L'amerikano

État de siège

FRANCIA, ITALIA, GERMANIA - 1974
Montevideo, Uruguay, agosto 1910. I tupamaros sequestrano due uomini: Philip Michael Santore, cittadino statunitense e direttore dell'A.I.D. (Agency for International Development), e Fernando Campos, console del Brasile, mentre una terza persona riesce a sfuggire. Pochi giorni dopo, fra i prigionieri finisce anche un funzionario del ministero dell'Agricoltura. I ribelli, mentre interrogano soprattutto Santore e dimostrano le sue responsabilità nella formazione della polizia e nelle repressioni avvenute in Brasile, nella Repubblica dominicana e nell'Uruguay, esigono dal governo la liberazione dei prigionieri politici. La stampa, rappresentata validamente da Carlos Ducas, e il parlamento si agitano. Ma quando il governo è sul punto di dimettersi, il capitano di polizia Lopez arresta gran parte dei ribelli. Il capo dei tupamaros, allora, interpellati frettolosamente i compagni tuttora liberi, decide e fa eseguire la condanna a morte di Santore.
  • Altri titoli:
    L'amerikano - Stato d'assedio
    State of Siege
    Estado de sitio
    Stato d'assedio
    Der unsichtbare Aufstand
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: SOCIALE
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.66), PANORAMICA - TECHNICOLOR
  • Produzione: REGGANE FILMS, UNIDIS, EURO INTERNATINAL FILMS (EIA) - DIETER GEISSLES FILMPRODUKTION
  • Distribuzione: EURO - VIDEO: LINEAFILM

CRITICA

"Con il rifiuto del pittoresco e del drammatico avventuroso, questo film vuole essere un documento politico. Vi predominano i dialoghi (...), forse un po' troppo densi, ma certamente in grado di evidenziare una situazione scottante: la violenza di Stato cui risponde quella rivoluzionaria creando una spirale (provocazione, reazione, sfruttamento) che è ben difficile rompere e che non giova a nessuno. Le simpatie del regista sono per i tupamaros, i quali si oppongono agli oppressori nazionali e stranieri; ciò nonostante, è da riconoscere che la ricostruzione non difetta di preoccupazioni d'obiettività: i sequestri e l'assassinio, perpetrati dai ribelli, sono visti nella loro dolorosa inesorabilità; se ne ricerca la causa prima, ma si valutano quali crimini. Persino la vittima, dipinta come figura serena e nella vita privata apprezzabile, diviene l'incarnazione di deformazioni ideologiche e metodologiche, sulle quali soprattutto viene attirata l'esecrazione dello spettatore." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 74, 1973)
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