L'educazione fisica delle fanciulle

The Fine Art of Love: Mine Ha-Ha

ITALIA, GRAN BRETAGNA, REPUBBLICA CECA - 2005
L'educazione fisica delle fanciulle
In Turingia, negli anni a cavallo tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, sei ragazze di sedici anni sono ospiti sin dall'infanzia in un lussuoso collegio dove imparano l'arte della musica, della danza e delle buone maniere. All'apparenza tutto sembra idilliaco nonostante la severità del corpo insegnante, ma in realtà dietro la facciata si nasconde un terribile segreto gelosamente custodito dall'austera direttrice. Una delle ragazze, Vera, meno ingenua delle altre, cercherà di scoprire la verità...
  • Altri titoli:
    The Grooming
    Hidalla Mine-Ha Ha
    Laughing Water
  • Durata: 107'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Tratto da: romanzo "Mine-HaHa, l'educazione fisica delle fanciulle" di Frank Wedekind
  • Produzione: IDA DI BENEDETTO, STEFANIA BIFANO, IAN BALZER, ANDRE' DJAOUI, PATRICK IRVIN PER TITANIA PRODUZIONI, BALZER INTERNATIONAL FILMS (BIF) LTD., BOX FILM, CREATIVE PARTNERS LTD., RAI CINEMA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 25 Novembre 2005

RECENSIONE

di Diego Giuliani
Un secolo fa era irriverente, anticonformista, ribelle. Di The Fine Art of Love - Mine Ha-Ha resta oggi un quadretto denso d'atmosfere, che diluisce nella forma la carica dirompente dell'originale letterario. La firma era quella di Frank Wedekind: romanziere e commediografo iconoclasta, censurato al debutto nel 1891 per il candore con cui svelava le ipocrisie borghesi di fine ‘800. Emulo degli eccessi di Baudelaire e Verlaine, Wedekind adotta la forma dell'indagine (anche empirica), come grimaldello della sua denuncia. Ribellione giovanile, repressione e scoperta della sessualità i temi portanti che tornano anche in questo adattamento, firmato a quattro mani da Alberto Lattuada e Ottavio Jemma. L'impero è al tramonto, all'orizzonte si profila il nazionalismo tedesco. Quel che resta della classe dirigente austro-ungarica si aggrappa ai suoi fasti, curando allo spasmo l'educazione delle giovani. Un'etichetta ferrea, che non lascia spazio al sentimento e non disdegna la mortificazione fisica. Siamo in Turingia, eppure dalle parti delle suore scozzesi di Peter Mullan: il collegio in cui Hidalla e Vera vengono rinchiuse con le loro compagne è un'isola al di fuori del tempo e dello spazio, sorvegliata da mute di ferocissimi Dobermann. Fotografia cupa, riprese efficaci, dialoghi appena accennati: l'oppressione è a tratti palpabile, ma John Irvin sembra poi smarrirsi per strada. Brava Jacqueline Bisset nei panni della direttrice repressa, il regista inglese mette troppa carne al fuoco, perdendosi in un dedalo di vicende e personaggi appena schizzati. Fulcro della storia è la ribellione vitale delle ragazze protagoniste. Una vicenda che passa per la ricerca di sé e delle proprie origini, tingendosi poi di thriller a confronto con le macabre scoperte sui metodi e le frustrazioni che avvelenano il collegio. Una crepa rivelatrice di una società in declino, che contagia anche gli stessi vertici della scuola, travolgendo chiunque provi ad opporsi. Eccezion fatta per Galatea Ranzi ed Eva Grimaldi, istitutrice ferrea dal dubbio apporto alla qualità del film, gli altri italiani fanno appena corollario. Decisivo ma minimale il ruolo di Urbano Barberini, quello di Lo Verso sembra addirittura un errore di sceneggiatura: si affaccia sullo schermo in qualità di commissario e illude su sviluppi che non arriveranno. L'atmosfera non manca e le giovani protagoniste svettano sul resto del cast, ma la versione laica di The Magdalene Sisters soffre dell'ombra del film di Peter Mullan.

NOTE

- SUPERVISIONE ALLA SCENOGRAFIA: DANTE FERRETTI.

- FUORI CONCORSO ALLA 62MA MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2005).

