L'amante inglese

Partir

FRANCIA - 2009
2/5
L'amante inglese
La quarantenne Suzanne vive con il marito e i figli adolescenti in una bella villa nel sud della Francia. Stanca della noiosa routine, Suzanne decide di riprendere il suo lavoro di chinesiterapeuta abbandonato alla nascita dei figli. Ma non è tutto. Il rapporto con suo marito, un uomo conservatore e borghese, si è ormai logorato. Per questo non esiterà a buttarsi tra le braccia di Ivan, l'operaio spagnolo rude e silenzioso che le sta ristrutturando lo studio. Nonostante la clandestinità della situazione, Suzanne si sente nuovamente viva come non le accadeva da tempo e desiderata come mai prima d'ora in vita sua. Deciderà quindi di abbandonare la famiglia e seguire la passione, ma suo marito si rivelerà tutt'altro che disposto a lasciarla andare...
  • Altri titoli:
    Die Affäre
    Leaving
  • Durata: 85'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: PYRAMIDE PRODUCTIONS, CAMERA ONE, VMP, SOLAIRE PRODUCTION, CANAL +, CINÉ CINÉMA
  • Distribuzione: TEODORA FILM (2010)
  • Data uscita 5 Marzo 2010

TRAILER

RECENSIONE

di Boris Sollazzo
Istruzioni per l'uso: non chiedetevi perché il titolo Partir, sia diventato L'amante inglese. Perché si sia preso a prestito il titolo di uno splendido romanzo di Marguerite Duras, con cui i legami sono lontani e pretestuosi almeno quanto il richiamarsi a uno dei maggiori successi della protagonista, Il paziente inglese (pessima abitudine dei marketing tricolori). O forse solo perché Kristin Scott Thomas, splendida (quasi) cinquantenne, brucia di passione in questo psicodramma romantico e ruvido come sanno essere lei e Sergi Lopez (il macho fragile gli riesce benissimo, dopo Ozon). La storia è semplice, quasi scontata: casalinga disperata con marito benestante e noioso, vuole tornare a lavorare. Il consorte vuole risparmiare e finisce per dare in subappalto a un aitante lavorante spagnolo la costruzione dello studio in cui lei vuol tornare a praticare la cinesiterapia come in gioventù. Naturale che, come Eva Longoria con il suo giardiniere, la scintilla non possa che scoccare. E la perfetta e irreprensibile Kristin Scott Thomas, complice un incidente d'auto esilarante, cede subito alla tentazione. Una passione irrefrenabile, esaltante, inebriante. Irresistibile, appunto.
Catherine Corsini, con altalenante talento, ci offre questa relazione nella sua giocosa vitalità, adulti maturi che decidono di giocarsi tutto in una seconda incosciente possibilità. Si giocano troppo. Lei la sua vita perfetta di madre e moglie, lui la sua redenzione da carcerato. Nessuna convenienza, solo un amore disperato. Così come quell'uomo abbandonato, meschino (Yvan Attal, bravissimo), che usa il denaro con la compagna di una vita come incentivo a rimanere e obbligo a tornare, affamando i due cuori che non possono permettersi neanche una capanna. Il film è potente almeno quanto l'impotenza ottusa e violenta del suo squallido protagonista, ma soffre di troppe pause (nonostante gli 85 minuti), passaggi a vuoto sottolineati dai momenti più belli del film: le scene di sesso, così vive e vere fin dai corpi imperfetti, la guerra tra marito e moglie.

CRITICA

"Un adulterio è argomento prezioso per il cinema: qui la storia è complicata dalle differenze di classe e dai diversi paesi di origine. (...) si capisce che si tratta di un raffinato gioco di ruolo, dove tre personaggi portano alle estreme conseguenze i risvolti della loro personalità: il marito francese (Yvan Attal, costruito sulla falsariga del ministro François Fillon, diceva la regista) non può sopportare che la sua immagine venga intaccata pubblicamente, soprattutto ora che ha deciso di entrare in politica, Suzanne vuole vivere fino in fondo quell'attrazione mai provata prima, Ivan si dimostra accogliente e paziente a dispetto di ogni cliché di machismo. Ma se la moglie fosse stata francese, il marito inglese e l'amante italiano? Lei avrebbe ancora il suo conto, lui non si accorgerebbe di niente, l'altro se ne andrebbe a seguire la squadra in trasferta." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 5 marzo 2010)

"In un periodo che al cinema suggerisce solo riprese e riferimenti, non sorprende il teorema truffautiano svolto dalla francese Corsini, Peccato che 'L'amante inglese' ('Partir') estirpi dal modello 'La signora della porta accanto' qualsiasi palpito di calore e ne inverta l'oltranzistico, folle romanticismo in una cerebrale e cruda resa dei conti neo-femministica. (...) I temi dell'amore-passione e del prezzo della libertà individuale risultano insomma forzati per amore di tesi, finendo con lo svuotare lo slancio di un film corretto e lineare sul piano professionale." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 5 marzo 2010)

"Proletari di tutto il mondo, rallegratevi. Basta con i menage borghesi, le case tutte design e comfort, i mariti agiati e noiosi come le loro cravatte. Dopo i 40 alle donne ci vuole un uomo vero, uno che lavori con le mani e non si metta a mandare sms mentre la moglie sul cuscino accanto sfoglia riviste. Uno che conosca la vita e sappia cantare: magari in catalano, come fa l'operaio Sergi Lopez con Kristin Scott Thomas in 'L'amante inglese' (...). L'assunto è quasi ovvio, il resto meno. Anche perché il borghese qui si vendica con le sue armi preferite: i quattrini." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 5 marzo 2010)
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