L'amore ritrovato

ITALIA, FRANCIA - 2004
L'amore ritrovato
La storia d'amore tra Mario e Giovanna: lui è sposato e lavora in banca, mentre lei è una ragazza di umili origini che lavora come manicure a Livorno ed è nota per essere una ragazza "facile". S'incontrano per la prima volta in treno negli anni che precedono la Seconda Guerra Mondiale e da quel momento ha inizio una tormentata relazione che, tra abbandoni e riavvicinamenti, andrà avanti fino al 1945.
  • Altri titoli:
    Una storia d'amore
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, SENTIMENTALE
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:2,35)
  • Tratto da: liberamente tratto dal romanzo "Una relazione" di Carlo Cassola (Ed. Einaudi)
  • Produzione: DONATELLA BOTTI PER BIANCA FILM, MEDUSA FILM, PYRAMIDE PRODUCTIONS
  • Distribuzione: MEDUSA
  • Data uscita 17 Settembre 2004

RECENSIONE

di Angela Prudenzi
Per un amore perduto, quello di Nicole Kidman per il marito morto e mai dimenticato nel misterioso Birth, un amore ritrovato. Ritrovato ma non per questo felice, perché Maria e Carlo, che hanno avuto una relazione negli anni spensierati dell'adolescenza, si incontrano di nuovo quando le scelte di vita sono già state compiute. Lui, sposato e con un bambino appena nato, è un impiegato di banca, tipico rappresentante della piccola borghesia; lei, figlia del popolo, sbarca il lunario facendo la manicure al diurno della stazione di Livorno. Un legame proibito come tanti altri, se non fosse che la vicenda si svolge nel 1936. La passione, scandita dai viaggi in treno che i due, entrambi pendolari, compiono quotidianamente, è vissuta tra mille sensi di colpa. A questi si unisce la paura di provocare uno scandalo, di rovinarsi l'esistenza. Eppure gli amanti, dimentichi di tutto, continuano ad amarsi finché non sarà la storia, quella con la "S" maiuscola, a separarli. La guerra d'Africa è alle porte e Carlo parte per il fronte. Liberamente ispirato al romanzo Una relazione di Carlo Cassola, L'amore ritrovato si prende delle libertà rispetto al romanzo che trasformano nettamente le psicologie dei personaggi. Il Carlo di Mazzacurati è decisamente più positivo, meno bullo e maschilista, Maria dotata di una leggerezza che sulle pagine non era così evidente, entrambi appaiono troppo ubriachi della loro felicità. Cambiamenti, ancora, nella scelta di concentrare eccessivamente l'attenzione sulla realtà coppia, togliendo respiro al mondo che si muove intorno. Così la storia finisce con l'assottigliarsi intorno a un nucleo esile, fatto della fibra sottile di un sentimento che rimane sempre lo stesso nel corso del tempo. A tale fissità corrisponde una scarsa evoluzione interiore da parte dei personaggi. Spiace denunciare dei limiti narrativi, ma una maggiore scrittura avrebbe donato spessore e forza a un tema sempre intrigante per quanto abusato. Un'occasione mancata, come non era invece stato Il prete bello, realizzato da Mazzacurati a partire dal romanzo di Parise.

NOTE

- PRESENTATO FUORI CONCORSO ALLA 61MA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2004).

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2005 PER MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA (MAYA SANSA), MIGLIOR SCENOGRAFIA E MIGLIORI COSTUMI.

