Killer Joe

USA - 2011
4/5
Killer Joe
Per liberarsi della madre che gli ha causato un grave danno, e oltretutto intestataria di una polizza assicurativa sulla vita, il giovane spacciatore Chris e suo padre Ansel si rivolgono a "Killer" Joe Cooper, un assassino prezzolato, ma con maniere da gentiluomo, che si dimostra disponibile a risolvere la faccenda dietro lauto compenso anticipato. I due committenti sono a corto di denaro, ma Joe accetta come 'caparra' la compagnia di Dottie, l'innocente sorellina di Chris. Tuttavia, al momento di riscuotere il premio dell'assicurazione, Chris scoprirà che la madre gli ha giocato un brutto tiro e lo stesso Joe dovrà usare la sua abilità di investigatore per arrivare alla verità e far pagare a tutti il prezzo dovuto...
  • Durata: 102'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: ARRI/FUJINON ALURA ZOOM/ARRI ALEXA, DCP (1:1.85)
  • Tratto da: pièce teatrale omonima di Tracy Letts
  • Produzione: VOLTAGE PICTURES/ANA MEDIA, IN ASSOCIAZIONE CON WORLDVIEW ENTERTAINMENT, PICTURE PERFECT CORPORATION
  • Distribuzione: BOLERO FILM (2012)
  • Vietato 14
  • Data uscita 11 Ottobre 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Il più grande torto che si potrebbe fare all'ultimo film di William Friedkin è confinarlo alla scena più eclatante, misogina e violenta dell'intero Concorso veneziano, già cult dopo poche ore dalla prima proiezione per la stampa accreditata: Gina Gershon tumefatta che, in ginocchio davanti a Matthew McConaughey, è costretta a succhiare avidamente una coscia di pollo. E' semplicemente l'esplosione, il fuoco d'artificio di un'opera che, tra noir e grottesco, riscrive le coordinate del genere e offre la più grande chance della carriera a Matthew McConaughey, attore che ci aveva abituati a commediole confezionate, qui mostruoso killer professionista (detective di giorno) assoldato da Chris (Emile Hirsch), spiantato spacciatore, per uccidere la madre e intascare i soldi dell'assicurazione. Killer Joe funziona perché mischia con enorme naturalezza thriller, noir, dark comedy e grottesco, perché non si preoccupa di destabilizzare il pensiero "comune" (la accennata scena di sesso tra Joe e Dottie, sorella minore di Chris), perché inquadra la disfunzionalità di una famiglia ("capeggiata" da Thomas Haden Church e la seconda moglie Gina Gershon) come poche altre volte il cinema americano era riuscito a fare: con violentissimo distacco e sentito divertimento, sfruttando al massimo la bravura di un cast straordinario.
Dall'omonima pièce di Tracy Letts, il ritorno di Friedkin al cinema che conta passa dalla porta principale. Chapeau.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 68. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2011), HA OTTENUTO IL 'MOUSE D'ORO'.

CRITICA

"William Friedkin ci aveva terrorizzati con 'L'esorcista', aggrediti con 'Cruising', mandati i nervi in tilt col 'Braccio violento della legge', ma mai era stato crudele come in 'Killer Joe', pur definendolo una rivisitazione di Cenerentola in cui il principe fa il serial killer (e la fanciulla più che la scarpetta perde ben altro). (...) Scegliendo la tinta grottesca e una violenza non solo morale, Friedkin non esclude che la vicenda possa anche essere divertente nei suoi eccessi, ma è più che altro un massacro a porte semichiuse in cui, scena già cult, si mostra l'uso più piacevolmente improprio che sia mai stato fatto di una coscia di pollo. Dentro all'atmosfera elettrica, nella sua traiettoria sghemba, senza pause, nella dinamica moralmente amorale, c'è tutta la cultura e lo squallore dell'infelice provincia americana: un tocco dello zoo Tennessee Williams, riflessi di Carson McCullers e qualche eco western di Sam Shepard. In un'altalena di emozioni contraddittorie (...), l'autore sfodera il tragico umorismo di una ballata triste in cui s'anticipa (Coogan) che l'America non è un Paese ma un business e Matthew McConaughey per la prima volta davvero bravo anticipa i suoi glutei poi star di 'Magic Mike'. Il cast è straordinario, da Emile Hirsch che stava meglio 'Into the Wild' a Juno Temple che esprime con tante sfumature la tragedia adolescenziale, ai genitori Thomas Haden Church, uomo invisibile che soffre fino alla grande Gina Gershon (la migliore) ex showgirl di massima innocente volgarità." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 11 ottobre 2012)

