Jurassic World: il dominio

Jurassic World: Dominion

USA - 2022
2,5/5
Jurassic World: il dominio
Quattro anni dopo la distruzione di Isla Nublar, i dinosauri convivono insieme agli umani. Questo equilibrio determinerà se gli umani rimarranno i predatori dominanti in un mondo che ora condividono con le creature più temibili di sempre.
  • Altri titoli:
    Jurassic World 3
  • Durata: 146'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASCIENZA, AVVENTURA
  • Produzione: PATRICK CROWLEY, FRANK MARSHALL PER AMBLIN ENTERTAINMENT, LEGENDARY ENTERTAINMENT, PERFECT WORLD PICTURES, UNIVERSAL PICTURES
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY
  • Data uscita 2 Giugno 2022

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco

Jurassic Park è stata la cosa più importante che sia accaduta alla paleontologia negli ultimi decenni, perché ha riportato in vita i dinosauri per una nuova generazione e li ha mostrati in un modo del tutto nuovo. Siamo nell’età d’oro della paleontologia, dove qualcuno da qualche parte del mondo trova una nuova specie diversa di dinosauro in media una volta alla settimana, e questo va avanti da oltre un decennio, perché appartiene alla generazione di paleontologi nati da Jurassic Park”.

A parlare è Stephen Brusatte, professore di Paleontologia ed Evoluzione all’Università di Edimburgo, nonché consulente per la realizzazione di Jurassic World – Il dominio, terzo capitolo della “nuova” saga legata al franchise nato ormai 30 anni fa con Steven Spielberg, nel 1993, con Jurassic Park.

Annunciata come conclusione definitiva (ma, si sa, nella vita e a maggior ragione nel cinema non c’è mai nulla di “definitivo”…), questa nuova avventura riparte ovviamente da dove Il regno distrutto si era interrotto: dopo la distruzione di Isla Nublar i dinosauri hanno “sfondato” la parete che li separava dalla vita degli esseri umani, sono in mezzo a noi, come ci ricorda il veloce report televisivo all’inizio del film.

Naturalmente, la coesistenza si rivela a dir poco impossibile.

Nel frattempo, Owen (Chris Pratt) e Claire (Bryce Dallas Howard) vivono al riparo da tutto (o almeno sperano) dentro una foresta, cercando in tutti i modi di proteggere Maisie Lockwood (Isabella Sermon), ragazza che custodisce nel DNA il segreto dei dinosauri fatti rivivere dal nonno John Hammond.

Diretto da Colin Trevorrow (tornato in regia dopo il primo Jurassic World e la parentesi J.A. Bayona del secondo episodio), Il dominio cerca di assemblare le due trilogie della saga giurassica mescolando le derive action e adventure (tutta la sequenza ambientata a Malta è adrenalina pura, con ritorno in cammeo di Omar Sy) con le abituali componenti di natura bioetica e di sorpresa derivante dalla visione di nuovi, mastodontici dinosauri.

Claire (BRYCE DALLAS HOWARD) in JURASSIC WORLD DOMINON, directed by Colin Trevorrow – © 2022 Universal Studios and Amblin Entertainment. All Rights Reserved

Stavolta tocca ad esempio al Giganotosauro, superpredatore tra i più grandi mai apparsi sul pianeta, o agli Atrociraptor (“ladro selvaggio”), poi riappare il Dilophosaurus (non si vedeva dal primo Jurassic Park…), ma il pericolo in assoluto più devastante sembra essere portato da numerosi sciami di locuste giganti (così anche il rimando alla piaga biblica è servito…) che minano il futuro del nostro ecosistema.

Strutturato su diversi piani narrativi e d’azione, il film riesce a mantenere un buon ritmo nonostante la durata impegnativa (146’) e trova il suo climax quando tutti i vari personaggi (sì, anche quelli “storici” interpretati da Laura Dern, Sam Neill e Jeff Goldblum, con la new entry degna di nota DeWanda Wise) si ritrovano nel complesso top secret della Biosyn, una misteriosa e potente azienda biotecnologica situata in una grande vallata tra le Dolomiti.

