L'amore ritorna

ITALIA - 2004
Luca, un attore quarantenne all'apice della carriera, viene ricoverato d'urgenza per un'emorragia polmonare. La malattia si rivelerà il mezzo attraverso cui ritrovare le sue radici, il rapporto con i suoi genitori e con gli amici veri così come lo renderà consapevole dell'egoismo e dell'indifferenza proprie di quello che per anni è stato il suo mondo...

CAST

NOTE

- NASTRO D'ARGENTO 2005 A GIOVANNA MEZZOGIORNO COME MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA.

- GIOVANNA MEZZOGIORNO E' STATA CANDIDATA AL DAVID DI DONATELLO 2005 COME MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA. IL FILM HA RICEVUTO ANCHE LA CANDIDATURA PER I MIGLIORI EFFETTI SPECIALI VISIVI.

CRITICA

"'L'amore ritorna' è un film affascinante che conferma l'assioma per cui la malattia che non ammazza migliora. Da questa variazione sul tema di '8 ½', con il personaggio io accompagnato da tutte le presenze della sua cerchia, il protagonista esce consapevole che "la malattia non è un'interruzione dell'esistenza, ne fa parte'' e che bisogna rispettare le ragioni degli altri. Incluse le compagne che hanno mollato l'egocentrico cineasta, prima Margherita Buy e poi Giovanna Mezzogiorno in gara di bravura. Bisognerebbe però elogiare gli interpreti in blocco: dalla Melato a Placido, da Eros Pagni al padre di Rubini, Mario, che sullo schermo caratterizza in modo delizioso il padre di Bentivoglio. E' quest'ultimo, ovviamente, il dominatore della situazione, con una partecipazione che riesce a sposare talento e verità." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 20 marzo 2004)

"Zitto zitto, piano piano, Sergio Rubini si va ritagliando uno spazio tutto suo nel nostro cinema sempre più normalizzato. Ed è uno spazio avventuroso, irregolare, felicemente caotico, com'è nell'indole di questo attore-regista che con 'L'amore ritorna' riprende ed approfondisce la personalissima mescolanza di elementi già presenti in 'Tutto l'amore che c'è' e ne 'L'anima gemella'. Sud, magia, autobiografia; e cinema, famiglia, memoria. Tutto serve a comporre questo (apparente) autoritratto che in realtà abbandona spesso il protagonista per seguire i personaggi di contorno con una capacità d'invenzione e una verità d'accenti non comuni. Ed ecco l'arrivo del padre alla stazione con le sue poesie sottobraccio; ecco la fuga in barella nelle strade trafficate di Milano, sotto la guida danzante della cugina; e poi le discussioni con una Buy sempre più brava, il barone dispotico e flautato (Eros Pagni), l'assistente di Bentivoglio segretamente innamorato di lui (Antonio Prisco). I puristi storceranno il naso per come Rubini mescola generi e registri, ieri e oggi, magico e quotidiano. Ma proprio in questa capacità di fondere, sporcare, inventare, sta forse il segreto del film." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 19 marzo 2004)

"Non c'è dubbio, Rubini lo deve sapere e non può meravigliarsi se viene notato e diventa materia giornalistica e critica: ha fatto un film sovraesposto, smodato, spudorato. Dove si è messo in scena, scopertamente autobiografico. (...) Se ci fosse un'ombra di equivoco: questo film ci è piaciuto molto. E' denso, vitale e contagiosamente autentico proprio perché straripante, senza freni. E bene ha fatto il restia a contenere la sottolineatura del 'cinema nel cinema', avrebbe mortificato la generosità di emozioni: è nelle cose che questo sia il racconto di come Rubini ha risolto i propri sospesi raccontandoli, senza spiegarlo. Partecipazione - vero cammeo - di Michele Placido, in camice bianco, da applauso a scena aperta." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 20 marzo 2004)
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