Kill Bill - Volume 2

Kill Bill - Vol. 2

USA - 2004
Kill Bill - Volume 2
Dopo essersi vendicata di O-Ren Ishii e Vernita Green, la Sposa ha ancora due ex compagni sulla sua 'Lista' da incontrare, Elle Driver e Budd, prima di raggiungere il suo scopo: uccidere Bill.
  • Durata: 136'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE
  • Specifiche tecniche: SUPER 35, PANAVISION - TECHNICOLOR, DE LUXE
  • Produzione: LAWRENCE BENDER PER MIRAMAX FILMS, A BAND APART, PRODUCTION I.G., SUPER COOL MANCHU
  • Distribuzione: BUENA VISTA INTERNATIONAL ITALIA
  • Data uscita 23 Aprile 2004

RECENSIONE

di 23/04/2004
Che la Sposa (Uma Thurman) di Quentin Tarantino non fosse unicamente una 'donna in armi', secondo una tipologia alla moda nel recente cinema hollywoodiano, lo si intuì fin dal Volume 1 di Kill Bill. Eppure la raffigurarono come un'amazzone insaziabile che, munita di spada, infuriava sugli avversari (figure femminili di preferenza). La spada, fin dai primi capitoli del romanzo, assumeva un significato simbolico che, in questa seconda parte della narrazione, viene ulteriormente accentuato. È un elemento che conduce all'interno di un genere narrativo amato dal regista (i film sul kung fu e, citatissimo, il western all'italiana) e svela delle complicità affettive (tra Budd, la prima delle vittime designate, e il fratello Bill, tra la Sposa e lo stesso Bill che, da presenza evocata, assumendo il viso e il corpo di David Carradine, si fa adesso centro della vicenda, personalità duplice in bilico fra crudeltà e tenerezze). Il finale stupirà gli spettatori che abbiano un'idea statica di Tarantino, i quali tuttavia non dovrebbero neppure lamentarsi dato che, nel film, di scene forti ce ne sono parecchie (non di più, tuttavia, di un film d'azione ordinario). Nella Sposa, ecco la sorpresa, pulsa un cuore di mamma. Meglio ancora: il personaggio, rompendo lo schema che pareva imprigionarla, è capace di una radicale trasformazione psicologica. L'assassina nata (così la definisce Bill dopo una gustosa chiacchierata sui supereroi dei fumetti americani classici) ha, sì, introitato le regole del killer di professione, ha accettato quel legame che unisce 'colpa' a 'punizione' che, con un pizzico di ironia, ci illustra Bud in una delle prime scene del film (il malvivente non redento si nasconde come buttafuori nel locale privo di clienti di un desolato deserto). Non vuole sfuggire al ruolo che si è assunta. Ma esso non esaurisce la sua personalità. Basta che scopra di essere incinta per rovesciare un sistema di non valori, per decidere - come una classica eroina del western - di 'cambiar vita' e, dato che nulla di buono può aspettarsi da Bill, a cercare il matrimonio con un uomo qualunque (la preparazione della cerimonia apre Kill Bil . Volume 2), votandosi alla figlia sconosciuta (la conosceremo già bambinetta e anche un poco leziosa alla maniera hollywoodiana). Questo risvolto improvviso ma non troppo, molto ma molto curioso, giunge a sancire un film che si avvale di una costruzione - rovesciata sui particolari che acquistano prospettiva da campi lunghi su un arido paesaggio di monti e di rocce - che sconvolge la linea a zig-zag, tutta azione, che distingueva il Volume 1. E, grazie anche un susseguirsi di battute, commenti, infrazioni narrative, instaura un rapporto circolare tra fonti a cui si attiene e destinatari ai quali si rivolge. Invita questi ultimi al gioco degli eventi impossibili e, soprattutto, dei sentimenti inattesi (le malinconie di Budd prima della resa di conti con la Sposa, le ironie, i tenerumi e le durezze del maestro di kung fu). Così, per questo accentuato gusto del gioco, ogni muro di verosimiglianza viene abbattuto e i brani possono essere collocati dovunque voglia il regista senza che ne risenta l'economia dell'insieme. Tarantino sa bene che, disponendo di uno spettatore abituato al riuso dei materiali narrativi, essenziale è per lui conservare un ritmo che conduca e giustifichi un finale che, sulla carta, poteva sembrare improponibile. Cosa che gli riesce benissimo.

