L'AMANT MAGNIFIQUE

FRANCIA - 1985
In vetta ad una collina nel Midi della Francia, Viviane gestisce con il convivente Antoine un allevamento di cavalli. E là che vive anche Vincent, un giovane stalliere e tra lui e la donna nasce una furente passione, tanto che un giorno Vincent decide di andarsene con il suo amatissimo cavallo Gitan e Viviane lo segue, lasciando nella disperazione Antoine. Vivendo ai margini di una grande città, nella baracca che il fratello della donna possiede in riva al mare, poco a poco l'incanto si appanna. Lo stalliere partirà con il fido Gitan, che è ferito ad una zampa e Viviane - che ha respinto l'offerta di Antoine di tornare con lui - rimane sola.
  • Durata: 99'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Produzione: SOPROFILMS, G.P.F.I., C.N.C.
  • Distribuzione: INDIPENDENTI REGIONALI (1987) - PLAYTIME
  • Vietato 18

CRITICA

"Un film blandamente erotico, decisamente ecologico e inevitabilmente femminile. Il solito luogo comune? Non proprio, perchè la Issermann si è avventurata su un terreno di dominio rigorosamente maschile, e per quanto imperfetto il suo film prova che si possono filmare la carne e i suoi trasalimenti con molta schiettezza, senza per questo cadere nel grossolano. Il desiderio di Viviane si confonde difatti con una sorta di irresistibile amor panico. Attraverso lo stalliere, è evidente, Viviane si congiunge con l'intera natura, e una colonna sonora tutta silenzi o stormire di fronde sottolinea con grande efficacia questo rapimento all'incrocio fra il Cantico dei cantici e il Cantico delle creature. I guai iniziano quando i due amanti in fuga iniziano a parlare e parlando perdono ogni mistero. Peccato insomma che la sceneggiatura si riveli tanto inconsistente, perché lo sguardo della Issermann è originale, e la delicata intensità di Isabel Otero è di quelle che non si scordano tanto in fretta." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 7 Gennaio 1987)

"'Le destin de Juliette', ha scritto la sceneggiatura de 'L'amant magnifique' insieme a Michele Dufresne e proprio in sede di sceneggiatura si riscontrano difetti visibili nella seconda parte del film. L'apertura infatti è accattivante. La storia d'amore è descritta con guizzi e impennate che bene illustrano la passione di Viviane e il suo inserirsi in una natura selvaggia. E Aline Isserman, con alle spalle una lunga esperienza nel campo dei fumetti, elabora in maniera sapiente inquadratura dopo inquadratura il racconto. L'attrice di teatro Isabel Otero si offre nuda agli occhi dello spettatore in primi piani ripresi nei campi durante meriggi assolati, stretta al giovane partner, Hippolyte Girardot. Ma, se le scene iniziali sembrano gettare le basi di un discorso su una spontaneità ritrovata, la vampata si esaurisce presto nei modi di un cinema che non propone alcun discorso limitandosi a mostrare come mutate condizioni ambientali portino alla fine di una relazione." ('la Repubblica', 12 Marzo 1987)

"La Issermann gira lontano dai toponimi metropolitani, e immerge la fuga d'amore della protagonista in spazi naturali incontaminati, che assurgono a metafora e paradigma dell'eros liberato e ritrovato. Un empito per così dire panteista, il suo, che trae affascinante nitore e turgida vitalità dal respiro fotografico di Dominique Le Rigoleur. Come già nel primo film, assai poco è affidato ai dialoghi mentre la crisi del rapporto di coppia, il tradimento, la fuga, la passione del colpo di testa, il dolore di chi è abbandonato e il rimorso di chi abbandona, tutto insomma è negli sguardi, nei sussulti e trasalimenti delle emozioni colte nella loro più autentica e immediata comparsa, senza la forzatura di alcun artifizio narrativo, o dialogico, di tipo drammatizzante. Il dolore è dolore. La passione è passione. E ciascuna combinazione del desiderio - positiva o negativa che sia soggiace alla rarefazione del tempo, interruzione totalizzante dell'esistenza nell'intensità del sentimento. Nel precedente 'Le destin de Juliette' il meccanismo era - se possibile - ancora più perfetto, qui e là incrinato - nell'Amant magnifique' - da leziosità calligrafiche e digressioni di natura simbolica (il ferimento del cavallo annunciante l'affievolirsi della passione) che traggono forse origine dai limiti di una sceneggiatura tanto meno ricca e compatta. Ma il senso dell'inquadratura era e resta notevole, l'originalità del far parlare corpi e ambienti non muta i suoi accenti, vibranti di rara sensualità. Ecco perché Aline Issermann merita tanta più attenzione di quanta sin qui prestatale." ('Segnocinema')
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