"Grande attacco: saranno passati sì e no 5 minuti ma 'Killer Joe' ci ha già catapultato in un mondo dove il sordido sconfina nell'abietto e la rapacità emana bagliori di pura idiozia. Grande regista d'azione (...), ma del tutto a suo agio anche con drammi e horror «domestici», da 'Festa di compleanno' a 'Bug' (e volendo a 'L'esorcista'...), Friedkin sa come spremere il massimo di emozioni da un minimo di dettagli. (...) Lasciando lo spettatore nel dubbio che tante sconcezze e atrocità siano più un ghignante sfoggio di bravura che una reale necessità. (...) Il finale lascia aperte tutte le possibilità, comprese le più folli visto che quello sceriffo dal grilletto facile, estremo paradosso, sembra l'unico a possedere un qualche barlume di senso morale. Per i cultori del sordido, la black comedy del decennio. Gli altri si accostino con cautela." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 11 ottobre 2012)

"Gli anni, che sono settantasette, non hanno affatto smussato gli artigli al regista del 'Braccio violento della legge' e 'L'esorcista'. Adattamento del testo omonimo di Tracy Letts, 'Killer Joe' è un capolavoro di humour nero, basato su un campione di degenerati che rappresentano - nel loro piccolo - tutta l'America. Alcune scene sono decisamente forti e potrebbero disturbare gli spettatori." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 11 ottobre 2012)

"William Friedkin nel cinema americano ci ha dato delle soddisfazioni decisamente importanti provocandoci però anche non poche delusioni. (...) Di recente, un suo film, 'Bug', anziché in sala, dove non è mai arrivato, l'ho visto, sempre deluso, solo in homevideo e vi faccio riferimento adesso unicamente perché tratto da un testo teatrale di Tracy Letts che ha ispirato con un altro suo testo anche il film di oggi rivelando quel gusto per la violenza, per il sangue e per le più laceranti ossessioni appannaggio da anni del cinema di Friedkin. (...) Lo sfondo teatrale si sente e così lo schema dei tre atti, però proprio nell'esporci il terzo, il più statico, Friedkin ha mostrato di saper maneggiare il cinema con i suoi soliti eccessi, ma anche con impeti fortissimi. Le immagini, affidate a ritmi ossessivi e tenute sui personaggi fino quasi a soffocarli, senza riscattare una storia in alcuni momenti decisamente sgradevole, riescono comunque a proporla in cifre di buia disperazione, specie alla luce di quei degradati rapporti familiari non lontani in qualche momento da un orrore reso anche più atroce da un commento musicale esasperato fino all'incubo. Il killer Joe è Matthew McConaughy, ('Magie Mike' di Soderbergh), Chris è Emile Hirsch ('Into the Wild' di Penn), la sorella ceduta come caparra è Juno Temple ('Il cavaliere oscuro' di Nolan).Tutti plausibili, specie il primo." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 11 ottobre 2012)