NOTE

- PRESENTATO FUORI CONCORSO AL 57MO FESTIVAL DI CANNES (2004).

- CONSULENTE ARTI MARZIALI: YUEN WO-PING.

CRITICA

"In Usa il capitolo conclusivo di 'Kill Bill' è stato accolto trionfalmente dal pubblico come un classico e un capolavoro. Esagerazioni? Autore dalle molteplici ascendenze orientali e italiane (omaggi nel rullo di coda a Leone, Fulci e Corbucci, citazioni musicali da Morricone e altri nostrani), Tarantino si conferma comunque un maestro della suspense, un campionissimo della bizzarria ineffabile e uno spregiudicato praticante della 'mossa del cavallo'. E c'è da scommettere che l'intero 'Kill Bill uno e due' (durata complessiva 247 minuti) resterà in dvd un punto di riferimento del cinema postmoderno." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 24 aprile 2004)

"Ok, la recensione segue. Ma non si può pretendere che un compitino critico surroghi il talento prepotente di cui Quentin Tarantino fa smisurato sfoggio in 'Kill Bill Volume 2'. Per una volta, a essere sinceri, non ci appassiona convincere nessuno: c'è un modo d'intendere il cinema e sottintendere la vita che germoglia in ogni inquadratura fino ai memorabili titoli di coda e addirittura deflagra nell'invenzione della scenografia e nell'espressione dei personaggi di fronte al quale le acque di platea non possono che dividersi come il Mar Rosso. (...) Poliziesco e western, kung fu e disegno animato (e Hitchcock, Leone, il melodramma anni Cinquanta...) diventano linguaggi simbolici universali, alla portata sia degli spettatori sia dei protagonisti; ogni sorta di frasi prosaiche e poetiche, di incubi psicanalitici e societari, di metafore ossessive e miti personali incarnano la babele del quotidiano che si contrappone all'eloquenza della trascinante colonna sonora; i vestiti, i look e gli accessori risultano tanto accurati e aureolati da prefigurare le mode - caso unico nel cinema globalizzato - anziché scimmiottarle." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 24 aprile 2004)

"Alla fine aveva ragione Tarantino. Se ha frazionato 'Kill Bill' in due volumi è perché ha usato stili diversi per le due parti: la prima, realizzata sotto il segno dei film orientali di spada e arti marziali, l'altra come omaggio dichiarato al western all'italiana. (...) Rispetto al volume 1, i dialoghi tra i personaggi di infittiscono, la regia dilata i tempi, prevalgono i primi piani mentre la colonna sonora diffonde le musiche di Ennio Morricone e Luis Bacalov. Alla stilizzazione del cinema orientale si sostituisce un'altra stilizzazione, quella dell'iperrealismo. Le diverse scelte formali, però, non significano affatto assenza di uno stile personale; al contrario, il regista è più che mai fedele a se stesso. Lo è nell'uso della cultura pop, con relativa ironia: vedi l'episodio in cui Elle intrattiene la sua vittima, avvelenata, descrivendo le caratteristiche del micidiale serpente Balck Mamba, o quello dove Bill disquisisce dottamente sulle differenze tra Superman e Spider Man. Lo è nell'uso sadico-ironico del 'gore': e qui pensiamo alla scena dell'occhio strappato dall'orbita. Ma soprattutto, lo è perché pensa ogni situazione in termini di cinema." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 24 aprile 2004)

"Un capolavoro furente, a pugni chiusi. Letteralmente, come testimonia la scena in cui la sposa esce dalla bara, dov'è sepolta viva, grazie alla tecnica kung fu, che unisce meditazione e forza fisica in una miracolosa geometria di dolore, apprendistato violento ed estasi zen. Quentin Tarantino, in questo volume 2, così diverso per intensità e purezza dalla 'stupideria' citazionista del volume 1, dà lezioni di contropiedi (...) Feticista soprattutto del cinema, strattonato della passione viscerale per la serie B e il kung fu e quella per il razionalismo godardiano, Tarantino nel dittico 'Kill Bill' ci rivela più che mai la sua anima divisa in due. Disperatamente." (Piera Detassis, 'Panorama', 6 maggio 2004)
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