Kynodontas

GRECIA - 2009
Kynodontas
Una famiglia composta da padre, madre, due figlie e un figlio vive ai margini della città in una casa protetta da un alto recinto. I ragazzi vengo istruiti ed educati dai genitori e non hanno mai messo piede fuori dalla recinzione, così come non hanno mai avuto alcun contatto con altre persone, genitori a parte, se non Christina, un'agente di sicurezza, di cui tutti in famiglia sono entusiasti. Poi, un giorno, Christina regala alla figlia maggiore un cerchietto speciale chiedendo qualcosa in cambio...
  • Altri titoli:
    Canines
    Dogtooth
  • Durata: 96'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (2.35:1)
  • Produzione: BOO PRODUCTIONS, GREEK FILM CENTER, HORSEFLY PRODUCTIONS

NOTE

- PRIX UN CERTAIN REGARD - FONDATION GAN POUR LE CINÉMA AL 62. FESTIVAL DI CANNES (2009).

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2011 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

CRITICA

"Giorgos Lanthimos lo avevamo scoperto due anni a fa, al Forum di Berlino, col sorprendente 'Kinetta', scoperta anche di una generazione del cinema greco che rompeva radicalmente col passato dei padri, lasciando intuire dissonanze emozionali e il feroce esplosi nella protesta degli studenti che lo scorso inverno ha paralizzato la Grecia. 'Canines' del film precedente esaspera la frantumazione e la freddezza crudele della storia e dei protagonisti. Come anche l'enigma in cui viene messo lo spettatore: dove siamo? Chi sono quei tre ragazzi che ripetono strane frasi facendo giochi ai limiti del masochismo? (...) Cronaca di un fascismo ordinario quale produce una comunità chiusa e xenofoba, sottomessa a patriarcato, religione, repressione sessuale. Che naturalmente si autoassolve da qualsiasi mostruosità, indicandola come necessaria. Difatti, cacciata la pericolosa intrusa esterna, il padre obbliga le due figlie a fare sesso col fratello, sfogando poi lui stesso le sue perversioni erotomani su di loro. Questo maso violento di brutalità è congelato in una cappa pesante, che porterà alla degenerazione. Haneke si diceva, e non per il soggetto, il suo cinema sembra essere un riferimento importante per Giorgos Lanthimos, come quello di Ulrich Sield. Il rischio è che la fascinazione per questi meccanismi di immaginario autoritari, è di scivolare in una certa affettazione di maniera, che in Canines è sempre sul limite. A volte anche oltre." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 22 maggio 2009)
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