Je suis un soldat

FRANCIA - 2015
1,5/5
Je suis un soldat
Sandrine ha trent'anni ed è costretta a tornare a casa, nella piccola Roubaix, per vivere con la madre. Non avendo un lavoro accetta di aiutare lo zio in un canile. Scopre così che si tratta di una copertura per un traffico di cani che va dall'Europa all'estremo Est. Sandrine trova il modo di farsi rispettare in un mondo dominato solo dagli uomini e cerca di guadagnare i soldi che potrebbero garantirle la libertà e l'indipendenza. ma a volte anche i bravi soldati smettono di rispettare gli ordini.
  • Altri titoli:
    I Am a Soldier
  • Durata: 97'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: (1:1.85)
  • Produzione: MON VOISIN PRODUCTIONS IN COPRODUZIONE CON SAGA FILM, UMEDIA IN ASSOCIAZIONE UFUND

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

Le conseguenze del lavoro investono temi e forme del cinema francese qui a Cannes.

Dopo La loi du marché di Brizè, tocca a Je suis un soldat di Laurent Lariviere gettare uno sguardo sulla crisi, ma il risultato è di gran lunga inferiore. Peccato, perchè le premesse erano interessanti, con un’attenzione particolare verso la disoccupazione giovanile, perdipiù di genere rosa e con una divagazione sulle attività clandestine che fioriscono nella palude della recessione.

Interpretata dall’affascinante Louise Bourgoin, la protagonista del film, Sandrine, a 30 anni è costretta a tornare al nido materno perché non lavora e non è in grado di mantenersi. Dalla grande città al piccolo paesino di provincia ai confini del Belgio, con la vergogna di chi non è riuscito a farcela. La famiglia di Sandrine la riaccoglie senza troppi problemi, ma Sandrine dovrà lavorare per partecipare alle spese. Accetta così di mettersi alle dipendenze dello zio, che è nel business dei cani.

E qui inizia un altro film, che esplora il mondo del commercio clandestino, un mercato dove la nostra eroina prima vuole entrare con tutti i due piedi e poi uscirne senza disturbare nessuno. Le cose si mettono male per lei e male anche per noi, che non ci raccapezziamo più tra indicazioni contraddittorie, colpi di scena più o meno plausibili e soluzioni risibili.

In sintesi, Je suis un soldat non sa dove andare. Inizia una guerra e ne conclude un’altra, cambiando troppo spesso divisa: divagazione sociale, diario di formazione, melo familiare, thriller animalista.

Al netto delle pecche di sceneggiatura, difetta di stile e il naturalismo della messa in scena è di straordinaria banalità. Proprio non ci siamo.

 

 

 

 

 

 

 

NOTE

- REALIZZATO CON IL SUPPORTO DI: EURIMAGES IN ASSOCIAZIONE CON MANON 5 E SOFICINÉMA 11, CANAL +, CINÉ+, TV5MONDE, CENTRE NATIONAL DU CINÉMA ET DE L'IMAGE ANIMÉE.

- IN CONCORSO AL 68. FESTIVAL DI CANNES (2015) NELLA SEZIONE 'UN CERTAIN REGARD'.
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