King Arthur

USA, IRLANDA - 2004
King Arthur
Ispirato a un personaggio storico, il film esamina i personaggi del mito in un periodo più ristretto rispetto alla tradizione. Il leggendario re Artù protagonista di gesta epiche ha un nome: Lucius Artorius Castus, un uomo che sente in sé molto vivo il lato romano, ma che ad un certo punto della sua vita si interroga sulla sua identità e sulle sue radici e fa scelte coraggiose che cambieranno il suo destino e quello di un popolo. Il film si concentra sulla dicotomia tra bene e male, sull'ergersi di una persona sola contro la malvagità del mondo. A Castus si affiancano altri uomini, Lancillotto, Gawain, Galahad, Bors, Tristan e Dagonet, quelli che il mito consacrerà come suoi "cavalieri". Devono tornare a Roma perché l'Impero Romano sta arretrando i suoi confini ma prima risalgono verso nord per soccorrere IL nobile romano Marius e la sua famiglia. Subito dopo, Arthur assieme ai suoi uomini, a Ginevra e ad altre donne e bambini britanni, si dirige a sud, verso il Vallo di Adriano, la linea di demarcazione dell'Impero Romano. Lì si svolgerà la battaglia di Badon Hill, l'evento storico muterà le sorti della Britannia dando i natali a una leggenda sopravvissuta per generazioni. Lì si deciderà il destino di un popolo, lì Arthur e i suoi si scontreranno con i Sassoni.
  • Altri titoli:
    Knights of the Roundtable
  • Durata: 130'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, DRAMMATICO, AVVENTURA
  • Produzione: TOUCHSTONE PICTURES, JERRY BRUCKHEIMER FILMS
  • Distribuzione: BUENA VISTA INTERNATIONAL ITALIA
  • Data uscita 1 Ottobre 2004

TRAILER

CRITICA

"Ennesimo oltraggio hollywoodiano alla romanità, 'King Arthur' di Antoine Fuqua è concepito per i protestanti, così dovrebbe offendere i cattolici, come gli irlandesi, che invece - almeno formalmente - figurano produttori. (...) Solo Ivano Marescotti è bravo come vescovo romano e cattolico, dunque perfido. Per il resto si copia a tutta forza, con culmine nella scena del lago ghiacciato che inghiotte i Sassoni, anziché i Cavalieri teutonici, come nell''Aleksandr Nevskij' di Eisentestein." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 1 ottobre 2004)

"Edizione straordinaria! Comprate 'King Arthur' di Antoine Fuqua e scoprirete che Re Artù (Clive Owen) è un soldato romano nell'Inghilterra del V secolo D.C. Nome: Lucius Artorius Castus. Missione: difendere la colonia dagli indigeni Woad e dai crudeli Sassoni. (...) 'King Arthur' è stato un giusto flop. Troppo ingessato per essere puro intrattenimento, troppo grossolano per essere preso sul serio. E anche troppo simile a 'Il gladiatore' (stesso sceneggiatore). Ma lì c'era Russell Crowe, qui Clive Owen. Sosia di Michele Cucuzza e meno espressivo del cavallo che monta. Ridateci 'Excalibur' please." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 1 ottobre 2004)

"In un dilagare di musiche pseudo-celtiche, la compagnia combatte, senza vero afflato epico, un numero esagerato di battaglie, inclusa una sul ghiaccio che (se si evitano i paragoni con 'Aleksandr Nevskij') è di gran lunga la migliore della collezione. Assai meno riuscite le pause di dialogo, cameratesco o ideologico, a causa della congenita povertà di carisma dei principali ruoli maschili. Con un riguardo tutto particolare per Lancillotto, di cui lo schermo non ci aveva mai rifilato una versione tanto sbiadita. Un film non destinato a entrare nella leggenda." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 1 ottobre 2004)

"Girato in Irlanda con un accurato e sontuoso allestimento di scene e costumi, il film si riallaccia con efficacia attraverso un montaggio emozionante alla lunga tradizione delle cinebattaglie all'arma bianca. Si rivedono con poche varianti lo scontro degli eserciti sul lago ghiacciato di 'Alexander Nevski' di Ejzenstejn e i nugoli di frecce dell''Enrico V' di Olivier. Mancano i divi che avrebbero dato un maggiore prestigio all'operazione, ma gli interpreti riuniti intorno all'aitante Clive Owen, in gran parte di provenienza teatrale, risultano accettabili e in taluni casi (Stellan Skarsgård come capo dei Sassoni) eccellenti. Qualche perplessità può suscitare Keira Knightley, che fa di Ginevra una Walkiria più scatenata e pericolosa dei guerrieri che la circondano." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 2 ottobre 2004)

"Il nervoso Antoine Fuqua scegli la storia (vera?) e butta via la leggenda bretone: la tavola è rotonda, ma non ci sono tornei; Merlino non fa magie e la bella Ginevra, che picchia come un'assassina, non bacia l'ardente Lancillotto. Le varianti non sono state perdonate e King Arthur è stato molto stroncato. Ma al di là di qulache confusione il racconto è rude, piacevolmente sporco e vendicativo." (Claudio Carabba, Io donna, )
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