L'apprendista stregone

The Sorcerer's Apprentice

USA - 2010
2/5
L'apprendista stregone
Lo stregone Balthazar Blake deve proteggere la città di New York dai maligni intenti del suo nemico Maxim Horvath e dal suo aiutante illusionista, ma per sconfiggere i suoi avversari ha bisogno a sua volta di qualcuno accanto a sé che aumenti le sue forze. La scelta cade su Dave Stutler, un giovane inizialmente scettico che si lascera però ben presto conquistare dalle meraviglie della magia...
  • Durata: 111'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASY
  • Specifiche tecniche: ARCAM, 35 MM
  • Tratto da: poema omonimo di Johann Wolfgang Goethe
  • Produzione: WALT DISNEY PICTURES, BROKEN ROAD PRODUCTIONS, JERRY BRUCKHEIMER FILMS, JUNCTION ENTERTAINMENT, SATURN FILMS
  • Distribuzione: WALT DISNEY STUDIOS MOTION PICTURES, ITALIA
  • Data uscita 18 Agosto 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

L’apprendista stregone è un film che parte male, si risolleva, finisce in modo ridicolo. E’ frutto del sodalizio ritrovato tra il producer Jerry Bruckheimer, il regista Jon Turteltaub e Nicolas Cage, che si erano inventati qualche anno fa Il mistero dei templari, operazione molto simile a questa per la miscela di commedia, magia e avventura, e il risultato ibrido, un po’ omaggio divertito e un po’ balordo riciclo.
L’omonimia con il celebre episodio di Fantasia – il capolavoro Disney festeggia quest’anno 70 anni – non è puramente casuale: non bastasse la somiglianza col plot, ecco riproposta filologicamente la celebre “marcia dei manici di scopa”, a segnare il pregio e il limite del progetto, che ricorda le delizie della creme brulè servendosi della panna cotta. Meglio comunque dei tanti fondi di magazzino che riparano in sala nella torrida estate italiana.
E dire che il prologo non promette niente di buono, con quell’accavallarsi di immagini arredate con gusto discutibile, e nomi leggendari – non manca proprio nessuno: Re Artù, il Mago Merlino, Morgana, Balthazar – trucchi da baraccone e parrucconi trucidi, che Nicolas Cage si premura di non togliere mai per tutto il film. Fuor di magia, il film racconta dell’eterno scontro tra bene e male: il primo nelle mani di Balthazar Blake (Cage), l’aiutante retto di Merlino che attraversa i secoli alla ricerca di un eletto (il Sommo Merliniano, ovvero l’erede del grande mago) che spazzi via i nemici dell’umanità. L’eletto è ovviamente un insospettabile sfigato (Jay Baruchel), nè atletico nè bello, che vive nella Manhattan dei giorni nostri, coltiva una passione smisurata per Tesla e l’altra per una biondina lavata a candeggina, di cui è innamorato fin dalle elementari. Suo malgrado, diventerà l’apprendista di Nicolas Cage e l’ultimo barlume di speranza per quelli della nostra specie che nemmeno immaginano quale terribile minaccia rappresenti quel signore elegante – Alfred Molina con bastone e bombetta – che da un po’ di tempo si aggira sornione in città. Si chiama Maxim Horvath, come Balthazar è stato un fido servitore di Merlino, ma poi ha tradito come Giuda, quando cioè la fatona Veronica (Monica Bellucci) gli preferisce quel parruccone di Cage. Da allora si è venduto alla strega cattiva Morgana, imprigionata nel frattempo in una matrioska che Balthazar custodisce gelosamente e che Horvath dovrà recuperare.
La trama è questa. Sembra complicata ma non lo è, è poco originale ma ha il pregio di scivolare via lieve, e non disdegna l’ironia. La cosa migliore del film è che non si prende mai sul serio, le scaramucce tra Cage e Molina funzionano, Baruchel e la Palmer assicurano credibilità alla parte “commedia sentimentale” mentre gli effetti speciali, seppur poveri, hanno un non disprezzabile gusto retrò, da modernariato del fantasy. Riusciti anche i personaggi di contorno, come il morganiano Drake Stone (Toby Kebbell) che sfoggia un look alla Bowie ma fa il verso a una qualunque delle pop star vanesie di oggi.
Ci piacerebbe dire lo stesso della Bellucci – che gli autori hanno il buon gusto di utilizzare solo nei cinque minuti finali del film – ma sospettiamo che nella sua fugace apparizione non ci sia nulla di consapevole e autoironico. Non dell’Apprendista stregone avrebbe avuto bisogno la bella Monica, ma di un vero e proprio apprendistato attoriale.