CRITICA

"'Alcuni 'buu' si sono sentiti alla proiezione fuori concorso di 'L'amore ritrovato' di Carlo Mazzacurati, da un romanzo di Cassola. Cronaca di un amore extraconiugale tra un bancario e una manicure, leggi Stefano Accorsi e Maya Sansa bravi e ben serviti dalle luci di Luca Bigazzi. (...) Se questa intendeva essere un'operazione retrò bisognava stare al gioco fino in fondo mantenendosi nella cifra di un'epoca in cui sullo schermo il sesso era allusivo; e la conclusione del film è un po' troppo conciliante. Tuttavia anche qui non c'è proprio niente da fischiare: un pubblico avvertito se la sarebbe cavata con un applauso, sia pure non entusiastico, perché la professionalità del prodotto merita ogni rispetto." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 9 settembre 2004)

"Il regista voleva esprimere 'qualcosa di sentito e di molto semplice', la 'profondità dei sentimenti', 'qualcosa di perduto'. Poteva cercarlo nell'oggi ma ha preferito cercarlo nel passato, forse nell'idealizzazione del passato. Deformando però così i tratti delle due figure letterarie, attribuendo a lui una tenerezza nuova e a lei una dignità nuova, modernizzandoli a dispetto del tempo e del luogo. Anche se le prestazioni dei due interpreti risultano, Sansa specialmente, convinte e convincenti. Bella 'partecipazione' di Marco Messeri ferroviere." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 9 settembre 2004)

"Perché un piccolo film inglese come quello di Leigh rende fedelmente lessici, abiti, stili, sfondi e situazioni d'epoca, e il medio film italiano di Mazzacurati imbrocca solo gli abiti (...).In un film che viene dal romanzo 'Una relazione' di Carlo Cassola certe inesattezze non si possono evidentemente attribuire al libro. Sono quindi farina degli sceneggiatori, fra i quali il regista. La sciatteria si riverbera sui dialoghi. Accorsi dice che, per un padre di famiglia come lui, ci sarebbe l'arresto, se si scoprisse la relazione adulterina con Maya Sansa. Paradossalmente lo dice dopo averla 'presa' all'aperto. E poi il reato di adulterio esisteva solo per la moglie, in caso di flagranza. Veniamo agli attori: Maya Sansa migliora di film in film, chiunque la diriga: con Mazzacurati, Accorsi risale dai minimi raggiunti con Placido, ma non è ancora ai massimi raggiunti con Muccino." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 9 settembre 2004)

"Il motore è la passione, ne 'L'amore ritrovato' di Carlo Mazzacurati con Maya Sansa e Stefano Accorsi, quella tra Giovanni e Maria, lui impiegato di banca, lei manicure in un negozio di parrucchiere a Livorno. C'è l'amore di un primo incontro, di un sentimento ritrovato, un addio e infine un'ultima chance di ripresa. Insomma un bel magazzino intimo ed estetico dove poter mettere le mani ma facendo una scelta precisa. Quella che non ha compiuto il regista, tanto che rimane negli occhi soprattutto la godibile ricostruzione della provincia. Ma l'amore trova poche parole e con lui la rabbia, le paure, le palpitazioni del cuore dei protagonisti. E la guerra arriva solo di riflesso, come gli specchi in cui Giovanni si osserva senza guardarsi." (Leonardo Jattarelli, 'Il Messaggero', 17 settembre 2004)

"Trascorsi oltre quarant'anni dagli sguaiati anatemi del Gruppo '63, sarà lecito dire che Carlo Cassola è un grande scrittore? Nel bel romanzo 'Una relazione' (Einaudi) Carlo Mazzacurati ha scoperto un felice pretesto per un film che ricorda le mezze tinte di Bolognini, ma rifacendosi al cinema degli anni '30 (di cui evoca l'immagine di Isa Miranda). (...) Narrato con tenerezza e accuratamente ambientato, il film scivola ogni tanto dalla semplicità al semplicismo. Il regista poteva curare di più la cornice storica e risparmiarsi certi indugi da paesaggista, la canzone di Brassens, la macchietta del ferroviere Messeri e alcune imbarazzanti fornicazioni del tutto fuori stile. Sarà il nuovo Mastroianni o il nuovo Volontè si dice ogni tanto degli attori nostrani; qui invece viene in mente che il bolognese Accorsi diventerà forse il nuovo Gino Cervi." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 18 settembre 2004)
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