L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza

O Ano em que Meus Pais Saíram de Férias

BRASILE - 2006
L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza
Brasile, 1970. Il mondo è in subbuglio per la guerra in Vietnam e la crescente ondata dittatoriale nei paesi del Sud America, ma per il dodicenne Mauro la preoccupazione principale è la nazionale di calcio brasiliana che sta per affrontare il mondiale di calcio in Messico. Tuttavia, gli avvenimenti del suo paese influenzeranno prepotentemente la vita del ragazzo, costretto a lasciare la tranquilla cittadina di Belo Horizonte per trasferirsi nel quartiere Bom Retiro di San Paolo, a casa di suo nonno, dopo che i suoi genitori, militanti di sinistra, abbandonano il Brasile per motivi politici. Purtroppo il nonno muore poco prima dell'arrivo del nipote e al suo arrivo Mauro si ritrova solo, senza sapere come rintracciare la famiglia. Dopo l'iniziale riluttanza, a prendersi cura di lui ci penserà Shlomo, il responsabile della sinagoga, ed il ragazzo entrerà così in contatto con il variopinto e multiculturale universo del quartiere composto da ebrei, italiani, greci e arabi insieme ai quali condividerà anche la sua passione calcistica e sperimenterà le gioie e i dolori dell'ingresso nell'età adulta...
  • Altri titoli:
    Das Jahr als meine Eltern im Urlaub waren
    L'année où mes parents partirent en vacances
    The Year My Parents Went on Vacation
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: GULLANE FILMES, CAOS PRODUÇÕES, MIRAVISTA, GLOBO FILMES, LEREBY, TELEIMAGE, LOCALL
  • Distribuzione: LUCKY RED (2008)
  • Data uscita 6 Giugno 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Anna Maria Pasetti

Vincere o morire. Mai tradire. Così nel 1970 in un Brasile a doppio binario ma dall’unica e sacra norma. Tanto valida contro la dittatura quanto sul campo di calcio, dove “a tutti è concesso sbagliare tranne al portiere”. Perché, appunto, il suo fallimento allude a un tradimento. Inequivocabile, il messaggio è il perno del secondo lungometraggio di Cao Hamburger, 44enne ebreo di San Paolo, che filtra le contraddizioni del suo Paese attraverso lo sguardo del 12enne Mauro. Grandi occhi blu, intelletto vivace e ovvia passione per il calcio, il bimbo (Michel Joelsas) è l’assoluto protagonista de L’anno che i miei genitori andarono in vacanza, commedia dalla mano lievissima su sfondo di piombo. Perché la “vacanza” del titolo è solo la scusa di mamma e papà per giustificare al pargolo una desaparecida coatta, aderendo i due al movimento comunista anti golpe. Parcheggiato all’uscio di casa del nonno paterno – che nel frattempo è morto a insaputa di tutti – Mauro trascorre nella dimora dell’anziano integralista Shlomo, amico del defunto, l’attesa del ritorno dei suoi, promessa in coincidenza con la finale dei Mondiali: proprio quella in cui la Seleção di Pelè bastonò gli Azzurri per 4 a 1. Applaudito a Berlino e candidato brasiliano agli ultimi Oscar, il film mantiene le premesse del buon soggetto originale, quadro tragi-comico del Paese che meglio di ogni altro sa conciliare gli opposti. Irresistibili i siparietti degli “scugnizzi” do Brasil, mai banale il contrappunto tra mondi paralleli, seppur i tormenti della dittatura militare del ventennio ’64- ’84 siano appena sfumati mentre le gioie dei trionfi calcistici più marcati. E non poteva che essere così: il racconto di un bambino che attende un padre sempre in ritardo. “La mamma mi ha detto che sono un esiliato e io ho capito che gli esiliati sono quelli i cui padri sono sempre terribilmente in ritardo, tanto da non tornare più”. Dalla scuderia del talent scout Fernando Meirelles (socio e produttore di Hamburger), ecco un cinema di sfumature che esce dalle favelas ma non dalla realtà.

