Kick-Ass

USA, GRAN BRETAGNA - 2010
4/5
Kick-Ass
Dave Lizewski all'apparenza è un normale teenager di New York. Un giorno, però, Dave decide di diventare un supereroe... senza essere dotato di particolari poteri. Nasce così 'Kick-Ass', un guerriero mascherato che si alleerà con il duo Big Daddy e Hit-Girl (padre e figlia che lottano insieme contro i malavitosi) per combattere il crimine ed aiutare la polizia a sconfiggere il capomafia locale Frank D'Amico. Come ogni supereroe che si rispetti Kick-Ass si troverà di fronte anche una nemesi: Red Mist/Chris D'Amico, ovvero il figlio del boss.
  • Durata: 117'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, COMMEDIA, THRILLER
  • Specifiche tecniche: PANAVISION PANAFLEX MILLENNIUM XL, 35 MM (1:2.35)
  • Tratto da: fumetto omonimo di Mark Millar & John S. Romita Jr. (Ed. Panini)
  • Produzione: MATTHEW VAUGHN, BRAD PITT, KRIS THYKIER, DAVID REID, TARQUIN PACK, ADAM BOHLING, JANE GOLDMAN PER MARV FILMS, PLAN B
  • Distribuzione: EAGLE PICTURES (2011)
  • Vietato 14
  • Data uscita 1 Aprile 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Il primo numero non era ancora arrivato in edicola (correva l'anno 2008) che la sceneggiatura girava già tra gli studios hollywoodiani. Ovviamente rifiutata da tutti. Perché i capoccia, si sa, più di un insuccesso temono un processo. E di motivi per finire nella gogna mediatica Kick-Ass ne aveva, eccome. Come l'avrebbe presa l'America puritana se un film di derivazione Marvel, pieno di supereroi, quindi di largo consumo, avesse osato mettere le mani su una bambina di 11 anni, fino a prenderla a pugni, calci, pallottole e cannonate? E come si sarebbe scandalizzata poi se questa stessa bambina si fosse rivelata una feroce aguzzina capace di tagliare a fettine uomini e donne senza nemmeno battere ciglio mai?
Timori non del tutto infondati, se è vero che il film - finito inevitabilmente nel circuito produttivo indipendente - è incappato nel divieto ai 17 anni (il massimo negli Stati Uniti, mentre in Italia se l'è cavata con un più morbido "vietato ai 14") e negli strali di autorevoli critici come il buon vecchio Roger Erbert che, dalle roventi colonne del Chicago Sun-Times, ha bollato Kick-Ass definendolo senza troppi giri di parole "riprorevole". Non siamo d'accordo e siamo in buona compagnia, perché il pubblico ha ripagato la scommessa di Vaughn (regia) e Goldman (sceneggiatura) non tanto a bigliettoni - 48 milioni di dollari incassati non sono comunque pochi per un indie - quanto a simpatia. Che per i censori americani è uno smacco anche più grande.
Cercate su Google la voce Kick-Ass e vi apparirà l'eponimo che non ammette repliche: "cult-movie". Definizione, si sa, di ascendenza modaiola più che critica, da giovane accolita fighetta più che da circolo ricreativo per vecchi tromboni. Vuoi vedere che tra i fan c'è quel pubblico escluso dalla porta della censura e rientrato dalla finestra del passaparola e del pirataggio? Presumibile, fondato. Del resto il film è sui, per, e contro i teen-ager.
Tratto dal fumetto di Mark Millar - scozzese dal bicchiere facile e dalla penna avvelenata - kick-Ass è, da programma, il calcio nel sedere ai miti e agli inganni del cinema per adolescenti, ovvero ai teen-movie e ai Superman di Hollywood. In fondo è una commedia di nerd e di emarginati, al college, tra i bulli e le pupe. Ed è un action di vigilantes decerebrati che si mettono a fare gli eroi contro la mala metropolitana, decerebrata quanto loro e assai più violenta. Ed è pulp come un film di Tarantino, sanguinario, coatto e, sì, anche riprorevole. E ha una colonna sonora furbissima, non solo per il brano originale di Mika e di tanti altri campioni dell'impero discografico americano, ma anche per l'omaggio smaccato alle "tracce" di Morricone/Leone e all'allusione allo score del Batman di Nolan; esibisce una sfacciata autoreferenzialità virale - Kick-Ass personaggio sfonda sul tube, come fumetto e film faranno sulla Rete; trova infine una salutare vena dissacratoria che travolge persino l'irreprensibile Nicolas Cage che, rotti gli indugi e tolta la maschera, smette i panni del virtuoso per rivelarsi pazzo eroe al contrario.
Racconto di deformazione o, se volete, mappa al rovescio per orientarsi nei meandri della morale hollywoodiana. Quello che ieri era auspicabile, buono, giusto, oggi appare grottesco, paradossale, mostruoso. Il merito e il demerito di Vaughn è quello di non calcare mai la mano, di non enfatizzare. Un approccio che moltiplica le ambiguità, anzi le produce. Che non se ne lava le mani - come vorrebbe qualcuno - ma ci ride su, atrocemente. E che non sarebbe veramente incisivo se non calasse l'asso nella manica, l'infrazione al tabù dei tabù, la violenza della e sulla bambina. Perché sì il cast è buono (il protagonista è Aaron Johnson, che fu John Lennon in Nowhere Boy, mentre il nemico è l'impagabile Mark Strong accompagnato dall'odiosissimo figlio Christopher Mintz-Plasse), il copione gira, le battute divertono, ma senza Hit-Girl, alias Chloe Moretz, Kick-Ass non avrebbe uguale forza corrosiva. E' lei - più del debosciato eroe del titolo - a smascherare l'ingenuo Peter Pan del superomismo yankee. E' ancora lei a farsi carico, col suo corpicino armato e disarmante, dell'oscena mistica americana, di quell'idea diffusa e confusa di giustizia che vorrebbe recidere il gargoille della violenza con l'avvento di un angelo sterminatore altrettanto terrificante. Ed è lei, infine, a far saltare un ipocrita codice deontologico facendo di se stessa il vero cuore sanguinante delle strategie discorsive dell'action: che all'eterno bambino del pubblico ha sempre guardato come al target (commerciale) per antonomasia, salvo fare ammenda ora che se lo ritrova - ancora target, ma alla lettera: bersaglio da colpire e affondare - sulla scena. Fumo negli occhi per le major. Semplicemente troppo astuto e francamente inaccettabile per gli imprenditori della morale.