"Per il ritorno sul grande schermo dopo 'Bug', Friedkin sceglie di adattare un testo teatrale (come fece ai suoi esordi con Pinter per 'Festa di compleanno' e anche con l'ultimo 'Bug') di Tracy Letts, esasperandone la natura tra pulp e white trash (cultura sottoproletaria dei bianchi). Il mondo dei bianchi alla deriva su di un caravan pieno di birre sotto le lucidi una tv via cavo è stato molto raccontato, e bene, anche se è appannaggio di una cerchia circoscritta di autori, soprattutto per quel che riguarda la letteratura. Il cinema ha trasformato in pulp, e in spettacolo spettacolare, quella che altrimenti è un'osservazione dolente del mondo anche quando a tinte forti, grottesco e sorprendente. Chi detesta il pulp storcerà il naso, chi lo ama pure. Friedkin prende le distanze dagli uni e dagli altri facendo di quella violenza instupidita un'apologia a tratti compassionevole e ribaltando consapevolmente tutti gli stereotipi, a partire dallo stesso 'Killer Joe', dalle buone maniere!" (Dario Zonta, 'L'Unità', 11 ottobre 2012)

"Tarantino e Lynch hanno fatto bene al cinema mondiale, svecchiandone le figure e gli snodi. Ma la «vecchia guardia» hollywoodiana, in questo caso William Friedkin (...) con 'Killer Joe' (passato un anno fa in concorso a Venezia e solo ora giunto sugli schermi italiani), dimostra di saper fare altrettanto bene i conti con il male che è dentro di lui e di noi, e di saper trasformare in forme classiche «naturali», insanguinate e d'umorismo osceno, di forza emotiva stupefacente, e senza virtuosismi di cinepresa, di dialogo e di performance d'attore, quelle deformazioni sarcastiche e grottesche del vivere texano di oggi che il gusto postmoderno vorrebbe sempre più sfrontate ed esibizioniste. È Tracy Letts che ha scritto, in forma di ballata tragica e divertente, una sceneggiatura thriller illuminata dalle luci anni settanta di Caleb Dechanel, come se fossimo al tempo del cinema iperviolento di Ritchie e Siegel o del post noir alla Phil Karson o delle bionde «inavvicinabili» come 'Lolita' o 'Baby Doll'." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 11 ottobre 2012)

"Un cupo, crudele poliziesco del veterano William Friedkin, sulla carta, leggi sceneggiatura, un ottimo poliziesco, se non fosse penalizzato da una violenza disgustosa e da un insistito turpiloquio, accompagnato da una ributtante scena di sesso simulato. Roba da far sprofondare le famiglie incautamente riunite. Alla larga." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 11 ottobre 2012)

"Piacerà a chi ha un debole per i thriller imbevuti di grottesco che sono la specialità dei fratelli Coen. Ma qui i fratellacci hanno il fatto loro. E chi impartisce la lezione è nientemeno che un ragazzo del 1939. William Friedkin che torna a «girare in paradiso» come ai tempi de 'L'Esorcista' e del 'Braccio violento della legge'." (Giorgio Carbone, 'Libero', 11 ottobre 2012)

"Pulp e violentissimo, non convince (...) 'Killer Joe' di William Friedkin" (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 11 ottobre 2012)

"William Friedkin (...) con 'Killer Joe' percorre la via (...) dell'eccesso grottesco per adattare un testo teatrale di Tracy Letts (...). Tutto è esagerato e strabordante, dalla recitazione ai pestaggi fino alle 'perversioni' sessuali, tutto è falso e artificioso ma soprattutto tutto sembra fatto per essere programmaticamente cool e cult insieme. Il che naturalmente non arriva mai." (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 9 settembre 2011)

"'Killer Joe' mette in scena con un'ironia al vetriolo una famiglia di disperati pronti a ogni efferatezza per un pugno di dollari. (...) Una commedia nera che non è esagerato definire cinica, figlia di un implacabile disincanto morale, ma splendida per come illumina il lato oscuro dell'esistenza." (Marco Dell'Oro, 'L'Eco di Bergamo', 9 settembre 2011)

"Serviva il genio di William Friedkin per cavare sangue (e che sangue, e in che quantità) dalla rapa Matthew McConaughey: il belloccio texano trova qui il ruolo della sua vita. (...) Il killer ha i suoi principi, la famiglia che lo arruola per far fuori la mamma e incassare l'assicurazione un po' meno. Dovrebbe vincere tutti i premi, Darren Aronofski permettendo." (Mariarosa Mancuso, 'Il Foglio', 9 settembre 2011)
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