L'ANGOLO ROSSO - COLPEVOLE FINO A PROVA CONTRARIA

RED CORNER

USA - 1997
Avvocato di successo, Jack Moore in qualità di consulente e mediatore d'affari di un grande gruppo che opera nel settore dello spettacolo, arriva in Cina per portare a termine delle trattative riguardo alle comunicazioni via satellite. Il compito stavolta è molto delicato, perché per la prima volta la Cina sembra disponibile a siglare un trattato di questo tipo. Dopo una giornata di lavoro, Jack, in un locale notturno, avvicina una ragazza locale e passa la notte con lei. La mattina dopo viene svegliato dalla polizia : il corpo della ragazza privo di vita è accanto a lui. Arrestato per omicidio, abbandonato dai colleghi americani, Jack si trova ad affrontare un sistema giudiziario, in cui a tale accusa corrisponde sempre la condanna a morte. Jack può fare affidamento solo sull'avvocato che gli è stato assegnato d'ufficio, la giovane Shen Yuelin, che gli consiglia di dichiararsi colpevole. Ma Jack non intende accettare, riesce, attraverso molti colloqui, a convincere Shen della propria innocenza, cosicchè anche lei mette in atto ogni cavillo legale per guadagnare tempo e riuscire a capire come sono andati i fatti. Sapendo di rischiare in ogni momento la vita, Jack riesce a fuggire dalla prigione, a svolgere indagini, a fare a mano a mano luce sull'accaduto. Quando viene ripreso e si torna in aula, Jack è finalmente in grado di provare l'esistenza di un complotto finalizzato all'occultamento della verità, in cui sono coinvolti alti rappresentanti del governo cinese. Liberato, Jack è accompagnato all'aeroporto da Shen. Tra loro si erano create un'amicizia e un'intesa profonda.

CAST

CRITICA

"Chi si rivede, il film di propaganda. Mascherato da opera d'impegno, anzi di denuncia. Animato dalla presenza della star più buddista e filotibetana (ergo, anti-cinese) di Hollywood. Aggiornato all'epoca della globalizzazione. Ma kitsch e primario come i vecchi filmoni contro i nazisti o i comunisti. Solo che la guerra è finita, anche quella fredda. E fa effetto scoprire che per sfondare una porta aperta - in Cina si calpestano i diritti umani, guarda un po' - il cinema americano sa ancora essere così regressivo". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 17 giugno 1997)

"Gli ambienti sono stati ricostruiti a Los Angeles con estrema accuratezza, così come pare sia accurato il resoconto dell'agghiacciante iter giudiziario. Il risultato però è che per rispettare l'assunto realistico il film non pesca abbastanza nel romanzesco, mentre a causa della banalità della confezione tutto sembra un po' finto". (Alessandra Levatesi, 'La Stampa', 8 giugno 1998)

"Al contrario di ciò che appare dalle dichiarazioni di Gere, le convenzioni cui si rifà non sono però quelle del film di impegno civile; appartengono piuttosto al thriller, movimentato da sequenze d'azione come una rocambolesca fuga sui tetti dell'eroe. Che è vittima di una cospirazione misteriosa e un tantino macchinosa: al punto che la sceneggiatura, per venirne fuori, deve ricorrere in sottofinale a un classico deus-ex-machina. Detto ciò le due ore di proiezione sono coinvolgenti e la strana coppia formata dall'affascinante avvocato occidentale e dalla fragile, ma risoluta, ragazza cinese che crede nella giustizia ha tutti i numeri per commuovere gli spettatori romantici, giocando su una storia d'amore impossibile con epilogo (inconfessato) in stile 'Casablanca' ". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 6 giugno 1998)
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