L'amica geniale

ITALIA - 2018
Quando l'amica più importante della sua vita sembra essere scomparsa, Elena Greco, una signora anziana immersa in una casa piena di libri, accende il computer e inizia a scrivere la storia della loro amicizia. Raffaella Cerullo, che lei ha sempre chiamato Lila, l'ha conosciuta in prima elementare, nel 1950. Ambientata in una Napoli pericolosa e affascinante, inizia così la loro storia che copre oltre sessant'anni di vita e che tenta di raccontare il mistero di Lila, l'amica geniale di Elena, la sua migliore amica, la sua peggiore nemica.

CAST

NOTE

- FILM TV - SERIE HBO-RAI FICTION E TIMVISION CON IL SUPPORTO DI CREATIVE EUROPE-MEDIA PROGRAMME OF THE EUROPEAN UNION.

- PRODUTTORE ESECUTIVO: JENNIFER SCHUUR, PAOLO SORRENTINO.

- VOCE NARRANTE DI ALBA ROHRWACHER

- EVENTO SPECIALE FUORI CONCORSO ALLA 75. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2018).

CRITICA

"Con due puntate sulle 32 della serie completa (una stagione per ogni volume del romanzo di Elena Ferrante), è ovviamente impossibile valutare l'operazione 'L'amica geniale', ma dai primi elementi l'impressione è tutt'altro che negativa. (...) La scelta, felice, di far parlare i personaggi in dialetto (nel romanzo si spiegava che le persone parlavano in napoletano, ma i loro discorsi erano tradotti in italiano) crea un'atmosfera da teatro popolare: più ancora che a De Filippo si pensa a certe atmosfere corali e feroci di Raffaele Viviani. A questa impressione contribuisce il set: l'intero rione è stato ricostruito nell'ex fabbrica Saint Gobain vicino a Caserta, trasformata in teatro di posa all'aperto. Non si sa se l'intenzione fosse mimetica, ma il risultato è un po' astratto, da "quinta" teatrale appunto, meno "sporco" e immersivo di quanto fosse nel romanzo. Costanzo, regista eclettico, si mette al servizio della storia in maniera mai volgare, prendendo il meglio dalla potenza del romanzo, pieno di momenti perfetti per lo schermo (probabilmente superiore a molta narrativa "alta" dei nostri anni). Gli si può rimproverare una voce fuori campo a volte ridondante e una goffa citazione da 'Roma città aperta', ma per il resto il tentativo di non tradire uno spirito da sanguigno romanzo popolare sembra riuscito. Merito anche degli attori e delle due miracolose interpreti bambine, Elisa Del Genio e Ludovica Nasti, che rende un personaggio misterioso e difficile come Lila con un'evidenza disarmante. Non sarà facile ereditare il ruolo per le attrici che le interpreteranno da giovani e da adulte. Commuove vedere, nell'ultimo ruolo al cinema, il bravissimo Antonio Pennarella, scomparso da poco e che qui è don Achille, l'orco del rione." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 3 settembre 2018)

"II fenomeno Ferrante dai libri alla tv 'L'Amica geniale' conquista Venezia. (...) «Non ho avuto paura nell'affrontare l'impresa, forse perché mi sono sentito molto 'a casa', dentro questa storia piena di emozioni, eppure mai retorica. Ho avvertito, certo, il privilegio e la responsabilità di portarla sullo schermo, ma sapevo che apparteneva anche a me, e la condivisione è, per un regista, la bussola più utile per raggiungere il cuore di un racconto». (...) «Lavorando sul testo mi sono accorto che il deus ex-machina è l'insegnante delle elementari di Lila e Lenù. È lei che imprime il cambiamento alle vite delle due ragazzine. E in questo senso 'L'amica geniale' acquista un significato profondamente politico, perché mette in luce il valore della conoscenza, qualcosa che oggi abbiamo perso». (...) «Quando i personaggi sono così ben radicati - osserva Costanzo - dirigere bambini diventa semplice. E ci tengo a dire che le attrici, pur così giovani e alla prima esperienza, hanno offerto delle vere e proprie performance». (...) Alla base della serie (prodotta da Fandango-Wildside con Hbo, Rai Fiction e Timvision e con Paolo Sorrentino produttore esecutivo, anche lui ieri al Lido) c'era l'eredità dell'immenso successo letterario. Un monumento con cui Costanzo ha dovuto necessariamente fare i conti: «È un'opera che parla di un'amicizia epica, Ferrante è riuscita a raccontare il mondo restando fedele a un unico luogo e a un nucleo centrale che riguarda sentimenti universali». Adesso la speranza dell'autore è soprattutto una: «La mia trasposizione tenta di riconsegnare agli spettatori le grandi scene del romanzo. Mi piacerebbe che il lettore tornasse alla vicenda che ha amato, riprendendola lì dove l'ha lasciata, in modo fluido, senza paragoni». Se il desiderio si realizzasse, la missione sarebbe compiuta, e il miracolo del best-seller potrebbe rinnovarsi: «Nella scrittura - osserva Lenù, in un passaggio del film, leggendo ammirata il manoscritto dell'amica -, non si sentiva l'artificio della parola scritta. Lila era speciale». (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 3 settembre 2018)

