Kill Bill - Volume 2

Kill Bill - Vol. 2

USA - 2004
Dopo essersi vendicata di O-Ren Ishii e Vernita Green, la Sposa ha ancora due ex compagni sulla sua 'Lista' da incontrare, Elle Driver e Budd, prima di raggiungere il suo scopo: uccidere Bill.

CAST

NOTE

- PRESENTATO FUORI CONCORSO AL 57MO FESTIVAL DI CANNES (2004).

- CONSULENTE ARTI MARZIALI: YUEN WO-PING.

CRITICA

"In Usa il capitolo conclusivo di 'Kill Bill' è stato accolto trionfalmente dal pubblico come un classico e un capolavoro. Esagerazioni? Autore dalle molteplici ascendenze orientali e italiane (omaggi nel rullo di coda a Leone, Fulci e Corbucci, citazioni musicali da Morricone e altri nostrani), Tarantino si conferma comunque un maestro della suspense, un campionissimo della bizzarria ineffabile e uno spregiudicato praticante della 'mossa del cavallo'. E c'è da scommettere che l'intero 'Kill Bill uno e due' (durata complessiva 247 minuti) resterà in dvd un punto di riferimento del cinema postmoderno." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 24 aprile 2004)

"Ok, la recensione segue. Ma non si può pretendere che un compitino critico surroghi il talento prepotente di cui Quentin Tarantino fa smisurato sfoggio in 'Kill Bill Volume 2'. Per una volta, a essere sinceri, non ci appassiona convincere nessuno: c'è un modo d'intendere il cinema e sottintendere la vita che germoglia in ogni inquadratura fino ai memorabili titoli di coda e addirittura deflagra nell'invenzione della scenografia e nell'espressione dei personaggi di fronte al quale le acque di platea non possono che dividersi come il Mar Rosso. (...) Poliziesco e western, kung fu e disegno animato (e Hitchcock, Leone, il melodramma anni Cinquanta...) diventano linguaggi simbolici universali, alla portata sia degli spettatori sia dei protagonisti; ogni sorta di frasi prosaiche e poetiche, di incubi psicanalitici e societari, di metafore ossessive e miti personali incarnano la babele del quotidiano che si contrappone all'eloquenza della trascinante colonna sonora; i vestiti, i look e gli accessori risultano tanto accurati e aureolati da prefigurare le mode - caso unico nel cinema globalizzato - anziché scimmiottarle." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 24 aprile 2004)

"Alla fine aveva ragione Tarantino. Se ha frazionato 'Kill Bill' in due volumi è perché ha usato stili diversi per le due parti: la prima, realizzata sotto il segno dei film orientali di spada e arti marziali, l'altra come omaggio dichiarato al western all'italiana. (...) Rispetto al volume 1, i dialoghi tra i personaggi di infittiscono, la regia dilata i tempi, prevalgono i primi piani mentre la colonna sonora diffonde le musiche di Ennio Morricone e Luis Bacalov. Alla stilizzazione del cinema orientale si sostituisce un'altra stilizzazione, quella dell'iperrealismo. Le diverse scelte formali, però, non significano affatto assenza di uno stile personale; al contrario, il regista è più che mai fedele a se stesso. Lo è nell'uso della cultura pop, con relativa ironia: vedi l'episodio in cui Elle intrattiene la sua vittima, avvelenata, descrivendo le caratteristiche del micidiale serpente Balck Mamba, o quello dove Bill disquisisce dottamente sulle differenze tra Superman e Spider Man. Lo è nell'uso sadico-ironico del 'gore': e qui pensiamo alla scena dell'occhio strappato dall'orbita. Ma soprattutto, lo è perché pensa ogni situazione in termini di cinema." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 24 aprile 2004)

"Un capolavoro furente, a pugni chiusi. Letteralmente, come testimonia la scena in cui la sposa esce dalla bara, dov'è sepolta viva, grazie alla tecnica kung fu, che unisce meditazione e forza fisica in una miracolosa geometria di dolore, apprendistato violento ed estasi zen. Quentin Tarantino, in questo volume 2, così diverso per intensità e purezza dalla 'stupideria' citazionista del volume 1, dà lezioni di contropiedi (...) Feticista soprattutto del cinema, strattonato della passione viscerale per la serie B e il kung fu e quella per il razionalismo godardiano, Tarantino nel dittico 'Kill Bill' ci rivela più che mai la sua anima divisa in due. Disperatamente." (Piera Detassis, 'Panorama', 6 maggio 2004)
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