Jupiter - Il Destino dell'Universo

Jupiter Ascending

USA - 2014
1/5
Jupiter - Il Destino dell'Universo
Quando Jupiter Jones è nata, i segni hanno predetto per lei un grande destino. Divenuta adulta, però, Jupiter si ritrova nella fredda realtà di un lavoro come donna delle pulizie. Tuttavia, quando sulla Terra arriva Caine, un misterioso cacciatore incaricato di rintracciarla, Jupiter viene a sapere che, geneticamente, lei è la prossima in linea per una eredità straordinaria che potrebbe alterare l'equilibrio del cosmo...
  • Durata: 123'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASCIENZA
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA, ARRIRAW
  • Produzione: ANDY WACHOWSKI, LANA WACHOWSKI, GRANT HILL PER VILLAGE ROADSHOW PICTURES, WARNER BROS.
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA
  • Data uscita 5 Febbraio 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
I Wachowski, chi erano costoro? Ce lo chiediamo non perché Larry sia diventato Lana – Andy è sempre Andy, ‘na garanzia… – ma dal momento che il nuovo Jupiter Ascending, come già il precedente Cloud Atlas, sono solo pallida eco dei registi che furono, dei demiurghi che hanno inserito nella Storia del cinema la trilogia Matrix.


Tutto finito, la regressione autoriale, l’involuzione poetico-stilistica sono oggi l’unico precipitato sul grande schermo degli ex Wachowski Bros. Poveri loro, soprattutto, poveri noi, costretti a sorbirci le balle spaziali di Jupiter, il passo a  due sghembo e zoppo della principessa eponima (Mila Kunis, al minimo sindacale) e l’ex militare palestrato e anabolizzato Caine (Channing Tatum, un tanto al chilo) uniti dal destino cosmico, dalle sorti non magnifiche e regressive di un Universo che faticiahimoa comprendere, meglio, che non vogliamo, tanto è poco interessante. Loro due contro il terzetto fratello-fratello-sorella Abrasax, che da una galassia lontana lontana comandano sulla Terra, ridotta a magazzino di pezzi di ricambio – sì, noi umani.


Ebbene, per due ore e rotti (non ci riferiamo ai minuti) Jupiter - Il destino dell'universo è tutto uno stracco dipanarsi di combattimenti caciaroni, trame orbitanti nel nonsense, ellissi narrative da buco nero e, ancora, disinteresse plenario. Nulla da salvare, proprio nulla, tranne un sintomatico scambio di battute, questo: Caine: “Sua Maestà, ho più cose in comune con un cane che con lei” – Jupiter: “Amo i cani, li ho sempre amati”. E toelettatura sia…

CRITICA

"(...) pronti via (125') coi trucchi, i mostri, la schiuma pop, i voli interplanetari fra grattacieli di banche svizzere (UBS), inseguendo un copione che mette dentro di tutto, senza badarci, cercando la saga per giovinetti: trionfo di noia e ridicolo, nonostante gli sforzi di Mila Kunis. Lo script originale era di 600 pagine: grazie per il mini condono." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 5 febbraio 2015)

"'Jupiter - Il destino dell'universo' coniuga la space-opera alla 'Star Wars' con molti elementi fiabeschi: la dinastia regale, una protagonista che ricorda Cenerentola, il valoroso cavaliere che la difende... Quanto ai personaggi, le referenze sono evidenti in tutto un bestiario che comprende giganteschi sauri alati, omìni-larva dalla grossa testa, guardie in tuta di cuoio nero (tipo 'Dune'), un pilota a forma di elefante e un eroe dalle orecchie simili a quelle dello Spock di 'Star Trek'. Decisi a immergerci in questo nuovo universo, nella prima parte i Wachowski sommergono lo spettatore con una valanga di informazioni visive esagerata, un patchwork di materiali dove è difficile non smarrirsi. E anche in seguito gli stimoli si moltiplicano, includendo perfino una scena satirica di burocrazia spaziale che omaggia 'Brazil' e nella quale fa un cameo il regista Terry Gilliam. In tutto ciò, quel che manca è un nuovo apporto all'immaginario fantascientifico del cinema; il che non significa che il film non sia divertente, ma che gli sarà difficile lasciare una traccia nella storia del genere. In un blockbuster così, il vero protagonista è il production design, che cerca (non sempre trovandola) la sua esaltazione nel 3D e precipita ogni tre per due i personaggi da altezze vertiginose, li fa bersagliare da raggi spaziali (sempre a vuoto), li caccia in mezzo a esplosioni e quant'altro. Fortuna che la funzione degli attori è limitata, perché Mila Kunis appare perennemente spaesata (e non solo per le vicende che capitano al suo personaggio), Channing Tatum è una specie di 'alifusto' dei tempi di 'Barbarella' preoccupato soprattutto di mostrare il torace; Eddie Redmayne e i suoi parenti sono cattivi da operetta. Per tacere dell'imbarazzante famiglia russa di Jupiter (...). Incalzante la partitura musicale di Michael Giacchino, che si unisce agli inseguimenti tra grattacieli e alle battaglie spaziali creando un certo effetto ipnotico." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 5 febbraio 2015)

