L'anima di un uomo

The Blues

USA, GERMANIA - 2002
L'anima di un uomo
In un dosato mix fra fiction, rare immagini di repertorio e spezzoni di documentari, le vicende personali e professionali, la musica e la vita, di tre esponenti di primo piano del mondo del blues: Skip James, Blind Willie Johnson e J.B. Lenoir. La pellicola è completata dall'interpretazione dei loro brani migliori da parte di musicisti contemporanei fra i quali Shemekia Copeland, Garland Jeffreys, Chris Thomas King, Cassandra Wilson, Lou Reed e Nick Cave.
  • Episodi: The Soul of a Man
  • Altri titoli:
    The Blues: l'anima di un uomo
    The Blues: Devil Got my Woman
    The Blues: l'anima di un volto
  • Durata: 60'
  • Colore: B/N
  • Genere: DOCUMENTARIO, MUSICALE
  • Produzione: ALEX GIBNEY E MARGARET BODDE PER VULCAN PRODUCTIONS, ROAD MOVIES, CAPPA PRODUCTIONS, JIGSAW PRODUCTIONS
  • Distribuzione: MIKADO (2003)
  • Data uscita 6 Giugno 2003

NOTE

- LA SERIE 'THE BLUES' E' STATA VOLUTA E COORDINATA DA MARTIN SCORSESE, IN OCCASIONE DELL'ANNO DEL BLUES. GLI ALTRI EPISODI SONO: "WARMING BY THE DEVIL'S FIRE" DI CHARLES BURNETT, "PIANO BLUES" DI CLINT EASTWOOD, "RED, WHITE AND BLUES" DI MIKE FIGGIS, "L'ANIMA DI UN UOMO" DI WIM WENDERS, "THE RAD TO MEMPHIS" DI RICHARD PEARCE E "GODFATHERS AND SON" DI MARC LEVIN.

- PRESENTATO AL FESTIVAL DI CANNES (2003).

- LA VERSIONE CONTENUTA NEL COFANETTO DISTRIBUITO PER L'HOME VIDEO DALLA STESSA MIKADO HA UNA DURATA DI 90'.

CRITICA

"Wim mescola sapientemente materiali di repertorio ripuliti e rimasterizzati con ricostruzioni in bianco e nero che simulano la fotografia d'epoca, raccontando l'arte dei protagonisti assieme alla loro personale vicenda umana; al caso, ne sottolinea il messaggio pacifico e antirazzista. Più che dalle parti del suo fortunato 'Buena Vista Social Club', il cineasta si tiene da quelle del film di un collega europeo come 'Mississippi Blues' di Bertrand Tavernier. Evita le interviste, che fanno troppo documentario, ma inserisce brani in cui i blues più famosi di James e Lenoir sono interpretati da musicisti di oggi, come John Mayall, Lou Reed, Los Lobos. Unica nota stonata la cornice, troppo 'wendersiana', del Voyager che erra per lo spazio portando in volo le canzoni da qui all'eternità". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 16 maggio 2003)

"L'incipit "cosmico" dà un'idea delle ambizioni dell'opera, primo capitolo di un vasto affresco collettivo sul blues (firmato anche da Eastwood, Scorsese, Burnett, etc.) e dell'approccio usato da Wenders. Che non azzeccherà un film di fiction da anni, ma in materia di musica non è secondo a nessuno. Specie se, come qui, usa ogni possibile linguaggio per riesumare una grande tradizione". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 6 giugno 2003).

"'L'anima di un uomo' è il risultato di un'idea molto nitida, che ne fa qualcosa di diverso da un documentario, di opposto a un videoclip: quella che il blues, pur trattando di problemi concreti e quotidiani, sia una musica metafisica e che la sua essenza sia la speranza - di una vita migliore sulla Terra e oltre - ossia la continua opposizione tra ciò che è e ciò che sarà, o dovrebbe essere. Unica nota stonata la cornice - troppo 'sovrannaturale' - della sonda Voyager che erra per lo spazio portando in volo una canzone di Blind Willie, 'Dark Was the Night', da qui all'eternità. Però film come questo meritano tutta l'attenzione e la fiducia dello spettatore che, al di là di ogni attesa, non solo ascolterà la splendida musica ma si sentirà anche raccontare storie bellissime, come e più che nel cinema di fiction". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 7 giugno 2003)

"La musica offre al regista sentimenti di primordiale complicità con la profondità dello spirito americano. In questo senso 'L'anima di un uomo' è parte perfetta del puzzle cinema di Wenders, che non a caso ora gira un western nel Grande Paese scritto dall'amico Sam Shepard. Per chi ama il
blues questo film è una manna, mixa eleganza formale e turbamento sostanziale, esprime ciò che la musica fa scoppiare nella mente di un uomo, tra profonde solidarietà su antiche ma sempre attuali ingiustizie. Wenders racconta ricreando il neo realismo l'umanità dei dimenticati: la musica è al crocevia di importanti scelte di vita. Si inizia e si finisce nell'assoluto spaziale, omaggio a '2001' di Kubrick, che su musica e cinema aveva liberato ogni fantasia". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 7 giugno 2003)
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