L'A.S.S.O. nella manica

The DUFF

USA - 2015
3/5
L'A.S.S.O. nella manica
Bianca è un'adolescente acqua e sapone, contenta della scuola e dei suoi amici. Tutto cambia il giorno in cui parlando con Casey e Jess, due amiche decisamente più popolari e attraenti di lei, Bianca scopre di essere stata soprannominata "A.S.S.O." (Amica Sfigata Strategicamente Oscena) e il suo universo fatto di certezze comincia a vacillare. Ignorando i saggi consigli dell'amica del cuore, Bianca si lega al palestrato Wesley, furbetto ma innocuo, per cercare di risolvere varie questioni: cancellare il terribile soprannome, attirare l'attenzione di Toby, trovare il coraggio e la fiducia per affrontare la temibile Madison e dimostrare che in fondo, al di là dell'aspetto fisico o del comportamento, prima o poi ognuno è un'A.S.S.O. e non c'è niente di male.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Tratto da: romanzo "Quanto ti ho odiato" di Kody Keplinger (ed. Newton Compton)
  • Produzione: MCG, MARY VIOLA, SUSAN CARTSONIS PER CBS FILMS, VAST ENTERTAINMENT, WONDERLAND SOUND AND VISION
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES/LEONE FILM GROUP
  • Data uscita 19 Agosto 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
La situazione "liceale sfigato e arrapato cerca di ovviare al problema con una serie di tentativi disperati e pressoché vani" è un must della commedia giovanilistica USA, almeno da American Pie in poi.
Mancava giusto il suo correlato femminile ed è quello che pretende di essere - non senza una ragione - L'A.S.S.O. nella manica, dove una Bridget Jones ante litteram scopre improvvisamente di essere la classica amica di terza fascia delle ragazze di prima fascia della scuola, che appunto se ne servono per poter ulteriormente evidenziare il loro essere di prima fascia. Qualcosa che somiglia molto al cliché italiano della ragazza fica che ha sempre una bruttona al seguito per meglio risaltare.
E' chiaro che se le premesse sono queste non ci si può aspettare il Giovane Holden al femminile, ma il film tratto dal bestseller Quanto ti ho odiato è comunque una rivisitazione della favola del Brutto anatroccolo non disprezzabile.
Ok, la regia di Ari Sandel è approssimativa, ma la protagonista Mae Whitman e il suo partner Robbie Amell bucano lo schermo. Inoltre la freschezza del testo non si discute e le sue punzecchiature al dogma dell'immagine, alla socialità "networkizzata", al cyberbullismo e ai professionisti dell'autostima vanno a segno. Non sarà il ribellismo degli anni Sessanta/Settanta e nemmeno il nichilismo anarcoide dei Porky's e degli Animal House del decennio dopo, ma iniziamo già a impegnarci di più di una torta di mele usata come controparte sessuale.

NOTE

- NELLA VERSIONE ITALIANA, LA VOCE DI BIANCA È QUELLA DELLA YOUTUBER GRETA MENCHI.

CRITICA

"Un'altra commedia di high school basata sulla dicotomia tra fighi e nerd, ma invece di raccontarci la solita fiaba del brutto anatroccolo che diventa cigno, parla dell'accettazione di se stessa da parte della protagonista. Che è un po' la morale di molti cartoon recenti a partire da 'Kung Fu Panda'. L'A.S.S.O. del titolo è un acronimo (italianizzato) per 'sfigato'." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 23 agosto 2015)

"(...) Mae Whitman, Robbie Amell, Nick Eversman, Bianca Santos e Skyler Samuels, sono i personaggi principali di 'L'A.S.S.O. nella manica', la cui vicenda è stata elaborata (con notevoli cambiamenti e con l'introduzione di nuovi personaggi) da quella del romanzo 'Quanto ti ho odiato' (Newton Compton Editori), scritto nel 2010 dalla diciassettenne (...) Kody Kepliger. Commedia abbastanza riuscita e divertente, grazie anche alla presenza di personaggi secondari ben delineati e studiatamente inseriti nella trama. È il primo lungometraggio del californiano Ari Devon Sandel (...), il quale, non evitando completamente gli stereotipi (situazioni e personaggi) delle commedie romantiche di e per adolescenti, mostra come anche il mondo giovanile si basi su una struttura, su una omologante distinzione di ruoli, al cui interno, comunque, l'intelligenza, il coraggio e la determinazione rendono possibili affermazioni individuali, pur osteggiate. Quella di 'The DUFF' (titolo originale, acronimo di Designated Ugly Fat Friend) è una storia semplice, scorrevole, che dissolve in un buonismo preconfezionato non solo incomprensioni, ma anche problemi solo avvicinati o accennati, quali, oltre ad altri, il bullismo e il cyberbullismo, il fastidio cagionato dalla presenza del diverso, la dipendenza da mode futili e passeggere. Una storia, che coglie in parte la temperie di un preciso ambiente e che segnala l'importanza del rispetto, dell'amicizia e dei sentimenti in una stagione particolare dell'esistenza, vissuta e ricordata come una straordinaria avventura." (Achille Frezzato, 'L'Eco di Bergamo', 23 agosto 2015)

"Interessante spunto di partenza per questo film a target adolescenziale che, però, offre poca sostanza e finale scontato." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 21 agosto 2015)

"Spiacerà a chi ha visto troppi filmetti sulle riscosse dei «nerds» per riuscire a provare ancora schietto divertimento di fronte all'ennesimo capitolino. Ma evidentemente in Usa nasce un nerd al giorno. Altrimenti non si spiegherebbe il best seller di Kody Keplinger che ha dato lo spunto al film (scommettiamo che Kody era una bruttina antipatichina?)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 20 agosto 2010)
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