CRITICA

"'L'educazione fisica delle fanciulle' mette subito soggezione perché ispirato al romanzo dal titolo inquietante, 'Mine Ha-Ha, l'educazione fisica delle fanciulle', scritto nel 1903 da Frank Wedekind, in una situazione claustrofobica, nella fortezza di Konigstein dove era stato rinchiuso per lesa maestà, a causa delle sue poesie antimonarchiche. Ma poi ci aveva pensato Alberto Lattuada, regista appassionato di turbamenti adolescenziali, che da decenni sognava di farne un film, a scrivere con Ottavio Jemma una sceneggiatura meno sulfurea anche se non morigerata: e il regista inglese John Irvin a farne un film né bello né brutto, un po' mistery e un po' horror, di un erotismo letterario in qualche modo fuori tempo, come se la Claudine di Colette dopo aver pasticciato con le compagne di scuola, si fosse trovata davanti al castello di 'Histoire d'O' della Reage e ne fosse fuggita a gambe levate". (Natalia Aspesi, 'la Repubblica', 1 settembre 2005)

"Il grande scomparso Alberto Lattuada, che a Venezia avrebbe meritato una personale, si rifà vivo da solo attraverso una sceneggiatura sulla quale l'inglese John Irvin ha realizzato per una produzione italiana 'L'Educazione Fisica delle Fanciulle'. Lo spunto è tratto da un classico di Frank Wedekind (1864 - 1918), 'Mine Ha-Ha'. Partendo da questo libretto, pubblicato da Adelphi, dove un gruppo di orfanelle tenute segregate dal mondo vengono addestrate alla danza classica, Lattuada reinventò un intreccio di violenze, quasi una metafora dell'orrore dei lager. La fantasia onirica ed evanescente di Wedekind diventa così un'atroce variante della favola di Cenerentola, dove l'incontro con il principe si conclude con uno stupro. Possiamo rimpiangere che al nostro Alberto non sia stato concesso di realizzare personalmente la sua visione acre e paradossale, ma bisogna riconoscere che Irvin ha messo in scena questo inferno delle fanciulle con interpreti ben scelti e in una accurata e suggestiva ambientazione mitteleuropea". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 1 settembre 2005)

"Adattato da Ottavio Jemma e Alberto Lattuada, 'Mine-Haha' doveva essere l'ultimo film del grande regista milanese scomparso quest'estate. Invece il copione è finito nelle mani superprofessionali del britannico John Irvin che ne ha tratto un'illustrazione minuziosa ma un poco ovvia, un horror sociale accuratissimo nella ricostruzione d'ambiente, scene, costumi, gesti, etichetta, ma stranamente privo di atmosfera, forse perché girato nell'algido inglese delle co-produzioni, e perennemente indeciso fra psicologia e metafora, verosimiglianza storica e fuga nell'astrazione. Con pagine di orrore vero (la giovinetta in fuga sbranata dai cani nella notte, allusione ad altri e futuri campi di prigionia). E bruschi ritorni al contesto originario che anziché rafforzare indeboliscono il tutto. Peccato, perché nella prima metà del film Irvin e le sue affiatatissime interpreti accumulano tensione e mistero. La direttrice-kapò Jacqueline Bisset, l'insegnante di danza Silvia De Santis, innamorata di un'allieva, le inquietanti comprimarie Galatea Ranzi ed Eva Grimaldi, per non parlare delle ragazze fra cui spicca la bravissima Hannah Taylor-Gordon, intrecciano un crescendo di segreti, intrighi, passioni proibite, soluzioni efferate, che oggi siamo abituati a incontrare solo nei più efferati horror asiatici. Ma che qui, curiosamente, non trovano mai la giusta misura." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 1 settembre 2005)

"In 'L'educazione fisica delle fanciulle', tratto da una sceneggiatura scritta (con Ottavio Jemma) dal recentemente scomparso Alberto Lattuada sulla base del romanzo 'Mine Ha-Ha' di Wedekind, John Irvin tratta con un pizzico di audacia e una dose più robusta di prudenza il tema sempre attuale del controllo sociale e della perdita dell'innocenza. (...) Nell'ambito di un cinema italiano pervicacemente provinciale e tematicamente adolescenziale, questa coproduzione italo-ceco-britannica dimostra una certa fantasia e un insolito coraggio; peccato che manchi all'appello dello schermo una sterzata linguistica, una scommessa stilistica, un turbine creativo che sconvolga il compitino e cerchi un vero aggancio con il vigore erotico e l'afflato iconoclasta di un autore non a caso bandito a suo tempo come osceno" (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 1 settembre 2005)
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