L'amore necessario

ITALIA, FRANCIA - 1991
Il raffinato architetto Ernesto e sua moglie Valentina, sposati da vent'anni, si sono molto amati, ma sono giunti alla crisi della mezza età, che rende soprattutto l'uomo timoroso della vecchiaia e della morte. Per evitare che la monotonia porti la noia nella loro unione, hanno fatto fra loro un patto per il quale possono avere delle brevi avventure con altri partner, purché resti immutato il legame che li unisce. Per le vacanze, si recano in un albergo con annessa casa di cura per anziani, dove è ospitata Pupella, madre di Ernesto, assai malandata, e i due coniugi notano una coppia di giovanissimi sposi, Giacomo e Diana, venuti a trovare la nonna, e subito Ernesto, invidioso del loro amore assoluto, che è per lui una sfida, propone alla moglie un perfido piano per produrre una crepa in quell'unione così perfetta, in modo da poter poi sedurre lui la ragazza e lei il giovanotto. Fatta amicizia con costoro, e imposta loro abilmente la compagnia sua e di sua moglie, Ernesto riesce, coi suoi cinici raggiri, a far accettare a Giacomo un convegno con la graziosa cameriera dell'albergo, Maddalena, e a farli poi sorprendere da Diana in modo che lei possa constatare il tradimento del marito. La giovane donna è profondamente turbata e l'architetto approfitta di ciò per diventare il suo confidente, assediandola sempre più da vicino con dolcezza. Ma egli non aveva previsto di innamorarsi seriamente di Diana, con la passione di un uomo maturo per una creatura giovanissima. Intanto anche Valentina sta seducendo Giacomo, oppresso dai rimorsi e allontanato dalla moglie. La notte in cui nell'albergo c'è una festa per gli ospiti, i due adulterî si realizzano: Diana cede nel bosco ad Ernesto, mentre Giacomo si lascia sedurre da Valentina, che però afferma di appartenere al marito. Ma il piacere e l'avventura durano solo una notte. All'alba i giovani sposi partono senza salutare nessuno: hanno perduto purezza e illusioni, ma vogliono restare insieme e decidono d'avere subito un bambino. Più tardi, soli nella loro casa, i due coniugi vivono sconsolatamente. Ernesto non riesce più ad avere rapporti amorosi con sua moglie: l'"amore necessario" è finito.
  • Altri titoli:
    Necessary Love
    L'amour nécessaire
  • Durata: 91'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA
  • Produzione: MARIO ORFINI E GIOVANNA ROMAGNOLI PER EIDOSCOPE INTERNATIONAL (ROMA), ANDRE' DJAOUI PER CINEMAX (PARIS), CANAL +
  • Distribuzione: TITANUS - TITANUS DISTRIBUZIONE VIDEO, NUMBER ONE VIDEO (SCHERMO ITALIANO)

CRITICA

"Qualcuno giura che il film in inglese è tutta un'altra cosa; peccato averlo visto in italiano, una lingua in cui le parole soprattutto quelle sbagliate sono pietre." (Irene Bignardi, 'La Repubblica', 6 settembre 1991).

"'L'amore necessario' di Fabio Carpi brulica di sentenze definitive sulla vita e l'amore, e deposita il suo bel soggetto tra le pagine di una sceneggiatura discontinua, a tratti disarmante nel frastagliamento qualitativo dei dialoghi." (Claudio Trionfera, 'Il Tempo', 6 settembre 1991).

"Da L'amore necessario' ci si porta a casa quello che rimane da un buon libro, quando non si svela del tutto alla prima lettura e ti lavora dentro." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 6 settembre 1991).

"'L'amore necessario' è più vicino al gusto europeo che a quello, poco portato alla meditazione e alle emozioni, di casa nostra." (Alfio Cantelli, 'Il Giornale', 6 settembre 1991).

"I fischi e le risate della platea ferocemente scafata del festival, un film come 'L'amore necessario' se li va a cercare. La compunzione dei toni, la freddezza raggelante della teorizzazione, la violenza delle citazioni letterarie, i filosofemi esistenziali in astratto interessanti ma spiattellati come una dichiarazione IRPEF , l'ammiccamento esplicativo affidato ad un implausibile attore presentatore, la sgradevolezza dei personaggi e lo stridore inverecondo delle battute fanno pensare che niente sia più estraneo di questo soggetto alle corde del regista." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 6 settembre 1991).

"La sapienza registica di F. Carpi è grande, ogni sua immagini limpida e perfetta." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 6 settembre 1991).
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