"Come plot siamo dalle parti di 'Guerre stellari', a livello di immagini del profondo spazio avvertiamo l'influenza dei recenti 'Gravity' 'e Interstellar', mentre le principesche dimore sparse qua e là nei lontani pianeti hanno la lussuosa, gotica imponenza delle mitiche dimore di un Thor o dei sovrani delle saghe tolkieniane. Ancora una volta i Wachowski non smentiscono la loro fama di suggestivi, visionari impaginatori, ma al contempo ribadiscono la loro incapacità a imbastire una storia che sia, se non sensata, almeno avvincente. Dopo 'Matrix' (il primo capitolo), che ha rivoluzionato il genere fantascientifico, i due fratelli non sono più riusciti a convincere fino in fondo. Qui a dispetto della presenza di interpreti di livello (...) non c'è personaggio che desti particolare interesse. Mila Kunis/Jupiter è un'eroina di limitato carisma, l'avvenenza di Channing Tatum è un poco sacrificata dalle orecchie a punta e la barbetta caprina da licatante, nonché da un paio di ali a rischio di ridicolo che spuntano nel finale. Quanto ad avanzare una lettura ideologica del film, equiparando al Capitale succhia-sangue una dinastia reale che si garantisce eterna giovinezza «mietendo» vite umane, ci sembra esercizio peregrino." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 5 febbraio 2015)

"I fratelli Andy e Lana (ex Larry, prima del cambiamento di sesso) Wachowski erano molto avveniristici, cupi e seriosi ai tempi di 'Matrix'. Ora sono diventati gioiosamente retrò realizzando una fantascienza tra il marziale e il demenziale figlia di 'Dune' (la casata nobiliare vuole sfruttare tutta la fonte energetica di un pianeta), dei primi garruli 'Guerre stellari' senza dimenticare 'Balle spaziali' di Mel Brooks. Il tono comico è volontario (...) così come la divertente apparizione di Terry Gilliam nei panni di un buffo burocrate in omaggio al suo capolavoro distopico 'Brazil'. Peccato che poi arrivino tediosi combattimenti spaziali, prevedibili colpi di scena, grossolani effetti speciali (il 3d è inutile) e il povero Eddie Redmayne (...) costretto a recitare la parte del cattivo con stile più enfatico della Gloria Swanson di 'Viale del tramonto'. La Kunis, infine, è pessima. Mai un guizzo, mai una luce divertita nei suoi occhi. Perché costruire una commedia per poi dirigere le tue star come se fossero in un brutto drammone? Terzo probabile flop consecutivo per i Wachowski dopo 'Speed Racer' e' Cloud Atlas'. 'Matrix', ormai, è un lontano ricordo." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 5 febbraio 2015)

"Piacerà a chi ai tempi di 'Matrix' era pronto a scommettere che i Wachowski sarebbero stati le superstelle del nuovo secolo e hanno visto i motivi di adorazione ridotti al lumicino dopo il pretenzioso 'Cloud Atlas'. 'Jupiter' non è film epocale, ma decisamente rinfranca i fan." (Giorgio Carbone, 'Libero', 5 febbraio 2015)

"(...) tante immagini in libertà e una colonna sonora da incubo. Arduo quindi dire se l'emicrania dello spettatore sia dovuta al frastuono o ai (vani) tentativi di capirci qualcosa." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 5 febbraio 2015)

