Kursk

BELGIO, LUSSEMBURGO - 2018
2,5/5
Kursk
Il 10 agosto del 2000, il K-141 Kursk - un sottomarino a propulsione nucleare due volte più grande di un jumbo jet e più lungo di due campi da calcio, l'orgoglio della Flotta del Nord della Marina Militare Russa - intraprese un'esercitazione navale, la prima in dieci anni. Le manovre comportarono l'impiego di 30 navi e 3 sottomarini. Due giorni dopo, due esplosioni interne, così potenti da essere registrate sui sismografi dell'Alaska, spedirono il sottomarino sul fondo delle acque artiche del Mare di Barents. Solo 23 dei 118 marinai a bordo sopravvissero: nei nove giorni seguenti, lottarono per salvarsi, mentre le operazioni di soccorso procedevano a singhiozzo e i loro familiari si battevano disperatamente contro gli ostacoli burocratici.
  • Durata: 117'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: DCP, ALEXA MINI
  • Produzione: ARIEL ZEITOUN PER BELGA PRODUCTIONS, VIA EST
  • Distribuzione: VIDEA (2019)

TRAILER

RECENSIONE

di Emanuele Rauco
Dopo una carriera fatta di trasgressioni o di regole rivoluzionarie, deve avere un fascino particolare per un regista come Thomas Vinterberg - tra i firmatari del manifesto Dogma - girare un film che potrebbe aderire ai codici del kolossal storico in salsa europeo come Kursk ambisce a essere.

La storia vera che racconta - partendo dal libro di Robert Moore adattato da Robert Rodat - è quella del sommergibile K-141 Kursk e del terribile incidente, causato anche da negligenze e incuria da parte delle autorità: Vinterberg la racconta tanto dentro il sommergibile quanto fuori, seguendo le vite delle famiglie dei marinai coinvolti, secondo i canoni puramente “hollywoodiani” del disaster movie.

Tutto concorre alla creazione di un blockbuster impegnato, drammatico e commovente ma anche teso e spettacolare: c’è la vicenda tragica e i suoi incredibili risvolti politici che portano all’indignazione, ci sono i personaggi esemplari e i loro legami affettivi, c’è la progressione del racconto, la sua scansione ben rodata e, nonostante il budget non proprio faraonico, le sequenze spettacolari e le scenografie complesse.


 

Se la creazione non va quasi mai a buon fine è perché manca un regista che sappia dare vera forza a questi elementi, che sappia muoversi dentro schemi e modalità classiche e convenzionali con vivacità, capace di dare vigore estetico. Un film bloccato, immobile, ostaggio della prudenza e della piattezza più che delle convenzioni del grande film popolare.

NOTE

- TRA I PRODUTTORI ESECUTIVI: LUC BESSON.

- SELEZIONE UFFICIALE ALLA XIII EDIZIONE DELLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA (2018).
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