(from left) A baby Nasutoceratops, Dr. Ellie Sattler (Laura Dern) and Dr. Alan Grant (Sam Neill) in Jurassic World Dominion, co-written and directed by Colin Trevorrow – © 2022 Universal Studios and Amblin Entertainment. All Rights Reserved

Non disdegnando citazioni sparse (alcuni momenti iconici di Jurassic Park, certo, ma anche alcune trovate che riportano alla mente Lo squalo e Predator), il lavoro di Trevorrow (165 milioni di budget, che le stime americane danno già rientranti con l’incasso domestico del primo weekend) offre sicuro intrattenimento anche se spesso sembra sbilanciato senza un equilibrio capace di creare un amalgama tra le varie situazioni, chiedendo moltissimo (forse troppo) in termini di sospensione dell’incredulità (aerei che precipitano e gente incolume, per non parlare di come ogni volta ci si riesca a mettere in salvo dai dinosauri) e risolvendo peraltro in modo abbastanza sbrigativo – e non esaustivo – la questione intorno cui dovrebbe ruotare (come da sottotitolo) l’intero racconto: quella del dominio nel mondo “reale” di queste gigantesche creature.

NOTE

- TERZO CAPITOLO DELLA SAGA DOPO: 'JURASSIC WORLD' (2015), 'JURASSIC WORLD: IL REGNO DISTRUTTO' (2018).

CRITICA

"Se trent'anni fa si rifletteva sulle mostruosità dell' ingegneria genetica, sui rischi della ricerca sui cloni e sul significato più profondo della "creazione", dopo quasi tre decenni l' invito è quello alla coesistenza di specie diverse sul pianeta e sul rispetto dell' ambiente, contro ogni idea di dominio. Nella ricerca di ambienti inediti e non più isolati per la saga la produzione si è spinta fin nelle valli delle Dolomiti e sull'isola di Malta, teatro di un rocambolesco inseguimento tra le stradine de La Valletta invase dai dinosauri (una delle poche scene davvero adrenaliniche del film), ma la corsa all'effetto spettacolare mostra ormai la corda e la discesa in campo di predatori ancora più grossi e feroci (...) non riesce a nascondere le lacune di una sceneggiatura sciatta che ripropone stancamente i soliti schemi narrativi, senza tensione e senza umorismo." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 02 giugno 2022)


"Bracconieri e scienziati con l'hobby del denaro facile contro l' eterogenea squadra, abborracciata e occasionale, che cerca di restituire giustizia all'ecosistema in cui uomini e animali dovrebbero coesistere. Il risultato lo si scopre al cinema tra un'avventura e l'altra che lascerà i più piccoli con il fiato sospeso. Resta però un dubbio atroce. Il film è tanto bello quanto diseducativo. E, obiettivamente, tende a convincere che l'uomo sia il migliore sul pianeta benché, all'interno della categoria, ci sia qualche mela marcia. Così il protagonista, buono per antonomasia, ha costruito un parco di dinosauri. In altre parole, un ghetto. Insomma, non ci siamo. Il vizio di rivenderci per quello che non siamo resta e dovremmo invece renderci conto che stiamo rovinando perfino il clima con tutto quel che ne deriva. Forse, volendo riabilitare l'uomo, basterebbe riconoscergli un po' di senso critico anche su se stesso (...)." (Stefano Giani, 'Il Giornale', 02 giugno 2022)

"Non è bastato mettere insieme i veterani e le nuove glorie del franchise per rendere «Jurassic World-Il dominio» divertente e godibile. Anzi. Nelle oltre due ore di pellicola (...) tutto è assai arrugginito, scontato, poco energico, nonostante il susseguirsi di scene di azione tra dinosauri e locuste giganti, che non dovrebbero lasciare allo spettatore il tempo di prendere fiato, e che invece fanno un effetto diametralmente opposto, persino soporifero. (...) Ai nuovi personaggi introdotti nella trilogia di «Jurassic World», che ha preso il via nel 2015, si aggiungono in questo capitolo per la prima volta le vecchie glorie della saga: la paleobotanica Ellie Sattler, il paleontologo Alan Grant e l' ex consulente di Jurassic Park Ian Malcom, ossia rispettivamente Laura Dern, Sam Neil e Jeff Goldblum. Solo che l' effetto nostalgia non produce il risultato sperato. Anzi, il ritorno di questi personaggi fa solo rimpiangere amaramente le prime pellicole degli anni Novanta, su tutte (naturalmente) quella del 1993, che vinse tre Oscar e fu campione d'incassi. (Giulia Bianconi, 'Il Tempo', 02 giugno 2022)

