L'amico d'infanzia

ITALIA - 1993
L'amico d'infanzia
Arnold Gardner è nato in una piccola città dell'Indiana. Durante il periodo scolastico e successivamente quello universitario, ha stretto amicizia con un suo concittadino, Eddie Greenberg, con il quale ha condotto dai microfoni della radio trasmissioni musicali di successo. Oggi lavora a Chicago nella redazione di un programma di scarso ascolto, "La venticinquesima ora", un talk-show condotto da una vecchia volpe dello show-business: Duncan MacKay. La storia ha inizio il giorno in cui Duncan MacKay viene trovato morto in una suite di un hotel. La direzione del network decide di affidare la conduzione del programma allo stesso Arnold e la sua presenza crea immediatamente un vastissimo interesse fra i telespettatori. E' un momento di soddisfazione per lui ma, ecco riemergere proprio quell'Eddie Greenberg. E' malato, frustrato, risentito e invidioso del vecchio amico dal quale pretende una confessione piena e totale di antiche colpe. Arnold tenta di sottrarsi a questo ricatto ma Eddie è estremamente determinato a raggiungere il suo obiettivo. Uccide una serie di persone a scopo dimostrativo, Arnold è costretto a cedere, a raccontare in televisione in diretta il suo "segreto".
  • Altri titoli:
    The Childhood Friend
  • Durata: 102'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Produzione: ANTONIO AVATI E AURELIO DE LAURENTIIS PER DUEA FILM, FILMAURO
  • Distribuzione: FILMAURO (1994) - FILMAURO HOME VIDEO

NOTE

- REVISIONE MINISTERO MARZO 1994.

CRITICA

"Forse per il protrarsi delle suggestioni di 'Magnificat', film d'autore anche nei difetti, lo spettatore che si pone di fronte a 'L'amico d'infanzia' è portato istintivamente a valutarlo come opera ambiziosa e complessa. In effetti, sembra essere lo stesso Avati ad autorizzarlo fin dai titoli di testa, in cui la Chicago azzurra e geometrica della fotografia di Cesare Bastelli ci appare paese straniero ed inquietante in virtù dei solenni cromatismi del preludio del Parsifal. (...) Noi, che abbiamo sempre pensato che il cinema del simpatico e bravo regista bolognese funzionasse in misura inversamente proporzionale alle sue pretese, in 'L'amico d'infanzia' troviamo l'ennesimo conforto a questa ipotesi irriverente. Teso e stringato, tecnicamente inappuntabile nel suo robusto professionismo, non ha davvero nulla da invidiare a molti prodotti hollywoodiani del genere e conserva più di un tratto della freschezza naif dell'indimenticabile stagione del B-movie. Tra gli attori, tutti giovani e bene 'in parte' ci piace segnalare Jason Robards III, un figlio d'arte che somiglia come una goccia d'acqua al grandissimo genitore, il quale, ne siamo certi, da insuperabile maestro dell'understatement qual è, saprà insegnargli la difficile arte della nuance." (Paolo Vecchi, 'Cineforum' n.334. maggio 1994)

"Assurdo e poco convincente thrilled di un irriconoscibile Pupi Avati, che abbandona commedia e Padania per uno sconclusionato viaggio nella lontana (soprattutto dai suoi interessi) America, pur rimanendo fedele al tema a lui più caro, quello dell'amicizia. Per dimostrare che la tv è un regno di vipere gli bastava prendere l'Autosole e chiedere di viale Mazzini". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 25 giugno 2000)
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