King Arthur - Il potere della spada

King Arthur: Legend of the Sword

USA - 2017
2,5/5
King Arthur - Il potere della spada
Il giovane Arthur vive nei vicoli di Londonium con la sua gang, all'oscuro della vita a cui è destinato fino a quando si impadronisce della spada di Excalibur e insieme a lei del suo futuro. Sfidato dal potere di Excalibur, Arthur deve compiere scelte difficili. Coinvolto nella resistenza e affascinato da una misteriosa donna, deve imparare a gestire la spada, affrontare i propri demoni e unire il popolo contro il tiranno Vortigern, che si è impadronito della sua corona e ha assassinato i suoi genitori.
  • Altri titoli:
    King Arthur
    Knights of the Roundtable: King Arthur
  • Durata: 126'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASY, AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA XT, CODEX, (2K)/PRORES 4:4:4 (3.4K), D-CINEMA (1:2.35), 3D
  • Produzione: AKIVA GOLDSMAN, JOBY HAROLD, TORY TUNNELL, STEVE CLARK-HALL, GUY RITCHIE, LIONEL WIGRAM PER WEED ROAD PICTURES, SAFEHOUSE PICTURES
  • Distribuzione: WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA
  • Data uscita 10 Maggio 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Emanuele Rauco
Al cinema di Guy Ritchie non si può riconoscere una coerenza stilistica non indifferente: che sia tra i gretti criminali britannici, tra le spie degli anni ’60 o in mezzo a investigatori ottocenteschi, un suo film si riconosce sempre nel bene e nel male. Anche quando, come nel caso del suo nuovo film, si ritrova a rileggere la saga (in sei film) di Re Artù in King Arthur - Il potere della spada.

Il film rilegge e in parte reinventa il mito di Artù come fosse, appunto, un personaggio tipico di Ritchie: un ragazzo sfacciato la cui nobile stirpe gli viene nascosta per proteggerlo dallo zio Vortigern, assassino del padre Pendragon e artefice di un patto malvagio per il potere assoluto. Ma quando Artù toglie dalla roccia la spada che spetta al legittimo re, comincerà il suo percorso di formazione e la lotta contro il malefico sovrano. Scritto da Ritchie con Joby Harold, Lionel Wigram e David Dobkin, King Arthur - Il potere della spada è un fantasy storico in cui il lato storico e tradizionale viene rivisto secondo i dettami scanzonati del suo regista che inietta all’estetica del genere dosi di humour e vezzi di stile tipici.

Il risultato può di sicuro far storcere il naso (e lo ha fatto storcere a molti, basti vedere le recensioni da America e Gran Bretagna), ma ha una sua dignità: dopo un prologo serioso e colossale di pura pompa hollywoodiana, Ritchie alterna l’andamento epico e la goliardia dei suoi film, lo stile - il look più che altro - affine a Game of Thrones, fatto di imponenti scenografie e numerosi chiaroscuri visivi, con i residui del videoclip anni ’90 in cui si è formato. L’Artù di Charlie Hunnam incarna perfettamente lo spirito stesso del film: un cialtrone che deve essere rieducato per crescere e giocare nei grandi, per meritarsi il ruolo e il potere, ma che non perde mai del tutto la sua vena sbruffona.

E così la super-produzione targata Warner, le battaglie, i combattimenti e i poderosi effetti speciali in bel 3D si sposano con il montaggio sincopato, il ritmo convulso e sovraccarico dei dialoghi, l’ironia sorniona e l’umorismo più greve, il cruccio di Jude Law ed Eric Bana si fonde con l’arroganza guascona di Hunnam. Peccato solo per un finale sottotono nella resa spettacolare e narrativa, ma gli amanti dello spettacolo senza pretese di Ritchie non si potranno non dire soddisfatti.

NOTE

- DAVID DOBKIN FIGURA ANCHE COME PRODUTTORE ESECUTIVO.

CRITICA

"Lussureggiante di fantasia, pur digitale, il film di Guy Ritchie colora con tonalità torbide, oniriche e amletiche scespiriane (lo zio traditore, la fanciulla sull'acqua), la storia di re Artù (...). Impossibile raccontarlo, bisogna vederlo e assuefarsi alla potente razione di visionario inconscio, sfide primordiali e di passaggi profetici di spazio tempo (...) Ritchie abbonda, eccede, invade ma stacca dalla convenzione la tavola rotonda (guest star alla fine) con sequenze acrobatiche e spavaldi sguardi dei virili eroi: del Bene (Charlie Hunnam), del Male (Jude Law), del Così così (Eric Bana)." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 11 maggio 2017)