"Specchio riflesso, come fosse un gioco tra Lila e Lenù. Lo suggerisce Saverio Costanzo, scelto da Elena Ferrante, o chi per lei, per adattare 'L'amica geniale': 'Riempiamo le pagine del romanzo come uno spettatore riflette la propria luce sul grande schermo e completa l'opera'. Immagini individuali per un immaginario collettivo, quello del bestseller edito da E/O e tradotto in FerranteFever: 'Penna e macchina da presa sono mezzi radicalmente diversi, la nostra speranza è che i lettori ritornino alla storia dove l'avevano lasciata e l'assimilino senza fare paragoni'. Non li facciamo nemmeno noi, ma buttiamo lì: e se la Mostra di Venezia così brava e fortunata quest'anno avesse osato di più, mettendo questi due primi episodi in concorso? (...) meriterebbero di correre per il Leone (...) la trasposizione vince già nella fertile dialettica, con il co-sceneggiatore Francesco Piccolo, tra `l'autrice a monte e l'autore a valle': 'L'amica geniale' è tanto di - e da - Elena Ferrante quanto di Saverio Costanzo ('La solitudine dei numeri primi', 'Hungry Hearts'), che non crea un décor ma un mondo, non filma parole ma incarna idee, liberando emozioni e suggestioni ad altezza bambino. (...) 'Tiene insieme pubblici diversi, esigenze sofisticate e romanzo popolare largo, e inquadra il femminile, l'emancipazione e l'importanza dell'educazione'. (...) È un'opera contemporanea e politica, nel senso più sentimentale del termine."
(Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 3 settembre 2018)

"Lenù e Lila si materializzano nei corpi e nei volti di Elisa Del Genio e Ludovica Nasti ed è come se «L'amica geniale» uscisse un'altra volta, ricominciasse a suscitare amori e devozioni, riprendesse a mietere primati e lodi. Le due protagoniste che diventano inseparabili e si preparano senza saperlo a irradiare dal microcosmo del Rione Luzzatti della Napoli all'alba dei 50 una prolungata sinfonia di chiaroscuri - fisici, sociali, culturali - in quelle zone più delicate della fiction che si prefiggono di amalgamare realismo estremo e trasfigurazione ancora più estrema, tanto da spingersi nei territori tenebrosi del destino, a schermo spento non saranno, in effetti, dimenticate da nessuno spettatore. Meravigliose creature in bilico tra naturalezza e applicazione, la biondina finto-fragile propensa a dare il giusto peso al dubbio e la bruna finto-perfida quasi scaturita dalle irridenti contorsioni di un bronzo di Gemito che costruiscono con talento le rispettive personalità affrontando senza passaggi protetti l'occhio freddo e indiscreto della cinepresa sanciscono subito un grande merito del regista e co-sceneggiatore della serie. Saverio Costanzo, in fondo, potrebbe già dichiararsi vincitore della sfida, specialmente agli occhi di chi ritiene le prime 80 pagine del primo volume della saga le più intense e durature della quadrilogia della Ferrante. Non c'è nessuna ragione perché si debba sottovalutare questo risultato, ma è pure vero che l'impresa targata Hbo-Rai Fiction TimVision coltiva ambizioni a largo raggio e che le motivazioni ondivaghe e inconfessabili che tengono in bilico costante la prima linea del copione hanno preteso molto dall'ambientazione, dalle tecniche narrative e dal coinvolgimento progressivo dei numerosi personaggi narrati in flashbacke prima persona dall'ormai anziana Lenù (con l'ausilio della voce off alquanto forzata di Alba Rohrwacher). Su queste note le prime due puntate rivelano anche alcune debolezze: nonostante l'indubbia dovizia di mezzi, innanzitutto, la ricostruzione scenografica del rione di marca razionalista costruito tra il 14 e il 25 e sopravvissuto anche alla revisione generale dell'edilizia popolare nel dopoguerra risulta un po' fredda, quasi la quinta di una scena teatrale. È indubbio che le vicende filtrate dalle sensazioni ondivaghe delle amichette debbano riscontrare la ghettizzazione occulta di un quartiere che si autoalimenta e autoriproduce, però a volte sembra che l'apporto degli altri cruciali personaggi, sia pure incarnati da bravi professionisti (una menzione triste quanto meritata va riservata al don Achille interpretato dall'appena scomparso Antonio Pennarella), ne risenta e tenda alla routine del dialetto edulcorato e il tono didascalico da fiction casareccia bozzettistica. Bisognerà aspettare le altre puntate per rifinire un giudizio congruo, ma per ora si può dire che «L'amica geniale» versione piccolo schermo sia un'opera dignitosa e quindi inferiore alle aspettative altissime perché lo stile non regge le continue occasioni di violenza emotiva connaturate al contesto proletario attraversato da comportamenti familisti e maschilisti durissimi, ancorché non ancora precipitato negli abissi dell'emarginazione e del consolidarsi del potere criminale prefigurati dall'avvento e gli sviluppi del miracolo economico anni Sessanta Controproducente la chiamata alle armi neorealista contrassegnata dalla citazione della corsa di Anna Magnani falciata dai mitra nazisti in «Roma città aperta» proprio perché la componente più riuscita dell'insieme rimane l'immanenza sulle avventure e disavventure del popolo partenopeo non ancora «plebeizzato» di una componente mitico-simbolica, se non proprio noir (la caduta in cantina e la sparizione delle bambole, l'apparizione vampiresca di Don Achille, la follia d'amore ariostesca della povera Melina)." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 3 settembre 2018)
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