalle al muro.
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP
  • Produzione: LUIGI MUSINI, OLIVIA MUSINI, CESARE APOLITO, RENATO RAGOSTA PER CINEMAUNDICI, LAMA FILM, RAI CINEMA, ELA FILM
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
  • Data uscita 21 Settembre 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Quarto lungometraggio di finzione per Vincenzo Marra, che piazza una figura Christi nella terra dei fuochi. E’ L’equilibrio, scritto e diretto dal regista campana, che dopo aver battuto “la periferia della mia terra” mette gli occhi, e la macchina da presa, sui “sacerdoti che vivono e ‘lavorano’ in quella zona”.

Giuseppe (Mimmo Borrelli), già missionario in Africa, vuole abbandonare Roma per far ritorno nella sua terra natia, quella dei fuochi: subentrerà al parroco del quartiere, don Antonio (Roberto Del Gaudio), ma il suo essere uomo e uomo di Dio sarà radicalmente diverso dal suo predecessore, e le conseguenze saranno devastanti. Perché Giuseppe, al contrario di Antonio, vuole un win-win etico e salvifico: non accetta di chiudere un occhio sullo spaccio a favore di una moratoria sui rifiuti tossici, perché appunto non accetta il compromesso, e quando una madre gli confida che la figlia è abusata dal padre la sua lotta sarà senza quartiere, letteralmente.

Vengono in mente i Dardenne, tornano negli occhi celebri parabole cristologiche – sì, anche il Diario di un curato e anche il morettiano La messa è finita - della storia del cinema, e si capisce che quel titolo L’equilibrio non è utopia, ma un falso amico, eppure l’ultimo, laddove si è abbandonati al proprio destino, ovvero alla propria coscienza: lo Stato non c’è, ma anche Cristo rischia soprattutto se la Chiesa barcolla. Senza cercare il martirio, Giuseppe lotta, perde – anche la vita di qualcuno – ma non abdica alla fede, all’umanità stessa.

La cifra poetico-stilistica di Marra la conosciamo, questo L’equilibrio ha, diremmo, budget ultraleggero ma temi pe(n)santi, urgenti, necessari ancor più in un cinema, il nostro, che fa lo struzzo: bravi gli attori, soprattutto Borrelli e Del Gaudio, bene il corpo a corpo tra camera e personaggi, bene i pianisequenza a voltaggio morale, meno bene qualche teatralità e artificiosità dei dialoghi, e qualche svolta telefonata, qualche soluzione troppo frettolosa.

Ma c’è del cinema, buono, e dell’empatia, e della fede: Cristo batte dove il dente duole, e i sacerdoti si fanno terra bruciata…

NOTE

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON CONTRIBUTO ECONOMICO DEL MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO-DIREZIONE GENERALE CINEMA.

- PRODUTTORE CREATIVO: GIANLUCA ARCOPINTO.

- PREMIO LANTERNA MAGICA (CGS) E PREMIO NUOVOIMAIE TALENT AWARD A MIMMO BORRELLI ALLA 14. EDIZIONE DELLE 'GIORNATE DEGLI AUTORI' (VENEZIA 2017).

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2018 PER IL MIGLIORE SOGGETTO.

CRITICA

"Novanta minuti, come una partita di calcio, per raccontare il dolore di una terra amata, odiata, non capita, ma anche per evocare la speranza che scaturisce dal coraggio di un prete. Una narrazione pulita, essenziale e a tratti tagliente, quella del regista partenopeo Vincenzo Marra (...). Il film è girato senza copione e in presa diretta, a forza di prove e prove con piani sequenza che seguono sin dall'inizio tutte le vicende di don Antonio, un Borreili qui forse un po' troppo enfatico (...). Le riprese sono state precedute, per la stesura dello script da un'indagine che il regista ha svolto per più di un anno sul territorio, ascoltando e rapportandosi con i preti che vi lavorano. C'è come un filo conduttore in tutta la trama: la paura. Paura del futuro, di deludere gli altri o di rimanere delusi, la paura della solitudine e del giudizio conformista, la paura di dover dire le cose come stanno. La paura della violenza. È uno dei pregi del film di Marra, schietto, genuino, mai ideologico." (Fulvio Fulvi, 'Avvenire', 20 settembre 2017)

"Gerarchia di valori e coraggi, legati al tema della mafia che al cinema non si combatte più solo con la denuncia. Marra sacrifica al concetto il senso del cinema e chiama l'amico «produttore creativo» Gianluca Arcopinto per raccontarci com'è complicato stare in equilibrio nel cinema e nella vita, circumnavigando il documentario ma con la voglia di sfociare nella fiction con due attori di gran classe." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 21 settembre 2017)

"Don Giuseppe non molla, a costo di inimicarsi i fedeli, a costo di provocare irreparabili conseguenze, a costo della propria incolumità fisica, a costo di perdere il sostegno del predecessore. Chi fa la cosa giusta? Quarto film di Vincenzo Marra, preziosa risorsa del cinema italiano." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 21 settembre 2017)

"(...) seguendo nell''Equilibrio' di Vincenzo Marra (...) il doloroso percorso di Don Giuseppe, quasi un Cristo che avanza tenace tra minacce e disperazione, si capisce che in certi luoghi niente è semplice, nemmeno seguire la luce di Dio (...). Inquadrato dall'inizio alla fine del film, in lunghi piani sequenza, Don Giuseppe, con il suo carico di energia e sofferenza, è una figura drammatica che lascia un segno profondo. Come il film di Marra (...)." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 21 settembre 2017)

"Tratto da un mix di storie vere, il film soffre di qualche aggiunta forzata - il caso di pedofilia ispirato agli orrori di Caivano - ma riesce a trasmettere il senso di situazioni spaventose, ma in qualche modo tragicamente trascendenti il solito compitino di protesta contro Stato e Chiesa. Se alla fine il pubblico può avvicinarsi all'essenza dell'inevitabile scontro tra un concetto astratto di fede e la pragmatica tutela del bene di una comunità, il merito va soprattutto alla perizia con cui un one-man- show come Borrelli è stato messo in grado di racchiudere la propria imponente personalità nelle pulsazioni di un percorso spirituale che nutrono il film più della trama." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 22 settembre 2017)
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