L'autre

FRANCIA - 2008
L'autre
Anne-Marie e Alex si sono lasciati, amichevolmente, perché avevano idee molto diverse sulla loro vita di coppia: l'uno avrebbe voluto una vita coniugale, l'altra scalpitava per riconquistare la sua libertà. Tempo dopo, Anne-Marie viene sapere che il suo ex ha trovato una nuova compagna e, pervasa da un eccesso di gelosia, lascia libero sfogo a una follia minacciosa.
  • Altri titoli:
    The Other One
    Occupation
  • Durata: 97'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, FANTASY
  • Tratto da: romanzo "L'occupation" di Annie Ernaux
  • Produzione: AGAT FILMS & CIE, EX NIHILO, CANAL + (FRANCE), CINÉ CINÉMA
  • Distribuzione: FILMS DISTRIBUTION

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Parigina, 47 anni, sentimentalmente libera, emotivamente instabile. Si chiama Anne-Marie e la sua relazione con Alex è finita. Lui, assai più giovane di lei, avrebbe desiderato un impegno maggiore, forse un matrimonio. Lei, con un divorzio alle spalle e un lavoro da assistente sociale in corso, non ne vuole sapere. Si separano, ma rimangono amici. Fino al momento in cui lui non la rimpiazza con un'altra e lei, andata letteralmente fuori di testa, non inizia a tormentarlo escogitando maldestri sistemi di sabotaggio. Adattando il romanzo L'Occupation di Annie Ernaux, la coppia francese formata da Patrick Mario Bernard e Pierre Trividic (qui al secondo lungometraggio), inscena uno psicodramma al femminile che abbandona presto la strada del thriller per inseguire le traiettorie spezzate di un'anima. La tragedia della gelosia diventa così bivio esistenziale, momento di frattura in cui precipitano le sicurezze di una donna che perde all'improvviso il suo centro di gravità e scopre di non essere più né giovane né bella. L'abbandono è per la protagonista il trauma necessario, il deserto che si deve attraversare (e l'attraversamento, in autostrada, in bus, in treno, a piedi, è una metaforizzazione visiva ricorrente nel film) per guardarsi allo specchio e scoprire che la donna conosciuta è diventata un'altra. Un processo figurativizzato con la psicosi e lo sdoppiamento che, pur con qualche eccesso (come nel gesto autolesionista del martello), si regge sulla forza persuasiva della messa in scena e lo splendido assolo di Dominique Blanc, cane randagio più prossimo alla fine del viaggio (la malattia che colpisce l'ex marito segnala proprio l'ineluttabile corso della vita) che al suo principio. Un'interpretazione, la sua, che mira alla Coppa Volpi e colpisce lo spettatore al cuore.

NOTE

- COPPA VOLPI PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE FEMMINILE A DOMINIQUE BLANC ALLA 65. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2008).

CRITICA

"Ispirato al romanzo 'L'occupation' di Anne Fremaux (Gallimard), il film ha qualche momento di umorismo e una regia non banale. Suggestive le immagini notturne, efficace la protagonista che sembra non prendersi sul serio nemmeno quando copre gli specchi e nel delirio spacca gli impianti elettrici di casa. Ma l'insieme rischia di essere monocorde e l'abuso della macchina a mano, rinnegata ormai pure da Lars Von Trier, alla fine stanca". (Gloria Satta, 'Il Messaggero', 1 settembre 2008)

"Intrigante, ma purtroppo noioso 'L'autre' di P. M. Bernard e P. Trividic: un'allusiva fantasia di schermaglie coniugali in cui la gelosia e la follia s'inseguono in un labirinto onirico alla Marienbad". (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 1 settembre 2008)

"Sospeso tra gangster movie e fantascienza, realtà cruda e fiction, il film non convince fino in fondo e rischia di annoiare". (Debora Danesi, 'Il Tempo', 31 agosto 2008)

"Liberateci dai film francesi vacui e ambiziosi e dalle sue femmine che ci tengono un'ora e mezza davanti al niente travestito da complessità. Ma perché, senza aspettare che se la dia da sé in un impeto autolesionista, quella bella mazzata in fronte non gliela dà molto prima il povero ragazzo al quale ha tolto la pace?". (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 1 settembre 2008)

"Ambientato in un oggi freddo e indifferente, dove la tecnologia sembra dare l'impressione di controllare ogni cosa, 'L'autre' costruisce scena dopo scena il ritratto di Anne-Marie (un'ottima Dominique Blanc), quarantasettenne tornata single perché vuole vivere la propria vita. (...) Conoscitori di Lovecraft, a cui hanno dedicato un documentario di cui si dice un gran bene, Bernard e Trividic sembrano recuperare le atmosfere inquietanti e ambigue dello scrittore per far entrare lo spettatore nella follia della loro protagonista. E lo fanno con una scelta di stile rigorosa e funzionale, dove a volte le cose reali sembrano perdere la loro identità e lo spazio annullare i suoi confini, senza però cedere agli effetti più plateali ma riuscendo a trasformare lo smarrimento della mente in uno smarrimento della realtà". (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 1 settembre 2008)

"Con la minuzia e i modi cincischiati di certo stile francese, il film racconta la rabbiosa disperazione e poi la follia d'una donna separata dall'amante, che perde la testa quando viene a sapere che un'altra l'ha sostituita. Non ha più controllo: telefona alla rivale insultandola volgarmente (e neppure sa se il numero sia quello giusto), convoca l'ex amante e gli amici, saltella, si specchia, crede di vedere ovunque un'altra se stessa rivale. Tutto questo non è filtrato né diventa eloquente: è quello che è e basta. Lo stesso capita con i paesaggi di Parigi periferica diurna o notturna: ma nel cinema anche i paesaggi debbono significare qualcosa. Se dicono nulla, tanto vale comprarsi una cartolina". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 1 settembre 2008)

"Di originale c'è la ricostruzione visiva del mondo di Anne-Marie, l'abitazione controllata dal computer, le case di disadattati che assiste? La città di frenetica immobilità. Sfumato, sfuggente, raffinato". (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 1 settembre 2008)
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