L'amore ai tempi del colera

Love in the Time of Cholera

GRAN BRETAGNA - 2007
L'amore ai tempi del colera
Cartagena, Colombia. L'addetto ai telegrammi, Florentino Ariza, è follemente innamorato della bella Fermina, figlia del commerciante di muli, Lorenzo Daza. Per conquistarla, Florentino scrive per lei versi e lettere così appassionati che Fermina arriva a ricambiare il suo amore. I due si frequentano di nascosto e si giurano amore eterno, ma il padre della ragazza ha in mente per lei un matrimonio di alto rango e quando scopre la loro relazione allontana la figlia dalla città. Passano gli anni e Fermina, nonostante il carattere indipendente, ha accettato di sposare una delle figure più importanti di Cartagena, il dottor Juvenal Urbino, che ha studiato in Europa e che grazie alle sue esperienze e alle sue capacità ha debellato il colera dilagante nel paese. Quando Florentino e Fermina si rincontrano, lui è diventato un ricco commerciante con tante esperienze alle spalle ma che non ha mai smesso di amare la donna della sua vita e spera ancora di poterla avere un giorno accanto a sé.
  • Durata: 132'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: (1:2.35) - DE LUXE
  • Tratto da: romanzo omonimo di Gabriel García Márquez (ed. Mondadori, 2005)
  • Produzione: NEW LINE CINEMA, STONE VILLAGE PICTURES, GROSVENOR PARK MEDIA
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Data uscita 21 Dicembre 2007

TRAILER

NOTE

- CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2008 PER LA MIGLIOR CANZONE ORIGINALE.

CRITICA

"Se c'è una qualità che non si può negare a Garcia Marquez è quella di una vitalità straripante e coinvolgente. Se c'è una qualità che manca alla versione cinematografica dell''Amore ai tempi del colera' è proprio quella della vitalità, della passione, dell'emozione. Di fronte a una storia d'amore che dura senza cedimenti (più o meno ...) per '53 anni, 7 mesi e 11 giorni (e notti)' il lettore non può trattenere la commozione e forse anche le lacrime. Mentre lo spettatore aspetta invano per due ore e 19 minuti che il ricordo della pagina scritta si accenda sullo schermo e sbocci come un fuoco d'artificio. (...) È evidente che la preoccupazione della produzione era per prima cosa quella di offrire uno spettacolo all'altezza della fama del romanzo: molte riprese nei luoghi reali in cui è ambientata la storia (Cartagena e la Colombia), grandi masse, la capacità di rendere credibili, e non solo sui volti degli attori, lo scorrere del tempo. Affidando alla fotografia di Affonso Beato e a un bel numero di tramonti il compito di accentuare ancora di più il lato spettacolare del film. Un cast senza vere star internazionali ma con attori di provata bravura avrebbe poi dovuto far pensare a un film dove la recitazione e più in generale la passione emotiva dovevano essere il perno dell'operazione. E invece proprio qui''L'amore ai tempi del colera' rivela le sue debolezze più grandi. (...) Quello che in Garcia Marquez è la vitalità sanguigna, e contraddittoria, degli esseri umani che possono dire sia di voler 'essere felici senza amore e suo malgrado' oppure che per vivere hanno assolutamente 'bisogno dell'amore', nel film diventa una specie di catalogo di avventure senza passione che un Bardem sempre più andreottesco (ingobbito e senza collo) inanella bellamente. Mentre Giovanna Mezzogiorno è costretta dentro la pelle di un personaggio che al cinema appare fin troppo raffreddato e distante. Il risultato è quello di cancellare l'emozione da una storia che proprio sul coinvolgimento passionale dovrebbe costruire il suo interesse. E viene il dubbio che, messo di fronte a una sceneggiatura più di testa che di pancia, Newell non abbia saputo trovare la chiave per superarne i limiti." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 21 dicembre 2007)

"Il risultato è un prodotto a metà, fedele nelle location e nel racconto, lontanissimo nella suggestione. Per quanto Marquez possa essere amato o meno, le sue pagine hanno il vantaggio di lavorare di fantasia, di giocare sull'iperbole realistica, di lasciare al lettore il compito di spaziare nelle sue emozioni. Se al cinema si tenta di essergli fedeli si finisce inevitabilmente per tradirne l'essenziale, l'elemento fantastico. E così è, anche questa volta. (...) Poche sono le cose che Newell usa male: bravi e diligenti gli attori, magnifici i paesaggi lussureggianti dei Caraibi, ipnotiche le musiche di Antonio Pinto cantate da Shakira (riprovevole invece la scelta di girare tutto in inglese). Fatto sta che per due ore e passa ci troviamo di fronte a una specie di soap molto colorata sull'amore come sentimento eterno, quello che non conosce tempo, al contrario della carne. E dove la struttura e qualche raffazzonamento non fanno che esaltare il carattere popolare(sco) dell'operazione. In questa chiave, il critico e i suoi giudizi piccati è meglio che si faccia da parte e lasci godere e piangere chi ne ha voglia." (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 21 dicembre 2007)

"Qualche tocco di sensualità annegato da pignolerie più illustrative che creative. Fa tenerezza lo sfacciato artificio di invecchiare Giovanna Mezzogiorno e Javier Bardem, una vera anticaglia." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 21 dicembre 2007)

"Nel film non manca nulla dell'universo tropicale, forse come era o come i luoghi comuni ce lo hanno fatto vedere: montagne verdi, alberi, uccelli e pappagalli, fuochi d'artificio, balli popolari, grandi piogge, fiumi, fiori, mercati, bordelli, cappelli di paglia, cattedrali biancorosate, lotte di galli. Quello che manca è l'emozione, la tensione: l'amore, appunto. Del resto persino Francesco Rosi non ci riuscì: la sua 'Cronaca d'una morte annunciata' risulta illustrativa, priva del sentimento della fatalità. E 'Cent'anni di solitudine', il maggiore romanzo di Marquez, non diventò mai un vero film. La grande letteratura latinoamericana, con il suo impasto di realismo e fiabesco, pare respingere il cinema: e questa volta, nonostante il bravo regista inglese, non è andata diversamente." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 21 dicembre 2007)

"Alla fine la cosa migliore del film non è, come lo spettatore poteva sperare, Javier Bardem, grande interprete di 'Mare dentro' e di 'Prima che sia notte', nei panni del perseverante Florentino Ariza, ma Giovanna Mezzogiorno nei panni della sua dea Fermina Daza, che nella reiterazione di quella che potrebbe diventare la sua cifra recitativa - l'algida scontrosa, più dura con se stessa che col mondo, come ne 'L'ultimo bacio' e 'La finestra di fronte' - diventa il vero elemento credibile del film. Dopotutto quale donna, passati i sedici anni, getterebbe alle ortiche ogni senno per seguire il bamboccione padoaschioppano che sembra il Florentino di Bardem per metà del film, e l'anziano che diventa nell'altra metà?" (Paola Casella, 'Europa Quotidiano', 21 dicembre 2007)
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