L'amore fatale

Enduring Love

GRAN BRETAGNA - 2004
L'amore fatale
Un pallone aerostatico con a bordo un bambino sfugge al controllo. Subito i presenti accorrono per tentare di riportare a terra il pallone e salvare così il bambino e un uomo rimasto appeso alle corde. Purtroppo uno dei soccorritori muore durante le operazioni di salvataggio. L'impotenza, lo sconcerto e il senso di colpa sono i sentimenti che toccano nel profondo la coscienza di uno dei presenti, Joe Rose, professore scientifico, razionale e laico, la cui vita verrà sconvolta dall'incontro con Jed Parry (anche lui tra quelli che hanno assistito alla tragedia), un ragazzo in preda a crisi mistiche che da subito parla di fede e della sua volontà di convertirlo a Dio. Dopo poche ore Joe riceve, in piena notte, la prima di mille telefonate. Inizia così la persecuzione amorosa di Parry...
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:2,35)
  • Tratto da: romanzo omonimo di Ian McEwan (Ed. Einaudi)
  • Produzione: KEVIN LOADER PER FREE RANGE FILMS, PATHE' PICTURES LTD, RIDGEWAY PRODUCTIONS LIMITED, FILMFOUR, INGENIOUS MEDIA, INSIDE TRACK FILMS, THE FILM COUNCIL, UK FILM COUNCIL
  • Distribuzione: MIKADO (2005)
  • Data uscita 8 Aprile 2005

NOTE

- PRESENTATO ALLA 61MA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2004) NELLA SEZIONE "MEZZANOTTE"

CRITICA

"Thriller dei sentimenti, il film intorbida i ruoli di vittima e carnefice, s'interroga sul senso dell'amore, adotta un andamento claustrofobico e persecutorio a significare che quel che vediamo è un viaggio all'interno della mente." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 8 settembre 2004)

"Chi ha letto il romanzo di Ian McEwan (Einaudi) sa che 'L'amore fatale' ha uno dei più begli incipit della narrativa contemporanea, ma il film di Roger Michell non è da meno. I colori, i sentimenti, la perdita di controllo, l'irrompere di una forza travolgente da cui non ci si libererà mai più: c'è tutto. Perché l'atletico Joe, giovane professore universitario, inizia a tormentarsi come il Lord Jim di Conrad per la sua (presunta) viltà. Chissà, forse poteva salvare quello sconosciuto, forse l'uomo è solo un animale più evoluto, la cultura, i sentimenti, la ragione, sono costruzioni mentali, anche noi siamo schiavi dell'istinto. (...) Ma a questo punto, malgrado le qualità consuete nel buon cinema inglese, la cura dell'ambientazione e la bravura degli attori, 'L'amore fatale' perde quota come il pallone dell'inizio. Quell'avventura tutta mentale, in soggettiva, inciampa nelle acque basse del verosimile; il gioco di specchi tra la follia passeggera di Joe e quella profonda ma invisibile dell'invasato Jed (tecnicamente: sindrome di Clerembault) si fa a tratti esibito. E se l'andatura quasi da thriller, il colpo di scena finale, la bella colonna sonora hitchcockiana di Jeremy Sams, salvano lo spettacolo, la metafora poetica della mongolfiera cede il passo a un racconto un poco ibrido, affollato di figure di contorno che anziché ampliare il tema centrale, la tendenza delirante di ogni amore, finiscono per sottrargli energia. Insomma un film a metà, con un inizio memorabile e un seguito più convenzionale. Difetto ricorrente nel cinema di derivazione letteraria. A meno che alla regia non ci sia un talento come la Jane Campion di una volta." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 8 aprile 2005)

"Un bel libro di McEwan (ed. Einaudi) diventa un bellissimo thriller dell'anima di Roger Michell, regista di 'Notting Hill' e di strani amori in 'The Mother'. (...) Diario di un uomo in cerca di affetto, anche mistico: sempre difficile esplorare le ragioni del cuore. Niente che non avesse già detto sir Shakespeare, ma il film è spudorato e genialmente ambiguo, conquista cuore e testa. Gli attori, Daniel Craig e Rhys Ifans, stanno proprio bene insieme." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 9 aprile 2005)

"L'eccentricità della storia ha il sopravvento su ogni altra considerazione. 'L'amore fatale', di Roger Michell, ha un inizio travolgente, originale ed emozionante ed un prosieguo meno allettante, con un'impennata finale che conduce dritta alla tragedia annunciata." (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 15 aprile 2005)

"Per chi cerca film non prestampati, 'L'amore fatale' può offrire un buon diversivo. Anche se, dopo un inizio folgorante e uno sviluppo insolito e intrigante, la trama, tratta da un romanzo di Ian McEwan, mostra inopinatamente la corda e viaggia verso il gran finale senza più nerbo né inventiva. È proprio quello che si riscontra in molti libri dell'autore (qui anche produttore esecutivo), eccellente nel far montare un'atmosfera, nel movimentare il corso esistenziale dei personaggi, nello scrutare la deriva dei destini individuali e poi disinteressato a serrare la suspense, a scolpire una logica consequenzialità dei fatti. Il regista Roger Michell ('The Mother', 'Notting Hill') punta molto sulle recitazioni che, in effetti, risultano d'altissimo livello; a cominciare da Daniel Craig e Samantha Morton (...) 'L'amore fatale' si raccomanda per il suo versante psicotico e morboso, per l'esplorazione del quid schizofrenico sottinteso a ogni passione e per l'impietoso smascheramento delle persone condannate a essere (o sembrare) razionali e realizzate. Per il resto vince la convenzionalità, non tanto dello scioglimento a effetto, ambientato nella stessa campagna oxfordiana dell'inizio, quanto della cadenza thrilling, strutturalmente estranea ai veri interessi di McEwan." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 16 aprile 2005)
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