"Sullo sfondo di incontri ravvicinati (e spesso poco amichevoli) con dinosauri di ogni tipo (tra cui il Giganotosauro, frutto di strani incroci), 'Dominion' si sviluppa in parallelo lungo queste linee narrative che poi vanno a intrecciarsi nelle suggestive cornici di una Malta, esotico snodo di traffici illegali; e di un glaciale paesaggio dolomitico, sede di un' oasi protetta e di un avveniristico laboratorio creato dal cattivo di turno. Si tratta di un multimiliardario travestito da guru dell'High Tech: fa nome Dodgson, è una vecchia conoscenza e non è la sola. Il copione infatti reintroduce i protagonisti originari, ovvero il paleontologo Grant, la dottoressa Sattler e il sulfureo Malcom, teorizzatore della legge del caos. Ritrovare in piena forma Sam Neil, Laura Dern e Jeff Goldblum è un indubbio piacere; e la fitta trama di citazioni di cui è imbastito il film - inquadrature ritagliate tali e quali, nonché oggetti feticcio come il cappello all'Indiana Jones di Grant e la finta bomboletta di crema da barba di Dodgson - sarà fonte di delizia per i fan della saga. Salvo il fatto che il tutto induce a paragoni in chiave di nostalgia a favore del mitico Jurassic Park 1993. Non per colpa di Chris Pratt e Bryce Dallas Howard, che sono interpreti deliziosi; ma per via di una pellicola che si dipana fra avventura, fantasy, spionistico senza riuscire a imboccare una strada decisa. Co-sceneggiatore dell' intera trilogia World e già regista del primo episodio, Colin Trevorrow dirige di mestiere il capitolo conclusivo, assicurando al pubblico un prodotto spettacolare, ecologicamente corretto (...) e senz' altro divertente nel suo registro vintage. Ma mai davvero appassionante; e privo, va da sé, dell'inconfondibile tocco spielberghiano. (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 02 maggio 2022)

"Il problema è che non basta rimettere alla guida Colin Trevorrow (...) e sperare nelle invenzioni del cosceneggiatore Derek Connolly: le idee sono sempre quelle ¿ l'incapacità dell'uomo di fermarsi in tempo di fronte alle possibilità offerte dalla scienza (genetica in questo caso) e di riconoscere i propri errori ¿ e allora l'unica trovata è dare tutte le colpe al solito avido capitalista disposto a passare sulle teste dell'umanità per i propri scopi. (...) Il problema è che tutto è chiaro e evidente da subito: chi sono i cattivi e chi i buoni (le cui schiere aumentano quasi ad ogni scena, con qualche sorprendente voltafaccia o scontato riposizionamento) e allora per iniettare in una trama già vista qualcosa di nuovo, non si è trovato di meglio che rubacchiare a destra e a manca. (...) Insomma, novità davvero poche mentre tutto sembra essere giocato sull'effetto nostalgia, quello di ritrovare vecchi amici e soprattutto vecchie situazioni (immancabile lo sguardo impaurito attraverso una finestra o un buco da cui spuntano le zanne del carnivoro di turno). C'è persino l'inevitabile scontro finale tra il caro vecchio Tirannosaurus Rex e un inedito Giganotosaurus, il «carnivoro più feroce di sempre» che dovrebbe funzionare da ciliegina su una torta fatta solo di straordinari effetti digitali, ormai arrivati a una perfezione tale da non sorprendere nemmeno più. E proprio la mancanza di sorprese finisce per essere il difetto principale di questa sesta avventura giurassica, compreso l'inevitabile messaggio sul dovere dell'uomo di imparare a vivere con tutte le specie animali. Dinosauri compresi." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 02 giugno 2022)
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