NOTE

- MARK MILLAR E JOHN S. ROMITA JR. FIGURANO ANCHE COME PRODUTTORI ESECUTIVI.

CRITICA

"Piccoli nerd crescono, e combattono: senza essere dotato di superpoteri, Dave decide di diventare un supereroe, 'Kick-Ass' (Aaron Johnson), in tutina verde-giallo-vomito. (...) Una baby-eroina che, per come le prende e le dà, ha fatto gridare allo scandalo Hollywood: non è il solito rumore per nulla, perché 'Kick-Ass' assesta un'eroica mazzata alle convenzioni e ai paraocchi del genere in calzamaglia, brandendo l'iconica minorenne forgiata dai fumetti del genio-beone Mark Millar. Pollice alto, dunque, al netto del conservatorismo armato che predica: dopo il prologo folgorante, 'Kick-Ass' traccheggia e mette all'angolo la parodia, ma ha un gancio destro(rso) micidiale, Hit-Girl." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 31 marzo 2011)

"Pur senza cadere in subitaneo delirio da cult movie, questa irriverenza fantasy nei confronti del supereroe da fumetto è divertente, con un dialogo sfacciatamente spiritoso. Il film di Matthew Vaughn racconta del teenager con Super-io da 'Batman', lottatore del Bene contro il Male, icona di Internet come kick-ass, calcio nel di dietro. La morale? Infelice il cinema che ha ancora bisogno di supereroi. E anche se gioca come complice, l'operazione è stravagante." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 01 aprile 2011)

"In un'epoca, come la nostra, dove la fila di aspiranti star si ingrossa di pari passo con la loro incapacità artistica, ecco che un film come 'Kick-Ass' può passare, tranquillamente, da manifesto per chiunque aspiri ad uscire dall'anonimato liberando il proprio ego attraverso la scorciatoia, il più delle volte insidiosa, fornita da una telecamera o da Internet. L'importante, per non finire con altrettanta velocità nel dimenticatoio, è avere l'idea giusta. (...). Dave è l'antitesi di un supereroe: non è stato punto da ragni, non è venuto da altri pianeti, è uno sfigato. Eppure, nella nazione che concede a tutti almeno una chance, gli basta (...) comprare una tuta da sub su Internet e trasformarsi in un giustiziere mascherato. (...) Linguaggio scurrile e violenza all'estremo hanno creato problemi negli States ma il suo fascino sta proprio in questa sfacciata trasgressione che non turba." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 1 aprile 2011)

"Non lo volevano distribuire Italia per via di una minorenne. La figlia di Big Daddy: Hit Girl. Lui si veste come Batman. Lei indossa gonnellino scozzese da collegiale, mascherina nera alla Robin e parrucca fucsia stile Johansson in 'Lost in Translation'. Tutto qui? La piccola Nikita di 11 anni sbudella i criminali di New York dicendo parolacce. Per la gioia di papà. (...) Quello che non era riuscito a 'Green Hornet' riesce a 'Kick-Ass' revisionismo (ma non parodia) del cinefumetto, incursioni intimiste dentro il genere, violenza mista a humour. Dal fumetto dello scozzese Mark Millar e dalla cinepresa dell'inglese Matthew Vaughn una torta acida con due ciliegine: Big Daddy e Hit Girl interpretati da Cage e Moretz in modo super." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 1 aprile 2011)
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