L'Armée du salut

FRANCIA, MAROCCO - 2013
3/5
L'Armée du salut
Il giovane Abdellah vive a Casablanca. Il ragazzo passa le sue giornate in casa e quando esce, è per incontrare uomini con cui ha fortuiti rapporti sessuali. Abdellah vive con la sua numerosa famiglia; con suo padre ha un rapporto conflittuale e di complicità allo stesso tempo, mentre adora suo fratello maggiore Slimane. Tuttavia quest'ultimo, durante una vacanza, lo abbandona. Dieci anni dopo, Abdellah convive con il suo amante svizzero, Jean, e decide di lasciare il Marocco per andare a Ginevra. Terminata la relazione con Jean, Abdellah vuole ricominciare, da solo, una nuova vita; trova quindi riparo in una casa dell'Esercito della Salvezza...
  • Altri titoli:
    Salvation Army
  • Durata: 84'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP (1:1.85)
  • Tratto da: dal romanzo "L'esercito della salvezza" di Abdellah Taïa (Isbn Edizioni)
  • Produzione: LES FILMS DE PIERRE IN COPRODUZIONE CON LES FILMS PELLÉAS, RITA PRODUCTION, ALI N'FILMS

RECENSIONE

di Angela Prudenzi
È un perfetto esempio di film in cui autobiografia e finzione si sovrappongono, L'Armée du salut. L'opera prima dello scrittore Abdellah Taïa si nutre infatti delle esperienze dirette del regista, coraggiosamente dichiaratosi gay, cresciuto all'interno della chiusa e oppressiva società marocchina. L'alter ego dell'autore è un giovane cosciente della propria sessualità. Che vorrebbe vivere apertamente pur sapendo che nessuno, a cominciare dalla famiglia, approverebbe mai le sue scelte. Comincia così per lui una peregrinazione fisica e mentale in cerca di se stesso e del proprio posto nel mondo. Costruito in quattro atti, che corrispondono a diversi momenti della vita del protagonista, L'Armée du salut dal punto di vista narrativo avanza libero non preoccupandosi di seguire per forza un'evoluzione logica delle situazioni. Taïa porta al cinema il procedere tipico della scrittura letteraria, pur restando ancorato a una concezione assolutamente cinematografica. La libertà è tutta nel procedere per illuminazioni su momenti significativi della vita del protagonista, mentre stilisticamente le inquadrature mostrano un'attenzione quasi maniacale alla loro costruzione. Taïa dimostra insomma di avere uno sguardo, non soltanto qualcosa da raccontare. E il suo non è solo un film necessario, ma stilisticamente compiuto nonostante gli inevitabili limiti propri delle opere prime.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 28. SETTIMANA DELLA CRITICA (VENEZIA, 2013).
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