Jumper - Senza confini

Jumper

USA - 2008
Jumper - Senza confini
Il giovane David Rice scopre di avere uno straordinario potere. A causa di un'anomalia genetica, infatti, il ragazzo ha la facoltà di infrangere le barriere spazio/temporali teletrasportandosi in luoghi diversi. La sua nuova condizione gli permetterà di vedere luoghi a lui sconosciuti e incontrare nuovi amici, ma allo stesso tempo si troverà a combattere una guerra in atto da secoli con un gruppo di atavici nemici che hanno giurato di distruggere tutte le persone che hanno lo stesso potere di David...
  • Durata: 90'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, FANTASCIENZA, THRILLER, AVVENTURA
  • Specifiche tecniche: PANAVISION, 35MM (1:2.35)
  • Tratto da: romanzo omonimo di Steven Gould
  • Produzione: TWENTIETH CENTURY-FOX FILM CORPORATION, NEW REGENCY PICTURES, CREATED BY
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX ITALIA, DVD E BLU-RAY: 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT (2008)
  • Data uscita 29 Febbraio 2008

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone
Si può saltare in qualsiasi posto visibile. Si può saltare in qualsiasi posto che si è visto in passato. Sono le due regole fondamentali del "teletrasporto" dei Jumper. Individui comuni all'apparenza, capaci di straordinarie sparizioni all'occorrenza. Dalla sfinge al Colosseo, dall'Australia all'Himalaya. In un attimo. Individui come David Rice (più divertito che divertente Hayden Christensen), adolescente nel ghetto (i genitori non ci sono, i compagni sì, ma per menarlo) beato ventunenne col dono del salto (spaziale). Praticamente illimitati. Ma quando David scopre un altro allegro giramondo come lui, Griffin (Jamie Bell, l'ex ballerino in erba di Billy Elliot), apre gli occhi: la felicità della sua stirpe finisce quando incomincia quella dei paladini, una setta di fanatici (capeggiati da Samuel L. Jackson in tinta iridata) impegnati da secoli nel loro sterminio...I presupposti per fare di questo prodotto un action movie "sui generis" non mancavano. Primo: la veste iconografica. Packaging futurama e cine-nostalgia, mirabilia digitali e trucchi tradizionali: lo sguardo è all'indietro, fotorealismo e sci-fi a figura umana intera. Secondo: libertà creativa. Come nel caso di Matrix, anche qui non ci sono comics sorgente (Marvel, Dc) o paletti di trasposizione. Lo script è tratto da una misconosciuta novel di fantascienza di tale Steven Gould. Terzo: il contrappasso ideologico. Uno sbracato disimpegno aleggia nell'opinione pubblica americana? Ecco a voi un supereroe ai minima moralia: veste alla moda, flirta alla grande, tracanna boccali di birra e pensa solo a sè stesso. Peccato che dei tre presupposti, regista (Doug Liman) e sceneggiatori (David S. Goyer, Jim Uhls e Simon Kinberg) abbiano animo di sviluppare solo (e in parte) il primo. Dopo una prima mezz'ora di puro divertimento -  giocata sui desideri di ubiquità dello spettatore e sulla natura edonistica del potere - l'intreccio vira su routinarie baruffe, fanciulle in pericolo e solitudini esistenziali: in poche parole, il cul de sac dei cine-fumetti degli ultimi anni. Naturalmente psicologie a somma zero e deboli asterischi al politico (lo sfaldarsi della retorica americana, la crisi dell' interventismo, i pruriti messianici). Finale telefonato: fracasso sonoro, effetti (speciali) in esubero e via alla successione (prevista una trilogia). Una narrazione per buchi, premesse e questioni irrisolte che puntellano il film come fosse "il pilota" di una fiction seriale. E rafforzano il ragionevole dubbio che di questo in fondo si tratti. 

CRITICA

"Il sogno fantascientifico-turistico reso thriller non produce effetti perché la fattura è fiacca, il dialogo inesistente, gli attori bellini ma da spot, le traiettorie narrative son banali e la sosta a Roma, come sempre, è il peggio. La velocità del pensiero non aiuta il divertimento che s'esaurisce in fretta e non sfrutta la trovata da effetti speciali. Alla base ci sono ben tre volumi e si teme quindi una trilogia che appassionerà forse i giocatori di videogame, dato che il fantasy vorrebbe mixare di tutto e di più, da 'Matrix' agli 'X Men'". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 29 febbraio 2008)

"Fortuna che nel film dell'adrenalinico Doug Liman (quello di 'The Bourne Identity') ci sia chi gli ricordi che ogni azione ha delle conseguenze. Così il personaggio dell'agente dei Paladini , sterminatore dei Saltatori, non è poi così negativo come lo si vuole far apparire." (Pedro Armocida, 'Il Giornale', 14 marzo 2008)
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