"Sono tornati, fratello Andy e sorella Lana, per assestare un altro duro colpo alla memoria del 'Matrix' uno e trino che fu: dopo 'Cloud Atlas', si va ancora più giù, nonostante il titolo paradossale 'Jupiter Ascending'. (...) non si salva nulla, i combattimenti sono imbelli, trame e sottotrame confuse, il disinteresse plenario. Eppure, a parte il doppiaggio da irrealismo socialista (vedi la famiglia russa di Jupiter), non mancano i lati positivi: l'incipit 'back in the days' è sincera spia del brutto che arriverà e c'è uno scambio di battute da Guinness cinofilo: «Sua Maestà, ho più cose in comune con un cane che con lei» - «Amo i cani, li ho sempre amati». Mordace." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 5 febbraio 2015)

"Difficile capire se per disegno o per vicissitudini di postproduzione, la trama è contorta, non sempre comprensibile e fortunatamente non troppo importante in questa soap opera spaziale il cui obbiettivo è quello di portare lo spettatore in un sontuoso universo parallelo, in cui - in una moltitudine di sfumature d'oro, ambra e fuoco- si combinano lo skyline di Chicago, l'antico Egitto, il museo Gehry di Bilbao, dei dentuti lucertoloni in livrea e Eddie Redmayne (Balem, il peggiore degli Abrasax) sull'orlo della crisi di nervi. Su questi sfondi, Jupiter passa di mano in mano, e di pericolo in pericolo - come un'eroina dei serial anni '30. (...) Più operistica (Wagner è la loro cifra) e pittorica che interessata alla tecnologia, la sci-fi dei Wachowski ha sempre avuto ambizioni politico/filosofiche, che però in 'Jupiter' si perdono presto nei buchi neri della narrazione - nella spietata corsa al potere di Balem intravediamo una critica alle pratiche darwiniane del capitalismo; un inaspettato detour di Jupiter nella burocrazia spaziale è Kafka rivisto dal Terry Gillian di 'Brazil' (il regista ha infatti un cameo nel film); l'ossessione per la purezza della stirpe ci riporta al nazismo... Ma manca il collante perché queste idee abbiano risonanza. Ci rimane un film confuso, un po' noioso, spesso bello da guardare (i Wachowski hanno comunque più intuito per l'azione di Christopher Nolan) , una love story (tra Jupiter e Caine) su pattini dominata da vorticose cadute dall'alto verso il basso. L'idea di sfruttare molto il movimento verticale, hanno spiegato i fratelli in alcune interviste, viene dai grattacieli di Chicago (città in cui sono nati). Ma è anche - dicono ancora- una rappresentazione letterale dell'innamoramento (dall'inglese 'falling in love', cadere innamorati). Bella idea, peccato che non la trasmetta il film." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 6 febbraio 2015)

"Astronavi fulminee, pianeti ai limiti dell'universo, interminabili battaglie e un cavaliere errante (Tatum). Cult, ma anche stracult. In fondo hanno fatto centro completo una sola volta: 'Matrix', il primo (ma non era male l'esordio 'Bound'). Dei fratelli Wachowski ormai si può dire: sogni giganteschi, realtà noiosa. I sogni sono nello slancio di un'immaginazione visiva originale, sorprendente. La realtà è la materia delle storie, sempre o troppo complicate o troppo disturbate dal sogno. Anche qui." (Silvio Danese', 'Nazione - Carlino - Giorno', 6 febbraio 2015)

"Al grido di «troppo non è mai abbastanza» i due fratelli Wachowsld (rinomati per la saga di «Matrix»), si lanciano in una nuova impresa fantascientifica mescolando la tragedia classica con la fantascienza e citando a man bassa (da «Alien» a «Brazil», passando per il loro «Cloud Atlas» a «Ritorno al futuro») con sprezzo del pericolo e a rischio saturazione. Buttando là alcuni temi che si rincorrono lungo tutto il film, come quello della razza umana destinata ad essere semplicemente un serbatoio di Dna per la razza aliena (...). In realtà il film è un po' un guazzabuglio dove predominano, ovviamente (e non potrebbe essere altrimenti), gli effetti speciali digitali che per quanto raffinati e stupefacenti, frastornano lo spettatore che si trova al centro di una specie di videogioco senza la possibilità di agire sui comandi." (Andrea Framborosi, 'L'Eco di Bergamo', 12 febbraio 2015)
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