K-PAX - Da un altro mondo

K-PAX

USA, GERMANIA - 2001
K-PAX - Da un altro mondo
Lo psichiatra Mark Powell comincia ad occuparsi di un paziente che afferma di chiamarsi Prot e di venire da K-Pax, un pianeta distante anni luce dalla Terra. Secondo il racconto di Prot, su K-Pax non esistono legami familiari e tutti vivono in pace tra loro. Prot riesce a vedere i raggi ultravioletti e dimostra di avere conoscenze scientifiche superiori agli scienziati convocati per esaminarlo. La presenza di Prot nell'ospedale, inoltre, semina entusiasmo negli altri pazienti: i suoi racconti su K-Pax danno la speranza di poter vivere in un mondo diverso. Prot dice che farà ritorno a K-Pax il 27 luglio, e promette che porterà con sé uno dei pazienti. Nel frattempo, per capire chi sia in realtà Prot, Powell decide di farlo regredire trasmite ipnosi e scopre che si tratta di un uomo qualunque, Robert Porter, un macellaio che, dopo aver ucciso - il 27 luglio di cinque anni prima - l'assassino di sua moglie e sua figlia, è caduto in uno stato catatonico. Nel frattempo, però, la data fatidica si avvicina...
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, FANTASCIENZA, FANTASY, AVVENTURA, FAMILY
  • Specifiche tecniche: 35 MM, TECHNICOLOR, PANAVISION
  • Tratto da: romanzo "K-PAX" di Gene Brewer
  • Produzione: IMF INTERNATIONALE MEDIEN UND FILM GMBH & CO. 2. PRODUKTIONS KG, INTERMEDIA FILMS, LAWRENCE GORDON PRODUCTIONS, PATHÉ PICTURES INTERNATIONAL
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION - DVD 01 HOME ENTERTAINMENT (2002)
  • Data uscita 25 Gennaio 2002

CRITICA

"(...) Di colpo, chissà perché, il film (diretto con piatta eleganza da Iain Softley) ribalta tono e prospettive cercando a ogni costo spiegazioni razionali e facendo inopinatamente di Spacey la spalla di Bridges. Era difficile tradire più a fondo logica e aspettative del fantastico. Superlativo, naturalmente, Kevin Spacey". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 25 gennaio 2002)

"E' una delle più curiose e raffinate varianti nel tema dell'alieno dall'altro mondo, quando l'ignoto combina le domande sull'esistenza ai confini della follia. Nello stesso tempo, la credulità di genere che il simpatico Prot sollecita nel pubblico è un efficace, perturbante tunnel per raggiungere il cupo territorio della malattia mentale. Il regista Softley mantiene plausibile l'ambivalenza delle soluzioni, non perché si creda ai marziani, ma perché credere in ciò che si vede è troppo poco. Arguto". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 1 febbraio 2002)

"Due Oscar ('I soliti sospetti' e 'American Beauty') non bastano a rendere indiscutibili un attore e Kevin Spacey non fa eccezione. Presenza, aspetto, tecnica di recitazione e un carisma, nel suo caso, hanno bisogno di una struttura narrativa solida e di coprotagonisti molto validi rispetto ai quali ritagliare, cesellare e inventare personaggi monomaniaci. Quando mancano entrambi o viene meno uno di questi due elementi, i suoi film non funzionano. 'K-Pax' è cucito, senza accensioni, per un suo show di maniera". (Enrico Magrelli, 'Film Tv', 29 gennaio 2002)

"Visto da un osservatorio soltanto cinematografico, 'K-PAX' è una furba mistificazione, non possiede la solidità poetica di 'Cuori in Atlantide', che contamina i generi sfruttando un non originalissimo spunto di partenza iniziato negli anni '50 con 'Ultimatum alla Terra', fino a 'L'uomo che cadde sulla Terra', assai più eccitanti di questa vicenda che si fa gioco degli spettatori con alcune nozioni scientifiche buttate là con finta noncuranza. Kevin Spacey, ormai intrappolato nei suoi manierismi, è folle con metodo, mentre Jeff Bridges, interprete sensibilissimo, è il solo che si comporti come un essere umano, con umani dubbi e paure. Regia convenzionale e non pochi momenti di noia", (Adriano De Carlo, 'Il Giornale', 26 gennaio 2002)
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