John Wick

CANADA, CINA, USA - 2014
John Wick
Dopo l'improvvisa morte della moglie, John Wick riceve da lei un ultimo regalo: un cucciolo di beagle accompagnato da un biglietto che lo esorta a non dimenticare mai come si fa ad amare. Il profondo dolore di John, però, viene interrotto quando la sua auto, una Boss Mustang del 1969, attira l'attenzione del sadico malvivente Iosef Tarasof che, nonostante il rifiuto di John, insieme ai suoi tirapiedi irrompe in casa dell'uomo per prendersi l'auto con la violenza. Il gesto della banda scatenerà quindi il risveglio di uno dei più crudeli assassini che la malavita abbia mai conosciuto: John, infatti, è stato a lungo un leggendario e feroce killer di New York, che lavorava per il padre di Iosef, il boss Viggo Tasarov. E la sua ricerca di vendetta rimetterà in moto la spietata macchina di morte che il mondo della criminalità una volta temeva...
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA M/ARRI ALEXA XT, ARRIRAW (2.8K)/(4K)/HAWK SCOPE, 35 MM/D-CINEMA (1: 2.35)
  • Produzione: BASIL IWANYK, DAVID LEITCH, EVA LONGORIA, CHAD STAHELSKI, MIKE WITHERILL PER SUMMIT ENTERTAINMENT E THUNDER ROAD IN COLLABORAZIONE CON 87ELEVEN PRODUCTIONS E MJW FILMS IN COLLABORAZIONE CON DEFYNITE FILMS
  • Distribuzione: M2 PICTURES
  • Data uscita 22 Gennaio 2015

TRAILER

CRITICA

"Siamo in pieno B movie, ma senza presunzioni virgolettate, gli attori non hanno volto e se ce l'hanno, come Keanu Reeves, lo tengono decisamente nascosto, i luoghi sono oscuri, i moventi elementari, la vendetta puntuale e la grafica elementare. Il disinteresse regna totale e la regia di Chad Stahelski e David Leitch (si sono messi addirittura in due a dirigere) sta alle calcagna dell'esecrabile stile da videogame che andrebbe perseguito per legge cinefila, facendo il verso al cinema truce orientale, come un telefilm dalla miccia scarica." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 22 gennaio 2015)

"Più che eclettico, Keanu è un attore bipolare. Per Bertolucci è stato Siddharta nel 'Piccolo Buddha'; ma da 'Point Break' alla trilogia 'Matrix' la sua vera vocazione è quella dell'ammazzasette. Qui la realizza in pieno. Vestito a festa (rigorosamente in nero), passa tra una pallottola e l'altra più invulnerabile di un supereroe. Poiché sa che vincerà comunque, non è mai turbato: il che si traduce in espressioni facciali al minimo sindacale." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 22 gennaio 2015)

"«It's personal». Come un vecchio film di kung fu, un vigilante movie o un poliziottesco, c'è poco altro da sapere. Il revenge movie è fatto così: svegli il cane che dorme e le becchi di santa ragione. (...) Ci si accomoda in poltrona, s'innesta il pilota automatico e si va. Vero. Il Keanu Reeves post-Matrix ha faticato e fatica ancora a mantenere il profilo alto da superstar che i Wachowski gli hanno cucito su misura con la trilogia della rete. Se '47 Ronin' è un disastro, 'Man of Tai-chi' è un vero e proprio «chi l'ha visto?». Motivo per cui da 'John Wick' non è che ci si aspettasse grandi cose (ma il trailer con i Sonics lasciava ben sperare). E forse è per questo motivo che non dispiace affatto (...). II tutto, infatti, è così rigorosamente «tongue in cheek» (ossia volontariamente autoironico) da offrire l'impressione di essere tornati ai tempi del film d'azione firmati dai registi delle seconde unità. (...) 'John Wick' è una serie di set-piece estremamente impressionanti messi in scena da Chad Chahelski (controfigura di Reeves per 'Matrix') e da David Leitch, cascatore, attore e regista, appunto, di seconde unità. Ora: si può senz'altro obiettare che di action-movie ultra stilizzati e ultra violenti post-John Woo è pieno il mondo. E si può anche aggiungere che non c'era proprio urgenza di averne un altro. Eppure la fattura spettacolare di 'John Wick' è tale che l'appassionato di cinema d'azione può permettersi d'essere indulgente senza commettere un crimine estetico troppo grave. Vero, anche, che di acrobazie coreografiche all'odore di cordite, ne abbiamo viste a dismisura, ma come capita come i generi popolari non conta tanto la ripetizione quanto il grado d'intensità con la quale si riprocessa il tutto. (...) Considerato che in questo genere di film il cast è tutto o quasi, e se Reeves è modestamente onesto nel rifare se stesso, sono i volti comprimari (Leguizamo, Dafoe, McShane, Reddick) che speziano una ricetta ben nota." (Giona A. Nazzaro, 'Il Manifesto', 22 gennaio 2015)

"Forse Reeves non ha mai ucciso così tante persone come in questo divertente film di serie B. (...) Dopo il cinquantenne Tom Cruise e i sessantenni Washington e Liam Neeson, Reeves è l'ennesima star 'vecchietta' ancora letale. I registi vengono dal mondo delle controfigure. Ecco perché coreografie e sparatorie sono perfette." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 22 gennaio 2015)

"Piacerà. Nonostante due notevoli handicap di partenza. Primo, la trama. Che nuovissima non è. (...) Secondo, pregiudizio a sfavore del protagonista, Keanu Reeves. Che non è precisamente una garanzia come Bruce Willis o Sylvester Stallone. Keanu, da parecchi anni, è personaggio in cerca d'autore, meglio di film di successo. (...) Bene, fan del cinema d'azione. Scavalcate senza indugio le cattive premesse, e godetevi il 'John Wick' perché a parer nostro è tra i migliori action-movies degli ultimi anni. E non solo perché ha scene di combattimento che valgono quelle dei film migliori di John Woo (e niente artifici in digitale, gli stunt-men rischiano veramente il collo). E non solo perché il ventre di New York è allucinato e tenebroso come da tempo non vedevamo. Pur essendo scritto da un quasi sconosciuto (Derek Kolstad al suo terzo film) lo scenario è variegato e pittoresco come nei classici di John Huston e Raoul Walsh. Azzeccato il «cattivo» (Viggo) colla faccia da buono di Michael Nikvist (l'eroe di 'Uomini che odiano le donne'). E azzeccatissimi i personaggi di contorno affidati ai sempre benvenuti Willem Dafoe, Ian McShane, Jason Isaac e John Leguizamo." (Giorgio Carbone, 'Libero', 22 gennaio 2015)

"Non li uccide proprio tutti lui, ma settantacinque cadaveri sono un bottino degno di Stallone o Schwarzy dei tempi andati. (...) Oddio, non si può certo definire un capolavoro, ma di adrenalina ce n'è in abbondanza e lo stagionato Keanu Reaves ha il faccino giusto per il personaggio." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 22 gennaio 2015)
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