NOTE

- IN CONCORSO AL 57MO FESTIVAL DI BERLINO (2007).

CRITICA

"Con il calcio e con delicata ironia ci si prende gioco della persecuzione nel film in concorso alla Berlinale 'L'anno che i miei genitori andarono in vacanza', del brasiliano Cao Hamburger. Di padre ebreo berlinese e madre italiana il regista ricorda la dittatura militare in Brasile di Emilio Garrastazu Médici sullo sfondo dei mondiali di Messico '70, quando l'Italia perse in finale contro il Brasile." (Salvatore Trapasi, 'Il Giornale', 10 febbraio 2007)

"Viene dal Brasile questo film sensibile e gentile nei modi di Truffaut, in cui si parla di questioni grosse mescolate ai goal dei Mondiali di calcio '70, con una sceneggiatura bilanciata tra il sommerso del dolore politico e quello che galleggia nel quotidiano, mixando argutamente sport e politica. (...) Film romanzo di formazione adolescenziale, datato anni 70 e presentato con successo alla Berlinale 07, opera seconda di un autore di tv, Cao Hamburger, specialista di infanzie, che non fa sconti ideologici alla dittatura ma insegue il sogno dell'infanzia e ne analizza i piccoli grandi traumi in modo personale, attraccando il racconto al fantastico cordone ombelicale di un decenne appassionato di vita e pallone. Un racconto fatto di memorie e rimpianti, non sempre immune da qualche sentimentalismo, ma godibile nel rapporto tra nonno e nipote secondo i modelli anche del nostro neorealismo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 5 giugno 2008)

"'L'anno in cui i miei genitori andarono in vacanza' è un film che sarebbe facile etichettare di formula se non fosse semplicemente, bonariamente irresistibile. Questione di feeling, come sempre. Ovvero di casting, di finezza del tocco, di un senso dei dettagli che dà scatto e spessore a ogni momento della strana estate di Mauro, perso come un astronauta dimenticato nello spazio in un polveroso quartiere ebraico di San Paolo, abitato quasi solo da anziani che parlano yiddish; mentre lui, di madre cristiana, non è nemmeno circonciso, come scopre sgomento il vecchio signore che lo prende in casa dopo la morte repentina del nonno... Diretto da un regista esperto in tv per l'infanzia, popolato da ragazzini (e soprattutto ragazzine) portentosi per simpatia ed espressività, 'L'anno in cui i miei...' schiva con eleganza e struggimento tutte le trappole dei film sospesi al punto di vista rivelatore (e un po' facile) del bambino. E conferma il momento di grazia del cinema brasiliano. Specie quando non tambureggia sul Grande Tema ma riscopre con garbo le sue molte anime." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 6 giugno 2008)

"Iniziazione alla vita, all'amore e alla consapevolezza che il mondo degli adulti non è poi così realtà altra,
'L'anno in cui...' rispetta tutte le convenzioni del cinema ad altezza bambino. Michel Joelsas (Mauro) sarebbe piaciuto al Visconti di 'Morte a Venezia': occhi azzurri, dolcezza nello sguardo, innocenza d'animo. Il bimbo palleggia in casa rompendo vetrinette, si lancia la palla in aria e si tuffa per riprenderla mimando le gesta del portiere verdeoro Felix, si isola dal mondo circostante pensando che l'unica gioia possa derivare dal telefono che non vuole suonare. Ma è il richiamo dello svezzamento adolescenziale a riportarlo 'dans la rue' ad osservare i prodromi della violenta repressione militare nella vicina sede universitaria covo di comunisti. Hamburger, forte di un'ambientazione d'epoca di classe, fa trapelare lo spettro innocuo del comunismo clandestino e il fantasma barbaro di un tragico epilogo militaresco." (Davide Turrini, 'Liberazione', 5 giugno 2008)
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