L'amore buio

ITALIA - 2010
4/5
L'amore buio
Le ripercussioni e le conseguenze di uno stupro brutale ai danni della sedicenne Irene da parte di un gruppo di coetanei. Uno di loro, Ciro, denuncerà se stesso e i suoi compagni finendo in carcere. Irene, dal canto suo, è anche lei imprigionata a causa dell'aggressione fisica e psicologica subita. Gli universi di Irene e Ciro, seppur distanti, inizieranno lentamente un irresistibile avvicinamento.
  • Altri titoli:
    Dark Love
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: GIANNI MINERVINI PER L.G.M. - ELLEGIEMME IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA
  • Distribuzione: FANDANGO - DVD E BLU-RAY: FANDANGO HOME VIDEO (2011)
  • Data uscita 3 Settembre 2010

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Ciro (Gabriele Agrio) ha 16 anni. Insieme a tre coetanei, dopo una giornata di mare, violenta l'adolescente Irene (Irene De Angelis), ragazza della Napoli bene. Il giorno dopo si costituisce, facendo i nomi degli altri componenti del branco. Il suo mondo, per i successivi due anni, è circoscritto dalle sbarre del carcere di Nisida, così lontano e al tempo stesso così vicino alla prigione ovattata in cui finirà per rinchiudersi Irene.
La doppia faccia della luce, "febbrile e bruciata, estrema" per quello che riguarda Ciro, "pallida e fredda, quasi elegante" per raccontare Irene e la sua vita: è anche attraverso un ragionamento estetico così marcato e al tempo stesso ricco di sfumature che il nuovo film di Antonio Capuano - presentato al Lido alle Giornate degli Autori, in sala dal 3 settembre con Fandango - segna l'ennesimo punto a favore di un regista tra i più dotati dell'ultimo ventennio italiano: non nuovo al racconto della città di Napoli e dei suoi più giovani abitanti (Pianese Nunzio, 14 anni a maggio, Polvere di Napoli e La guerra di Mario su tutti), Capuano confeziona con L'amore buio (titolo bellissimo) un altro suggestivo, poetico e doloroso ritratto di due adolescenti, separati e distanti per estrazione sociale e abitudini (i due protagonisti, Agrio e De Angelis, sono stati proprio per questo cercati da Capuano uno nelle scuole di periferia, l'altra nei licei della città), irrimediabilmente attratti come solo gli opposti sanno essere, finendo per non incontrarsi mai. Ma capaci di raggiungersi, solo con uno sguardo, dai cancelli del carcere di Nisida alle strade di San Francisco, dove Irene si è trasferita al seguito del futuro marito, per l'unico finale possibile di un film che, allontanandosi, ritrovandosi e perdendosi insieme ai suoi personaggi, mantiene comunque caldo lo sguardo sul cuore di ognuno di loro. E su tutti i grandi attori di "contorno", dai genitori della ragazza, Luisa Ranieri e Corso Salani (alla sua ultima interpretazione prima della tragica scomparsa), a Fabrizio Gifuni e Valeria Golino (psicologa del carcere), brava e misurata come sempre, coraggiosa nel lasciarsi inquadrare con il viso poco curato (sopracciglia foltissime, peluria sulle labbra) per uno dei momenti più intensi del racconto, quando incontra per la prima volta Ciro e la sua idea di "bruttezza".

NOTE

- PRESENTATO ALLE 'GIORNATE DEGLI AUTORI' (VENEZIA 2010) HA RICEVUTO IL PREMIO 'LANTERNA MAGICA CGS'.

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2011 PER: MIGLIOR SCENEGGIATURA, SONORO IN PRESA DIRETTA E COLONNA SONORA (PASQUALE CATALANO È STATO CANDIDATO ANCHE PER "LA VERSIONE DI BARNEY" DI RICHARD J. LEWIS).

