L'eletto

Le Concile de pierre

FRANCIA, ITALIA, GERMANIA - 2006
L'eletto
Laura Siprien, una scienziata francese, ha paura di essere sul punto di perdere la ragione. Da alcune settimane è preda di strane allucinazioni che la mettono in uno stato di angoscia da cui non riesce a venire fuori. Realtà e sogno si mescolano e Laura inizia a chiedersi chi sia realmente suo figlio e da dove venga. Sul busto del bambino da qualche giorno è apparso uno strano segno. Quando viene rapito, pochi giorni prima del suo settimo compleanno, Laura inizia a cercarlo con ogni mezzo a sua disposizione. La attende un viaggio al limite del mondo e del fantastico, in cui può succedere di tutto...
  • Altri titoli:
    Il Concilio di pietra
    The Stone Council
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: "Il concilio di pietra" di Jean-Christophe Grangé (ed. Garzanti, 2001)
  • Produzione: UGC YM, INTEGRAL FILM, RAI CINEMA, TF1 FILMS PRODUCTION, CANAL +, CINE CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION (2007)
  • Data uscita 15 Giugno 2007

TRAILER

RECENSIONE

di Alessandro Boschi

Tratto dal bestseller di Jean-Christophe Grangé, L’eletto (in originale Il Consiglio di Pietra), è una storia sospesa a metà tra mondo reale e sovrannaturale. Laura Siprien, in un crescendo di eventi inspiegabili, comprende che la vita del figlio adottivo di origine mongola Liu-San è in pericolo e, suo malgrado, nasconde un minaccioso segreto. Al punto che la madre non sa più di chi fidarsi e da chi doversi difendere. La trama si sviluppa in maniera faticosa e non bastano le varianti esoteriche, gli splendidi paesaggi della Mongolia e le scene al limite dello splatter a risollevare le sorti di un film piuttosto involuto. In tutto ciò la cosa migliore è proprio Monica Bellucci, protagonista assoluta della storia, che interpreta il suo ruolo con sobrietà e misura. È risaputo che l’attrice, trapiantata in Francia, si trova molto più a suo agio a recitare in lingua francese che non in italiano, dovendosi in quel caso preoccupare troppo dell’accento umbro, per la precisione tifernate (che non è quello della fantastica imitazione di Gabriella Germani). Stona un po’, quasi disturba, l’espediente che viene trovato per farcela vedere come mamma l’ha fatta, quasi che un suo nudo integrale, per motivi di box office, sia dovuto per contratto. Nel film c’è anche Catherine Deneuve, e vedere le due attrici, una di fronte all’altra, ci spinge ad esaltare ancora una volta la democraticità del mezzo cinematografico.

NOTE

- PRESENTATO ALLA I^ EDIZIONE DI 'CINEMA. FESTA INTERNAZIONALE DI ROMA' (2006) NELLA SEZIONE 'PREMIÈRE'.

CRITICA

"E il titolo fa riferimento a una leggenda, o superstizione, radicata tra le popolazioni nomadi della Mongolia. (...) Ma quest'origine l'apprenderemo farraginosamente strada facendo, apprendendo anche il complicato intreccio fra spionaggio russo e una specie di setta (capeggiata da un'infame Catherine Deneuve) che vuole rapire il bambino - percepito come una specie di Messia - perchè sacrificarlo garantirebbe l'immortalità. (...) In look ed espressioni per niente glamour, anzi piuttosto dimessi, Monica si disimpegna con onore." (Paolo D'Agostini, la Repubblica. 18 ottobre 2006)

"Il francese 'Le Concile de pierre' imbocca la strada del facile sensazionalismo immergendo la protagonista Monica Bellucci in uno sgangherato teatrino di riti segreti, prodigi in 3D, scienziati ambigui e simbolismi indecenti." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 18 ottobre 2006)

"'Il concilio di pietra' uscirà doppiato in italiano, ma con un titolo inglese, 'The Stone Council', sebbene girato dal francese Guillaume Nicloux e interpretato, sempre in francese, da una Monica Bellucci nel ruolo - logoro - di una madre in ambasce per il figlio adottivo rapito. È questo un film frutto di un condensato d'altri film: 'I fiumi di porpora' (tratto sempre da Grangé), 'Il senso di Smilla per la neve', 'Il codice da Vinci', più le angosce di Chernobyl e un pizzico di soprannaturale." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 18 ottobre 2006)

"Ventidue milioni di euro, un romanziere di successo alle spalle, una star che rischia il cambio di look ed ecco che arriva il flop. Ma non è colpa di Monica Bellucci, convincente madre coraggio dai capelli corti-corti e vestiti larghi-larghi anticurve. La responsabilità dell'insuccesso de 'L'eletto' è da imputare al regista Guillaume Nicloux che adatta senza nerbo il thriller esoterico firmato Jean-Christophe Grangé ('I fiumi di porpora') che vede una giovane madre viaggiare fino alla Mongolia per salvare il figlio adottivo da un complotto satanista. (...) Manca la suspance. Tutto è maledettamente chiaro fin dai primi cinque minuti. La Bellucci si impegna e il suo sforzo è ammirevole. Ma non è con operazioni così fiacche che il cinema europeo può contrastare Hollywood sul terreno del cinema fantastico. Si prenda invece esempio dal geniale russo a basso budget Timur Bekmambetov regista della potente saga 'I guardiani della notte'." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 15 giugno 2007)

"Sotto la suggestiva vernice fotografica di Peter Suschitzky trovi il solito horror fantastico, moderatamente invogliante finché suggerisce la minaccia e risibile quando la rende esplicita. (...) Con i capelli tagliati corti, vestita in modo qualsiasi quasi a mortificare la sua bellezza, la Bellucci è una plausibile madre coraggio almeno nei limiti concessi dal film. A uscirne malissimo sono, invece, Catherine Deneuve, ambiziosa studiosa di magia, e Moritz Bleibtreu e Sami Bouajila, due attori che nel 2006 sono stati impalmati per la migliore interpretazione l'uno a Berlino e l'altro a Cannes e qui non sembrano davvero degni dell'onore." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 15 giugno 2007)

"Un gran pastrocchio, per dirla alla Fellini, diretto da un ex promettente regista francese, Guillame Nicloux che sposa le peggiori tentazioni del noir paranormale e del fanta thriller alla francese nella sagra del déja vu. Con la diva d' oltralpe Monica Bellucci bella ed inedita in una versione bruna con frangetta e figlio adottivo ricercato da una setta satanica. (...) A nulla possono gli optional di una buona confezione, il film rimane un pasticcio che non provoca alcuna paura neppure nella sequenza iniziale su cui l'autore punta l'en plein. Un sogno che sbiadisce, nonostante la buonissima volontà della Bellucci." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 15 giugno 2007)
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