NOTE

- NICOLAS CAGE FIGURA ANCHE COME PRODUTTORE ESECUTIVO.

CRITICA

"La parola chiave è: matrioska. Perché tutto, nella storia e nel destino de 'L'apprendista Stregone' (...) ruota attorno a un gioco ad incastri, tipico della caratteristica bambola russa. L'ultimo film ad alto tasso spettacolare in cui si consuma, ancora una volta, il fortunato matrimonio cinematografico tra il produttore Jerry Bruckheimer e la major Disney è il parto perfetto di un uomo - Bruckheimer, per l'appunto - che a tutti gli effetti è lo stregone numero uno di Hollywood. (...) Non fa eccezione, ovviamente, quest'ultimo predestinato blockbuster (150 milioni di dollari di budget) nel quale l'unica cosa assolutamente statica e immutabile è, come al solito, l'espressione di Nicolas Cage, simpatico eroe da genere adventure-fantasy, espressivo quanto un comodino dell'Ikea ma infallibile nel gestire storie assurde dove conta soprattutto saltare e scandire battute da spaccone. Difatti, non è un caso che ci sia sempre lui al centro di fughe, esplosioni e viaggi nel tempo di film targati Disney e Bruckheimer come 'Il mistero dei Templari' e 'Il mistero delle Pagine Perdute'. (...) Quanto alla nostra Monica nazionale - la Bellucci dalla erre arrotata e dal viso rinascimentale - bè, per lei il copione prevede un finale di passione e thrilling nel quale la diva ce lamette tutta. Ma l'incantesimo di convincere lo spettatore di avere qualcosa a che fare con la storia, proprio non riesce." (Ferruccio Gattuso, 'Il Giornale', 15 agosto 2010)

"Piacerà a chi ricorda il vecchio 'Fantasia' (non devono essere in pochi, ogni cartone disneyano ha avuto riedizioni per ogni generazione di spettatori) e non mancherà di commuoversi vedendo il vecchio episodio topolinesco riproposto, dilatato a quasi due ore di proiezione. E senza, ad appesantirlo, gli intellettualismi che avevano inceppato il film del 1940. Qui di intellettuali non ce n'è nemmeno l'ombra. C'è Nicolas Cage, e il regista Jon Turteltaub, artefice di 'Il mistero dei Templari', l'unico vero successo di Cage nel primo decennio del secolo. E c'è soprattutto Jerry Bruckheimer, il producer di action movies che da vent'anni colleziona più hits di qualsiasi altro collega (l'ultimo è 'Prince of Persia'). Reminiscenze disneyane a parte, 'L'apprendista stregone' è Bruckheimer al cento per cento. Quindi grandi scontri tra mago buono e stregone cattivo. Inseguimenti in auto (viaggiare contromano è una prerogativa degli eroi di Bruckheimer). I mostri più mostruosi a mettere a dura prova gli eroi (il gigantesco toro che carica il povero Cage). Insomma il prodottaccio tutto azione e FX è confezionato a dovere (il marchio Bruckheimer rimane solida garanzia). Certo la storia è di poco al di sopra della decenza. Confezionata con i cascami di tanti prodotti fantasy e giovanilistici (l'eroe nerd è il solito espediente per arruffianarsi gli spettatori giovani bruttarelli e imbranati). E la Bellucci? Che fa la Bellucci (tutti ce lo chiedono ogni volta)? Monica sta in scena 5 minuti e pronuncia 5 parole, e essendo un film per ragazzi non si sbiotta nemmeno una volta. Uno strazio." ('Libero', 20 agosto 2010)
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