CRITICA

"Avevamo lasciato la macchina da presa di Antonio Capuano seguire la traiettoria di un aereo in cielo. Vibrante sguardo in soggettiva del protagonista de 'La guerra di Mario' (2005). Altro guappo schizzato dallo sporco della camorra, dopo 'Pianese Nunzio, 14 anni a maggio' (1996). Con 'L'amore buio', alle Giornate degli autori, il regista napoletano torna a raccontare l'adolescenza. Stacchi sincopati di montaggio e frame stop: è il linguaggio che fa subito la differenza nell'antefatto tragico. (...) Capuano si prende l'onere visivo e la responsabilità morale di far rifiorire i due caratteri principali attraverso un incerto riavvicinamento. E' la solita gabbia invisibile ma oppressiva che Capuano costruisce attorno ai suoi protagonisti: età inquieta in una città viscerale che sembra ricacciare i due ragazzi all'esterno, verso i bordi marciti. E la macchina da presa, pervicace, ricuce, esplorando i due mondi contrapposti, fino a farli sfiorare. Con un Corso Salani, dolce fantasma paterno. Lacrime, fazzoletti, grande cinema." (Davide Turrini, 'Liberazione', 2 settembre 2010)

"Antonio Capuano è alle Giornate degli Autori con un film dal titolo bellissimo, 'L'amore buio', che racconta nello stile perfetto dell'autore, colorando il sottoproletariato e decolorando la borghesia, una storia mai sentita. (...) Nuovo e bello, è l'ultimo film in cui si possa vedere Corso Salani, interprete del padre della ragazzina brutalizzata." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 2 settembre 2010)

"L' amore diventa qui conoscenza di sé, dell'altro, ci racconta una geografia che è fisica e prima ancora culturale. Diceva un amico: Napoli è come una sfogliatella riccia. In quale strato si trova Ciro (Gabriele Agrio) ragazzo dei quartieri col brillantino e quando parla c'è bisogno della traduzione in italiano? E a quale Irene (Irene de Angelis), ragazza della buona borghesia, fidanzata al liceo già a casa con un tizio borghese come lei e insopportabile, la madre isterica (Luisa Ranieri) e il padre distratto - meraviglioso Corso Salani con la sua aria svagata. Tutti gli attori sono fantastici, i ragazzi trovati nelle scuole napoletane, Fabrizio Gifuni, Valeria Golino ... Sono pochi i registi come Capuano a avere una sensibilità così viscerale verso gli attori. Sicuramente sono lontanissimi Ciro e Irene, il solo contatto che gli è permesso è per forza violento perché non si conoscono, perché tra di loro ci stanno la classe, la lingua, il disprezzo." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 2 settembre 2010)

"Antonio Capuano è un poeta sanguigno. Crea in dialetto e insulta con lo stesso linguaggio. Viscerale, autentico, come ci si aspetta sia uno della sua razza, un poeta. A Venezia ha portato 'L'amore buio'; un film importante, uno stupro di gruppo che invece, per il protagonista, diventa salvifico. Un film dai colori forti perché lui è così. Non stupiscono allora le sue reazioni nette davanti a quella che lui giudica un'ingiustizia, anzi, un'autentica scemenza: l'esclusione della sua creatura dalla competizione." (Michela Tamburrino, 'La Stampa', 2 settembre 2010)

"L'autore è Antonio Capuano che spesso, con il suo cinema, si è occupato di problematiche giovanili, da 'Vito e gli altri', a 'Pianese Nunzio', a 'La guerra di Mario'. Qui la sua indagine psicologica l'ha spinta fino agli estremi, con i turbamenti di quella stuprata e i tormenti spesso laceranti del giovane stupratore. La sua trovata è stata quella di raccontare i due drammi a distanza l'uno dall'altro - l'unico faccia a faccia è alla fine - e di costruire la sua storia spesso con ellissi e silenzi insistiti in modo da proporre, più che l'incontro, un confronto anche simbolico di due mondi e di due personalità quasi opposte, senza collegamenti fra loro. Analizzandovi al centro l'evoluzione di quei due caratteri che, intenzionalmente, poi non porta a compimento. Privilegiando il non detto. Potranno rilevarsi situazioni così fugaci da risultare inespresse se non addirittura pleonastiche e, attorno, figure secondarie senza approfondimenti precisi, ma nel suo complesso il film può convincere, specie per il linguaggio asciutto ma anche intenso con cui Capuano l'ha rappresentato. I protagonisti, Irene De Angelis e Gabriele Agrio, sono due esordienti. Scelti con attenzione." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 3 settembre 2010)
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