"Con il ciclo bretone, re Artù e la spada magica si erano misurati autentici campioni, da Robert Bresson a Walt Disney, parafrasando la leggenda anche in forma di cartoon e di musical. Guy Ritchie - c'era da aspettarselo - nel fa un 'popcorn flick', più somigliante a una rivisitazione Disney delle vecchie fiabe (ma non mancano debiti con 'Game of Thrones') che a un racconto epico degno di questo nome. Gli eroi sono palestrati, le immagini generate al computer, invadenti; non quanto le musiche, però, ben poco medievali a dosi massicce di chitarre e bassi elettrici. Al solito effettistica e incasinata la regia del cineasta britannico (...)." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 11 maggio 2017)

"(...) un mito immarcescibile che, dopo aver alimentato per secoli l'estro di poeti, musicisti, artisti, è passato a ispirare la fantasia di quei moderni aedi che sono i cineasti. Una folta schiera - da Boorman a Rohmer, dai Monty Python alla Disney - cui ora si aggiunge Guy Ritchie, proponendo un King Arthur che per cornice, personaggi e spregiudicatezza ricorda più la sua opera d'esordio 'Lock e Stock' che i poema epici di Chretien de Troyes. A partire dall'uso di un espediente drammaturgico da lui utilizzato anche nei due 'Sherlock Holmes': ovvero far procedere il racconto su un rimpallo di battute che, giocando d'anticipo sull'azione, permettono ellissi narrative folgoranti. (...) Può far arricciare il naso questo Artù in chiave fantasy che gioca su un ironico registro di violenza; e trae spunto qua e là da 'Il Signore degli Anelli' come da 'Il Trono di spade'. Ma l'attraente Charlie Hunnam (...) incarna con bel piglio il protagonista; Eric Bana porta nel cammeo del padre una nota di composta moralità; il sempre carismatico Jude Law è un viscido usurpatore di shakespeariano spessore; il ritmo è innegabile e lo spettacolo assicurato." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 11 maggio 2017)

"Dopo 'Sherlock Holmes' e 'UNCLE', il più pop fra i cine-rivisitatori della tradizione British lancia la sfida alla Leggenda, disarcionando le origini della saga arturiana da ogni immaginario sedimentato. (...) Una superba CGI gratifica le scenografie apocalittiche fra la decadenza romana di Londinium (con tanto di Colosseo) e i suoi bassifondi, barbarici ma emergenti. Il pulp regna roboante dentro la narrazione con rapidi flashback e isterie visionarie, le battaglie da (video)'Game of Thrones' esasperano mentre lo spettatore cerca - invano - un senso allo spettacolar caos: è indubbio che Ritchie abbia studiato 'ab origine': i simboli manifestano pertinenza e non mancano intuizioni geniali, ma il troppo storpia, anche in versione blockbuster 3D. Nota d'eccellenza? La colonna musicale metal-tribe di Pemberton basata sui rumori degli oggetti mixati al suono di strumenti antichi: irresistibile." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 10 maggio 2017)

"A Guy Ritchie va riconosciuto, fin dall'inizio della sua carriera, di aver tentato di offrire, al pubblico, tra alti e bassi, prodotti differenti, sopra le righe, adrenalinici, dal montaggio frenetico, innovativi e, sovente, divertenti. Ha un suo stile, ben definito, che non cambia in base al soggetto da trattare, che plasma, invece, per adattarlo al suo credo registico. Piaccia o non piaccia (è uno che divide), Ritchie non offre mai, agli spettatori, film scontati. Avviene anche in questa sua personale rilettura, quasi Rock, del mito di re Artù che, probabilmente, manderà in bestia i puristi, ma conquisterà il pubblico giovanile. Al quale, questo King Arthur (...), schiaccia ben più di un occhio, esaltando, in particolare, il fantasy d'azione e la magia, quasi sull'onda del trionfale successo de 'Il Trono di Spade' (non a caso, uno dei protagonisti del film è Aidan Gillen, il Ditocorto del serial tv), coniugandoli agli stilemi da videogame. Una versione quasi irriverente per raccontare il mito di Excalibur. (...) niente Lancillotto, Ginevra, Tavola Rotonda (solo marginalmente) e Merlino (citato e basta). Se siete puristi, lasciate perdere. Se amate farvi sorprendere e tollerate certi virtuosismi in regia, allora vi divertirete." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 11 maggio 2017)

"Piacerà anche a chi la storia l'ha vista decine di volte e in qualche caso raccontata in modo egregio ('Excalibur' e 'King Arthur'). Ritchie (...) non segue le piste dei predecessori, ma si consegna (e ci consegna) alla grande avventura, ottimamente ambientata (la putrida Londra dei secoli bui) e zeppa di colpi di scena e truculentissima violenza." (Giorgio Carbone, 'Libero', 11 maggio 2017)
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